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Il decollo verso il nulla: come l’Europa si è messa a terra da sola tra crisi del Jet Fuel, SAF ed ETS
L’Europa chiude le raffinerie e si affida all’Asia per il carburante aereo: tra sanzioni alla Russia e costi ETS, la sovranità nei cieli è a rischio, ma soprattutto per una nostra scelta.

Mentre i cieli mondiali tornano a riempirsi di scie bianche, con un traffico aereo che nel biennio 2023-2024 ha finalmente recuperato i volumi pre-pandemici, l’Occidente — e in particolare la “vecchia” Europa — si scopre nuda davanti a una colonna di distillazione. Il carburante per aviazione (il Jet A-1), una volta dato per scontato come l’aria, è diventato il simbolo plastico di un suicidio industriale programmato. Tra normative ambientali punitive, una raffinazione in fuga verso Oriente e l’illusione dei biocarburanti, il rischio non è solo di pagare biglietti carissimi, ma di trovarsi con i serbatoi vuoti proprio quando la geopolitica decide di presentare il conto.
La grande migrazione della raffinazione: Pechino al sorpasso Washington
Per decenni, il controllo della raffinazione è stato il termometro della potenza industriale. Nel 2000, USA, Europa e Giappone controllavano quasi la metà della capacità mondiale. Oggi, il baricentro si è spostato inesorabilmente verso l’Asia e il Medio Oriente.
Il 2023 è stato l’anno del sorpasso storico: la Cina ha raggiunto una capacità nominale di 18,48 milioni di barili al giorno (mb/d), superando i 18,42 mb/d degli Stati Uniti. Sebbene gli impianti americani restino più efficienti e “complessi” (grazie a un utilizzo intensivo delle raffinerie della Gulf Coast), il segnale è chiaro: la capacità di produrre carburante segue la crescita dei mercati emergenti e la volontà politica di Pechino di farsi hub globale.
Ecco come si distribuisce oggi (al 2025), il potere di trasformazione del greggio:
| Posizione | Paese | Quota Globale (%) | Note Strutturali |
| 1 | Cina | ~17,8% | Strategia di stato: mega-complessi petrolchimici e controllo delle quote di export. |
| 2 | Stati Uniti | ~18,8% (effettiva) | Alta complessità, ma logistica interna frenata da leggi obsolete (Jones Act). |
| 3 | India | ~6,8% | Il nuovo “raffinatore del mondo”, specializzato nel processare greggi pesanti. |
| 4 | Russia | ~6,0% | Capacità solida, ma isolata tecnologicamente dalle sanzioni occidentali. |
| 5 | Arabia Saudita | ~3,4% | Transizione da esportatore di greggio a gigante dei prodotti finiti. |
Quindi non è corretto affermare che, finito il carburante avio proveniente dal Golfo Arabo, non ce ne sia più: altri operatori lo producono, e in abbondanza. Il problema non è chi lo produce, ma chi NON lo produce più.
Il “Capolavoro” Europeo: ETS, SAF e la chiusura delle raffinerie
In questo scenario, l’Europa brilla per la sua assenza, o meglio, per la sua ritirata strategica. Il sistema di tassazione del carbonio (EU ETS) e le rigide normative ambientali hanno reso la raffinazione nel Vecchio Continente un’attività filantropica, più che economica. I costi di conformità sono talmente elevati da spingere i grandi gruppi alla chiusura o alla riconversione.
Entro il 2025, impianti storici come Grangemouth nel Regno Unito e Wesseling in Germania cesseranno le attività o passeranno alla produzione di biocarburanti. Il risultato? Un deficit strutturale di Jet Fuel che rende l’Europa un ostaggio logistico. Per tentare di lavarsi la coscienza (e rispettare i target climatici), Bruxelles punta tutto sui SAF (Sustainable Aviation Fuel). Peccato che la produzione di SAF sia ancora una frazione irrisoria della domanda, costosissima e dipendente da materie prime spesso importate proprio da quegli attori che stiamo cercando di evitare. È il paradosso di voler volare “verde” senza avere più le fabbriche per produrre nemmeno il combustibile “nero”.
La “Lavatrice” Indiana e il Realismo Geopolitico
Mentre l’Europa si impone vincoli morali, il resto del mondo gioca a scacchi. L’India è diventata il caso di studio perfetto dell’arbitraggio geopolitico post-2022. Grazie alle sanzioni sul greggio russo, Nuova Delhi acquista petrolio da Mosca a prezzi scontati, lo raffina nei suoi avanzatissimi impianti (come Jamnagar) e lo rivende sotto forma di Jet Fuel ed Euro-diesel proprio all’Europa.
Nel 2023, l’export indiano di distillati verso l’Europa è passato da 205 a 315 kb/d. In pratica, gli aerei europei volano grazie a petrolio russo “lavato” in India e certificato come conforme agli standard occidentali. Un giro immenso, costoso in termini di logistica (ton-miles), che arricchisce i raffinatori indiani e rende la nostra “indipendenza” energetica una barzelletta da circolo accademico.
Chi consuma il carburante avio?
Se questi sono i produttori, chi sono i consumatori? La seguente tabella, basata sui dati dei consumi giornalieri 2022-23 , ce ne dà un’idea, mostrando come esiste si una dicotomia, ma soprattutto a sfavore dell’Europa (dati EIA e Statistical Review of World Energy per il biennio 2022-2023.:
| Posizione | Paese | Consumo Stimato (kb/d) | Profilo della Domanda e Contesto Macroeconomico |
| 1 | Stati Uniti | 1.653 kb/d (2023) | Leader assoluto. Il mercato interno è trainato per circa l’85% dall’aviazione commerciale civile, con una residua componente di aviazione generale (8%) e militare (7%). La vastità territoriale rende i voli domestici essenziali e non sostituibili dal trasporto terrestre. |
| 2 | Cina | 828 kb/d (2023) | Il mercato più volatile. Nel 2023 ha registrato un rimbalzo del +74% a seguito dell’abolizione delle restrizioni pandemiche. La rapida urbanizzazione e la crescita della classe media alimentano un’impennata strutturale, sebbene l’economia complessiva mostri segni di rallentamento. |
| 3 | Giappone | 216 kb/d (2023) | Nonostante una popolazione in declino e una vasta rete ferroviaria ad alta velocità, il Giappone rimane un hub cruciale per le rotte aeree asiatiche e transpacifiche. |
| 4 | Russia | 212 kb/d (2022/2023) | Il consumo è sostenuto artificialmente dalla vastità geografica della federazione e dalla chiusura dello spazio aereo europeo, che costringe a voli interni o rotte molto più lunghe per raggiungere l’Asia e il Medio Oriente. |
| 5 | Regno Unito | 208 kb/d (2022) | L’aeroporto di Heathrow agisce da principale nodo di scambio tra il Nord America, l’Europa e l’Asia. La domanda britannica risente tuttavia di una debolezza macroeconomica post-Brexit e di pressioni ambientali. |
| 6 | Germania | 195 kb/d (2022) | Fortemente legata alla logistica merci globale (es. hub cargo DHL a Lipsia e Lufthansa Cargo a Francoforte). Ha risentito della contrazione della produzione industriale manifatturiera. |
| 7 | Emirati Arabi Uniti | 169 kb/d (2022) | Modello di puro hub (“super-connector”). Il consumo non è legato alla demografia domestica, ma al transito intercontinentale operato da compagnie statali (Emirates, Etihad) tra Oriente e Occidente. |
| 8 | Singapore | 146 kb/d (2022) | Identico paradigma degli EAU. Aeroporto di Changi come perno vitale del sud-est asiatico. Altissimo livello di consumo pro-capite esclusivamente per i voli internazionali. |
| 9 | Francia | 142 kb/d (2022) | Consumo storicamente forte, ma soggetto a recenti normative che vietano i voli nazionali brevi se coperti da treni ad alta velocità in meno di 2,5 ore, segnando un precedente per la riduzione volontaria della domanda in Europa. |
| 10 | India | 133 kb/d (2022) | Tasso di crescita tra i più alti al mondo, sostenuto dalla demografia in espansione e da ordini record di migliaia di nuovi aeromobili da parte di vettori come IndiGo e Air India. |
| 11 | Canada | 128 kb/d (2022) | Consumo legato alla geografia espansa e all’estesa integrazione economica transfrontaliera con gli Stati Uniti. |
| 12 | Corea del Sud | 136 kb/d (2023) | Elevata mobilità turistica verso l’Asia orientale e forte propensione all’export aereo per l’industria tecnologica avanzata (semiconduttori). |
Vulnerabilità Logistiche: Canali chiusi e serbatoi vuoti
La dipendenza dalle importazioni non è solo un problema di costi, ma di sicurezza. Il 2024 ha mostrato quanto sia fragile il sistema:
- Mar Rosso: Gli attacchi Houthi hanno costretto le petroliere cariche di carburante avio dal Medio Oriente a circumnavigare l’Africa. Risultato: due settimane di ritardo e noli alle stelle.
- Canale di Panama: Una siccità senza precedenti ha ridotto i transiti, bloccando i surplus della Gulf Coast verso il Pacifico.
Se eventi tutto sommato parziale sono riusciti a mettere in difficoltà il mercato nel 2023-24, possiamo immaginare cosa sta succedendo ora.
Prezzi fuori controllo
Infatti i prezzi del carburante avio stanno decollando verso le stelle, come indica chiaramente il sito IATA.
In generale il prezzo del carburante è arrivato ad essere 5 volte quello del 2000, ma, soprattutto è praticamente raddoppiato rispetto all’ultima settimana di febbraio, come possiamo vedere dalla seguente tabella:
Il grafico sottostante mostra l’andamento del prezzo, con il picco legato alla crisi in Medio Oriente.Vediamo come il picco appaia essere stato raggiunto, e ora la distruzione della domanda rischia di portare a una stabilizzazione, se non a un calo, dei prezzi.
La sovranità non si compra al mercato
Il carburante per aviazione non è un bene sostituibile nel breve periodo. La densità energetica necessaria per far volare un aereo di linea non si ottiene con le batterie, e nemmeno (per ora) con l’idrogeno. L’Europa ha scelto la strada della deindustrializzazione felice, delegando la produzione di un asset strategico a regimi autoritari o a competitor sistemici, convinta che basti una norma scritta a Bruxelles per garantire l’approvvigionamento.
Se non si inverte la rotta sulla protezione della capacità di raffinazione interna e non si mitiga il peso dei costi normativi (ETS), l’aviazione europea diventerà un bene di lusso estremo, servito da filiere lunghe, fragili e politicamente ricattabili. Keynes diceva che “nel lungo periodo siamo tutti morti”, ma continuando così, l‘industria aerea europea rischia di non arrivare nemmeno al dopocena.









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