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Invece della doppia moneta perché non ristampiamo biglietti di stato? di A.M. Rinaldi

Articolo pubblicato su Libero 25.8.17

Con l’avvicinarsi delle prossime elezioni politiche, il dibattito si è acceso su possibili ricette economiche che prevedono essenzialmente la circolazione di una doppia moneta, di moneta complementare, di crediti fiscali, ecc. ma che nella pratica rischiano di generare ulteriore confusione e disorientamento fra i cittadini.

Con questo non si vuole negare l’utilità teorica di questi “escamotage” per alleviare i noti problemi insiti nell’imperfetta costruzione monetaria europea, ma ragionevolmente si ritiene che la soluzione di introdurre qualsiasi forma “parallela” all’attuale moneta unica crei ulteriori disagi alla popolazione oltre a non risolvere il problema di fondo insito dell’euro stesso, cioè quello di essere solamente uno degli strumenti tecnici per attuare la politica economica non più decisa a casa propria ma dai burocrati fra Bruxelles, Francoforte e Berlino.

In poche parole la casalinga di Voghera quando andrà a fare la spesa al mercato come pagherà? Magari le zucchine e i pomodori in moneta parallela, ma l’IVA e le relative tasse che poi il negoziante dovrà versare all’erario? La bolletta della luce o del gas con quale moneta? Si genererebbe una confusione enorme con la circolazione parallela di due monete, cioè con l’euro “ufficiale” e con quella domestica, con l’inevitabile creazione il giorno stesso anche una sorta di mercato nero con fra le due monete e questo darebbe adito a speculazioni e raggiri specialmente a danno dei cittadini più deboli.

La politica fiscale non cambierebbe di una virgola perché il debito e i relativi interessi rimarrebbero in ogni caso in euro e lo Stato sarà sempre costretto a chiedere euro per gli obblighi fiscali. In quest’ottica le proposte avanzate da alcuni partiti, attualmente all’opposizione, sembrano molto più assimilabili a un’emissione su larga scala di “buoni pasto” che a una vera e propria moneta nazionale che affianchi quella “ufficiale”, cioè l’euro.

Ma allora cosa fare? In attesa del certo prossimo “rompete le righe” che consentirà il ritorno alle rispettive valute nazionali, cioè alle rispettive sovranità monetarie nazionali, questa volta si spera però con accordi edulcorati di cambi che permetteranno di eliminare parte delle asimmetrie generate dal regime dei cambi fissi e dai vincoli di bilancio su cui si fonda l’euro, una proposta molto più pratica e concreta sarebbe quella emettere direttamente, sempre in euro, biglietti di stato a corso legale.

Si tratterebbe di rispolverare la tecnica già adottata diverse volte nel nostro passato, i non più giovani ricorderanno ad esempio i biglietti di Stato da 500 lire, modello “Aretusa”, “Medusa” e “Mercurio” messi in circolazione dal 1966 al 1979 dal Tesoro e non dalla Banca d’Italia, che permisero il finanziamento di opere per ben 500 miliardi di lire (allora era una bella cifra!) con la prerogativa non trascurabile di aver emesso denaro senza debito. In questo modo si potrebbe contare su risorse per finanziare opere e investimenti che le anacronistiche regole europee sui vincoli di bilancio e sul rispetto di assurde percentuali decise a tavolino non consentono di poter realizzare nell’interesse comune.

Inoltre, la citata casalinga di Voghera, si ritroverà sempre euro nel borsellino e poco gli interesserà chi li ha emessi, l’importante sarà per lei che al mercato glieli accettino per poter fare la spesa. Naturalmente i biglietti emessi dal Tesoro e garantiti dallo Stato italiano avranno corso legale esclusivamente sul territorio nazionale con l’ulteriore pregio di restituire, con i tagli da 1 e 2 euro, il corretto valore che gli italiani hanno sempre riposto alle banconote rispetto alle monete metalliche, valore percettivo interrotto con l’introduzione dell’euro, che sin dall’inizio ha previsto un taglio minimo cartaceo da 5 euro (10.000 lire!) mentre fino al giorno prima si era abituati a rapportarsi con le banconote da 1.000 lire (52 centesimi di euro!).

E l’Europa? Sicuramente reagiranno con un secco divieto, adducendo gli stessi motivi con cui stanno ora osteggiando le varie proposte di doppia moneta, ma se battaglia “s’ha da fare” la si faccia almeno per realizzare iniziative concrete e realizzabili immediatamente senza generare confusione.

E’ vero che l’art.128 del TFUE (ex art.106 del TCE) prevede che “La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione… Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”, ma nello specifico della proposta si tratterebbe di emettere banconote in euro a corso legale esclusivamente sul territorio nazionale e non nell’intera eurozona. Insomma argomenti e pane per giuristi di cui certo non manchiamo di avere in abbondanza nel Bel Paese.

Sembrerà l’uovo di Colombo emettere euro stampati in casa con la garanzia dello Stato per la circolazione interna e non dalla Banca centrale europea, ma francamente è la soluzione più semplice e praticabile in questo momento. Se qualche forza politica l’inserisse nel proprio programma magari presto rivedremo stampati i volti di Verdi, Dante, Leonardo e perché no quello di Enzo Ferrari, in fondo l’unico rimasto a tenere alta la bandiera e a farci sentire ancora orgogliosi di questa povera e bistrattata Italia dove sempre più si ha coscienza che questo euro non vale una lira!
Antonio M. Rinaldi, Libero 25.8.17

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