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LA BAD BANK CHE VERRA’, OVVERO COME REGALARE SOLDI PUBBLICI A BANCHE IN CRISI (di Paolo Cardenà)

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Pubblichiamo da Vincitori e Vinti di Paolo Cardenà
Ultimamente pare che Visco (il Governatore di Bankitalia) sia afflitto da qualche preoccupazione. Lui conosce benissimo la situazione di molte banche italiane (o, meglio, dovrebbe), e,quindi, un giorno si e l’altro pure, pare sia molto impegnato a dispensare pillole di saggezza e suggerimenti. Quindici giorni fa aveva affermato che i clienti delle banche devono essere informati sul fatto potrebbero contribuire al salvataggio delle banche in crisi “(lo abbiamo detto QUI). Affermazione forte e assai irrituale, per chi riveste simili posizioni, e che dovrebbe  indurre a qualche riflessione.
L’altro giorno, intervenendo all’Assemblea della Banca d’Italia, ha ribadito:

L’attivazione di una bad bank aiuterebbe la ripartenza del mercato del credito. Il giudizio è del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che per questo auspica sia «rapida e costruttiva» la discussione sul tema in corso tra autorità italiane ed europee. Il sistema bancario «è provato dalla lunga recessione», ha sottolineato il Governatore. I crediti a rischio a fine 2014 sono triplicati rispetto al 2008, prima della crisi. Il Governatore ha ricordato i numeri del fenomeno: 200 miliardi di crediti in sofferenza, ai quali vanno aggiunti i 150 miliardi di altri crediti deteriorati per un totale di circa il 18% degli impieghi rispetto al 6% prima della crisi. Un fardello , ha detto il numero uno di palazzo Koch, che crea «un vincolo all’erogazione di nuovi prestiti». Per questo Visco torna a ribadire la necessità di un mercato secondario dei crediti deteriorati «anche con il concorso del settore pubblico; stiamo collaborando con il Governo a disegnarle, nel rispetto della disciplina degli aiuti di Stato. È in corso sul tema una discussione con le autorità europee che auspichiamo sia rapida e costruttiva». Fonte: Il Sole 24 Ore
Quindi, scopo della  Bad Bank sarebbe quello di liberare (con i soldi pubblici, o con garanzie pubbliche) le banche italiane dai crediti problematici, perché -dicono- in questo modo si aiuterebbe la ripartenza del credito. Questa è una visione (quella di aiutare la ripartenza del credito) in versione po’ romantica delle finalità della Bad Bank, cioè è quella motivazione che può essere data in pasto all’opinione pubblica, idonea a giustificare l’intervento pubblico. Ma le cose non stanno esattamente in questi termini, o, meglio, non del tutto in questi termini. Perché, se esistono dei crediti problematici in capo alle banche, esistono anche debitori problematici che non hanno potuto onorare gli impegni alle rispettive scadenze. In altre parole, come abbiamo detto in altri articoli, la crisi ha prodotto qualche milione di soggetti insolventi, o soggetti ai quali è preclusa ogni possibilità di accedere al credito. Ora, ammettiamo anche che liberare le banche dai crediti problematici possa costituire condizione necessaria per far ripartire il credito, perlomeno dal lato dell’offerta; ma la domanda che sorge spontanea è la seguente: una volta liberate le condutture intasate delle banche che impediscono la concessione di crediti, a chi dovrebbe essere concessi prestiti e finanziamenti se esistono qualche milione  di soggetti che non hanno  la possibilità di accedere al credito per via delle varie segnalazioni alla centrali rischi ecc ecc? Ecco quindi che, risolvere la questione solo dal lato dell’offerta e rimanere nell’inerzia dal lato della domanda, rischia di far apparire la creazione di una bad bank come un salvataggio del sistema bancario, pagato dai contribuenti. E i dubbi sono più di uno.
Per prima cosa non si comprende la necessità di costituire un veicolo societario (con soldi anche pubblici o con garanzie pubbliche) che abbia la finalità di comprare crediti problematici delle banche, posto il fatto che, sul mercato, esistono già soluzioni del genere e società specializzate nei NPL (Non performing loans). Quindi,  per quale motivo dover (eventualmente) scomodare il contribuente con la creazione di una banca o di un veicolo societario che dovrebbe acquistare crediti, quando questa soluzione esiste già sul mercato ed è stata già praticata da alcune  banche più grandi che hanno già ceduto alcuni pacchetti di crediti? Rispondere a questa domanda è cosa assai semplice e  la risposta è possibile trovarla proprio  nei prezzi di cessione dei crediti, oltre che nella necessità di correre in soccorso a quelle banche di medie e piccole dimensioni che navigano in una situazione assai più incerta. Perché se si optasse per una soluzione già esistente sul mercato, il prezzo di cessione dei crediti, verosimilmente, sarebbe quello di mercato, che tiene conto delle possibilità di realizzo del credito ceduto, prevalentemente assai scarse, dato che nella maggior parte dei casi si tratterebbero di crediti riferiti ad imprese non assistiti da garanzie reali . A questo punto, se i prezzi della cessione dei crediti risultassero inferiori al valore netto di bilancio, la banche cedenti imbarcherebbero ulteriori  minusvalenze che finirebbero per pesare sul capitale.
Visto che è sempre valido il detto secondo il quale pensare male si commette peccato ma tante volte ci si azzecca, il sospetto (che sospetto non è) è proprio quello che, attuando una soluzione di mercato, si potrebbe scoprire che le banche hanno effettuato degliaccantonamenti un po’ troppo parsimoniosi  rispetto alle reali  possibilità di recupero dei crediti. E sarebbe un bel problema, dover scoprire quanta polvere si nasconde ancora sotto i tappeti. Cedere crediti valutati in bilancio a prezzi superiori rispetto a quelli di cessione, produrrebbe delle ulteriori perdite che non potrebbero essere coperte da utili operativi, perché  ancora ridotti.
Contrariamente, con la bad bank pubblica o semi-pubblica che sia, oltre a destinare qualche poltrona agli amici, agli amici degli amici e agli amici della compagna di secondo, terzo e quarto letto di qualcuno, si potrebbe essere un po’ più “generosi” nel prezzo di acquisto di crediti tossici, e quindi si potrebbe evitare di fare emergere troppa polvere da sotto i tappeti. Polvere che, neanche a dirlo, presto o tardi verrebbe ingoiata dai contribuenti italiani, anche se lo stato dovesse limitarsi solamente a concedere una garanzia statale sui tali crediti o parte di essi.
Il perché è altrettanto semplice.
Una volta ceduti i crediti alla Bad Bank, essendo  assistiti almeno in parte da garanzia pubblica, è assai facile intuire che quando il rimborso del crediti si rivelerà difficile, o, nei casi più estremi, addirittura  impossibile, oppure di entità notevolmente inferiori ai prezzi pagati all’atto della cessione,  l’operazione produrrà delle perdite in capo alla bad bank. Perdite  per le quali verrà invocata la garanzia statale, al fine di coprire le perdite che si produrranno.

Semplice, no?!

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