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Iraq, si vedono le conseguenze del disgelo USA-Iran

Iraq oggi

La distensione fra USA ed Iran recentemente raggiunta grazie alla promessa di un accordo per il disarmo nucleare della repubblica degli Ayatollah è stato decantato come una vittoria della pace, mentre in realtà le sue conseguenze sono molto più incerte ed imprevedibili.

L’Iran è la potenza sciita del medio oriente, tradizionalmente opposta all’Arabia Saudita, potenza musulmano sunnita. Questa contrapposizione è evidente in tutto il contesto locale, dal Libano alla Siria, All’Iraq alla Penisola Arabica. Gli USA erano, ormai dagli anni ottanta, stabilmente allineati a favore dei sunniti, rappresentati dalle ricche monarchie del Golfo. Ora il sorgere di un potere estremistico sunnita, costituito dall’ISIS/Daesh nello scacchiere siriano – iracheno ha portato ad una maggiore complessità delle posizioni,in quanto gli americani si sono trovati a combattere fianco a fianco dei loro antagonisti sciiti, al governo in Iraq, contro gli estremisti sunniti dello stat islamico: infatti ricordiamo che la nascita del Califfato dell’ISIS è stata anche dovuta ai soprusi del governo sciita iracheno  nei confronti dei sunniti locali i quali hanno fatto quindi ben poco per opporsi agli estremisti, se non addirittura li hanno appoggiati direttamente. Del resto le forze che più efficacemente hanno appoggiato il governo di Baghdad sul fronte sud sono state le milizie sciite, molto più efficaci dell’esercito ufficiale iracheno. Queste milizie  ricevono aiuti diretti dal governo di Teheran, e spesso sono addestrate e comandate da ufficiali iraniani.

Ora il disgelo fra Washington e Teheran rende ancora più semplice l’intervento del fratello sciita in Iraq. Sino ad oggi gli USA avevano appoggiato l’idea di un Iraq multietnico costituito da un equilibrio fra sciiti sunniti e curdi, ma ormai è evidente come le forze messe in campo a sud da Baghdad contro l’ISIS abbiano una fortissima componente religiosa, che è entrata in azione molto duramente durante la recentissima riconquista di Tikrit. Questa città roccaforte sunnita e culla del dittatore, sempre sunnita , Saddam Hussein è stata riconquistata dalle forze di Baghdad dopo una battaglia sanguinosa che ha avuto il sapore, secondo Reuters, di una autentica rivincita della componente sciita sui sunniti, con distruzione di numerose abitazioni e proprietà delle controparti religiose e scene di brutalità per le strade. Fra le milizie sciite ormai si parla apertamente di un “Impero Sciita”, comprendente l’Iran e l’Iraq, con capitale Baghdad, Ricordiamo tra l’altro che l’ISIS, nelle sue fasi iniziali, era stato finanziato dalle monarchie sunnite del Golfo persico in funzione anti-siriana ed anti-sciita. Quindi assistiamo al fallimento della strategia che permise, con Paetreus, la pacificazione dell’Iraq tramite il coinvolgimento della componente tribale sunnita. L’attuale governo di Baghdad ha tentato , con scarso successo l’integrazione di un reparto quasi simbolico di 200 soldati tribali sunniti. Troppo poco, soprattutto a confronto con le violenze accadute successivamente la caduta di Tikrit.

Quindi la distensione Iraniano-Americana avrà sicuramente pesanti ripercussioni sugli equilibri fra Teheran e Riad nel medio oriente, e porterà ad evoluzioni sinora impensabili nei vari conflitti locali, iniziando dall’Iraq per poi passare allo Yemen ed alla Siria. Questa pace nasce già con grandi nemici: riuscirà a divenire definitiva a giugno?

 

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