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Intervista ad Alexander Gauland, leader di AfD, del direttore di Libero Pietro Senaldi

 

Pubblichiamo l’intervista a tutto campo ad Alexander Gauland, leader di Alternative für Deutschland AfD, concessa al direttore di Libero Pietro Senaldi domenica 22 luglio 2018.

1. Cosa sta succedendo in Germania: mesi e mesi per formare il nuovo governo e ora già si parla di crisi di governo. Vi state un po’ italianizzando?

La crisi è iniziata prima di quanto si creda. Gli sconvolgimenti all’interno della „grande coalizione“ sono sempre più evidenti di questi tempi. Con l’apertura delle frontiere nel 2015, la Merkel ha scoperchiato il vaso di Pandora, facendo vacillare la fiducia tra CDU e CSU. Seehofer e la CSU si trovano ad un bivio: da un parte mantenere il potere a livello federale e dall’altra la paura di una clamorosa sconfitta alle elezioni bavaresi del prossimo autunno.

2. Perché la Merkel è entrata in crisi? E in particolare, lei cosa rimprovera alla Cancelliera?

I motivi sono molteplici e gli albori della crisi possono essere rintracciati già dalla politica di salvataggio dell’euro. Il suo errore più grande però è stato nella gestione della politica dei rifugiati, sia internamente sia a livello europeo. Paesi come la Polonia e l’Ungheria non reggono il gioco dell’accoglienza forzata dei rifugiati.

E adesso l’ Italia, un Paese molto importante del Sud, ha deciso di percorrere un’altra strada; e non è quella desiderata dalla Merkel e dai burocrati dell’Ue. Restando fermamente convinta della sua idea a proposito della politica dei rifugiati, la Merkel sta ignorando gli interessi dei tedeschi. Con la sua politica sta mettendo in pericolo l’intera stabilità europea e sta facendo svanire la fiducia del popolo nei confronti di una politica che sembrerebbe non essere dettata dalla ragione. Oltrettutto rompe il suo giuramento che l’ impegna, in quanto cancelliera,  a preservare il popolo tedesco da qualsiasi tipo di danni.

3. Lei è stato a lungo membro della CDU, come valuta le critiche che Seehofer rivolge al suo ex-partito?

Seehofer ha criticato e messo in guardia delle conseguenze inevitabili  che si sarebbero venute a creare in Germania attraverso l’immigrazione illegale come, ad esempio, l’apertura delle frontiere nel settembre 2015; ma lui e la CSU non traggono le conclusioni necessarie: una rottura radicale con  la politica della Merkel e la fine della partecipazione al governo federale.

4. Cosa pensa del suo Ministro dell’Interno? Cosa vuole raggiungere con questa controversia? In questo momento sembra che sia stato raggiunto un compromesso con la Cancelliera. Afd ne approfitterà alle prossime elezioni?

Come ai suoi tempi nel ruolo di Presidente della Regione bavarese, Seehofer corre dietro ai temi difesi dall’Afd. Noi siamo stati i primi a denunciare le conseguenze dell’immigrazione di massa e i problemi che avrebbe portato alla sicurezza interna. Il cosidetto compromesso nella questioni riguardanti rifugiati e diritto d’asilo non vale nemmeno la carta sulla quale è scritto. La CSU non vuole ancora far saltare la coalizione, ma la rottura è soltanto rimandata. Afd otterrà sicuramente degli ottimi risultati alle elezioni d’autunno nei parlamenti di Wiesbaden e Monaco. Le previsioni per la Baviera indicano una percentuale a due cifre ed è di questo che la CSU ha paura.

5. Come spiega il boom elettorale del suo partito?

Noi facciamo le domande giuste, quelle scomode: come deve essere la nostra società? Chi può entrare nel nostro Paese? Cosa riserverà il futuro alla Germania?  Vogliamo un Paese che perde la sua identità nel mix multiculturale della sinistra verde, oppure  vogliamo una cultura „guida“ tedesca, fondamentale per il nostro Paese? Noi siamo espliciti nel dire quali siano i problemi della Germania: enormi problemi nella gestione della sicurezza interna, immigrazione di massa, società parallele, grandi città come Berlino, nelle quali si stanno formando clan mafiosi arabi e, per ultima, ma non meno

importante, la religione islamica che è incompatbile con quelli che sono i nostri valori.

6. Quali sono i punti focali del suo partito?

Vogliamo un’Europa delle patrie, la sovranità sulle questioni interne e una politica monetaria che non sia orchestrata dall’UE. Vogliamo una politica migratoria che venga incontro ai nostri interessi, il miglioramento della sicurezza interna, più democrazia diretta sulle votazioni popolari e una politica estera che sia orientata ad essere una „Realpolitik“. Inoltre, vogliamo una nuova politica di aiuto allo sviluppo, che a lungo termine, metterebbe un freno alle migrazioni di massa verso l’Europa.

7. In Europa tutte le forze di sinistra stanno passando un periodo di crisi. Ciò significa che la destra vincerà ovunque, oppure questa differenza tra sinistra e destra oggi non ha più alcun senso? Sarebbe forse più opportuno tracciare la differenza politica tra „globalisti“ e „sovranisti“?

Le forze di sinistra sono venute meno anche per il motivo che la classe proletaria, come l’abbiamo sempre conosciuta, non esiste più. Vi è però anche un problema di tipo mentale: si è venuta a creare una élites di sinistra, che sembra giudicare con disdegno i meno privilegiati della società. Ciò emerge soprattutto nella problematica dei rifugiati. Le preoccupazioni dei cittadini che temono questa invasione dal punto di vista economico, sociale e culturale, vengono ignorate dai partiti di sinistra. Questi „radical chic“ pensano di essere i „cittadini del mondo“ e vogliono trasmettere questo „credo“ a tutti gli altri. Noi ci opponiamo, poiché lo Stato nazionale democratico è e rimane un principio dell’ordine politico, che sa meglio di chiunque altro come proteggere i propri cittadini.

8. In Italia c’è chi parla di un pericolo di ritorno degli anni 30: lei cosa ne pensa?

Sciocchezze simili si sentono anche qui in Germania. I rapporti negli anni 20 e inizi 30 erano molto diversi da quelli attuali, sia da noi che da voi. Entrambe le nazioni erano scosse dalla crisi in seguito alla prima guerra mondiale.  Vi sono stati sconvolgimenti economici e sociali che non potranno mai più verificarsi con i sistemi di sicurezza che abbiamo oggi. L’Italia e la Germania sono democrazie solide, che non hanno bisogno di alcuna lezione di vita da parte di una sinistra isterica.

9. La Germania è il Paese leader dell’Europa: che senso ha una forza euroscettica in Germania e come mai ha successo?

È chiaro da anni ormai, che l’Euro sia stato un errore. Nazioni forti economicamente e socialmente come Germania e Italia e nazioni più deboli come Grecia e Portogallo sono state costrette ad entrare in un’unione monetaria. A lungo andare non può che finire male. Prima dell’euro, la Grecia era in grado di svalutare la propria valuta per vendere le proprie merci sul mercato internazionale a prezzi più competitivi. Nel sistema euro ciò è impossibile. Le conseguenze le vediamo ormai da anni, partendo dall’economia in crisi e dalladisoccupazione giovanile fino al tasso di povertà in continua crescita. Per questi motivi l’Euro è da mettere in discussionequesto, tra l’altro, è uno dei segni distintivi della politica Afd.

10. Quali sono gli errori della Germania e della Merkel nella gestione dell’Europa?

La Merkel non prende in considerazione gli interessi e le esigenze dei paesi più piccoli come l’Ungheria o la Grecia. Sia che si parli della questione Euro, sia della politica migratoria. Si comporta come se fosse il patriarca dell’Ue, senza però mai dichiararlo. La Merkel ignora quei legami storici, che sonoperò importanti da conoscere, per comprendere a pieno i paesi vicini. Si comporta come un elefante in un negozio di porcellana e ha addirittura il coraggio di meravigliarsi deidanni che ha causato. La Merkel è una bomba ad orologieria, pericolosa per la collaborazione tra stati europei.

11. È giusto che la Germania víoli da 8 anni le regole Ue sul surplus commerciale?

Bisogna dire che non esiste una regola vincolante, ma è ovvio che si discuta del surplus commerciale della Germania. Gli esperti hanno opinioni diverse: alcuni lo vedono come un’eccezione degli ultimi anni, che sta per giungere al capolinea. Altri suppongono che sia un normale sviluppo di mercato, vista la grande domanda di prodotti tedeschi di qualità. I fatti parlano chiaro: il nostro paese necessita di una domanda interna maggiore e, di conseguenza, dobbiamo investire di più sulle nostre infrastrutture.

12. Gli economisti dicono che i tedeschi vivono come i cinesi: lavorano e producono per esportare, quindi per gli altri: cosa ne pensa?

È chiaro che ci serva un equilibrio tra esportazioni e economia interna. Basti pensare, che la Cina deve occuparsi di un miliardo di persone, numero in continua crescita. Nella politica economica cinese influiscono anche altri fattori, completamente diversi dai nostri.

13. Il leader leghista e ministro dell’Interno Matteo Salvini a Pontida ha lanciato l’idea di una internazionale sovranista per le prossime elezioni europee. Afd aderirà a questa coalizione a livello europeo?

Riguardo a quest’idea non ci siamo ancora fatti un’opinione precisa.

14. Cosa ne pensano i tedeschi di Matteo Salvini e della sua politica sui migranti? E del nuovo governo italiano che non vuole più rispettare i parametri di Maastricht?

La politica migratoria di Salvini è una scelta ragionevole, scelta che noi della Afd chiediamo già da tempo.  In questo modo ha messo un punto esclamativo, sia a Bruxelles sia nella cancelleria federale di Berlino. Cosí facendo ha suscitato scalpore. Il nuovo governo italiano si è venuto a formare solo da poco e, per questo motivo bisogna aspettare e vedere come si comporterà in relazione ad altre questioni politiche.

15. Cosa ne pensa di Macron? E cosa ne pensa del leader austriaco Kurz e di Orban? È in contatto con Kurz e Orban?

Macron è la copia francese della Merkel. Con la sua politica non si arriverà da nessuna parte. Kurz e Orban, invece, sembrano orientati verso il cammino che sta intraprendendo l’Afd. I governi di Vienna e Budapest sono caratterizzati da una politica della ragione, indirizzata a combattere la migrazione di massa e l’islamizzazione. Sono già state prese delle precauzioni per la protezione dei cittadini e delle frontiere.

16. Non è che la dissoluzione della Ue che sembrava legata ad una moneta sbagliata, sta ora avvenendo a causa della politica europea sui migranti?

Le migrazioni di massa sono uno dei problemi principali della nostra epoca e , molto probabilmente, terranno occupate anche le prossime generazioni. La risposta è sí, hanno il potenziale per distruggere l’Europa. A noi non interessa tanto l’Ue, che quantomeno necessita urgentemente di riforme, a noi interessa la salvaguardia dell’Europa in quanto Continente degno di essere vissuto, con la sua molteplicità di Paesi, che devono essere liberi e sovrani. La Brexit ci mostra come, con una politica irrazionale, un Paese membro importante sia stato costretto ad andarsene.

17. Secondo lei, l’Ue ha bisogno di una politica unica, oppure gli Stati dovrebbero decidere singolarmente?

Vogliamo un’Europa delle patrie, come fu già reclamato in passato da de Gaulle. Stati sovrani che possono organizzare la propria politica interna senza l’influenza da parte dell’Ue e che possono fare affari tra di loro in un’unione doganale che,in fin dei conti, funzionava tanto bene precedentemente ai Trattati di Maastricht e Lisbona. Un „Superstato“ europeo non deve esistere e non esisterà. Non potrebbe nemmeno funzionare, poiché non sarebbe in grado di rappresentare le tradizioni e le mentalità delle varie nazioni. Questa idea è stata partorita da burocrati dell’UE e politici come lo sono Macron e Merkel.

18. Cosa ne pensa del vertice avvenuto tra Trump e Putin?

Fondamentalmente è apprezzabile quando leader politici si incontrano per dialogare e risolvere faccende in modo pacifico, come è stato il caso del vertice tra Trump e Putin. Di entrambi bisogna lodare il fatto che espongano i problemi in modo chiaro e che vogliano risolverli ottenendo il risultato migliore per il proprio paese e per il proprio popolo. Una virtùche, per dirla con un eufemismo, sembra poco marcata nell’attuale governo tedesco.

19. È d’accordo con le sanzioni inflitte dall’Ue alla Russia?

Queste sanzioni non hanno alcun senso: non danneggiano soltanto la Russia, ma anche l’economia tedesca o italiana. La Russia è troppo importante per noi. Non ci possiamo permettere di tenere Mosca in continuazione alle corde. Le sanzioni devono finire il prima possibile e i nostri rapporti con la Russia devono essere ripensati sulla base di una „Realpolitik“.

20.  La Nato ha ancora senso d’esistere? Se sí, quale dovrebbe essere il suo incarico?

L’Afd considera la Nato come un’alleanza di difesa, che in questa situazione politica globale ha ancora diritto di esistere. Ma respingiamo la tendenza degli ultimi anni di  trasformarla in un’alleanza di intervento, da utilizzare in particolare al fianco degli USA nelle avventure di politica estera, come ad esempio in Afghanistan.

21. È giusto che la Germania paghi di più la Nato e sotto quali condizioni?

Si tratta in prima linea di consensi e obblighi che devono essere rispettati e che non sono stati rispettati dai governi tedeschi attuali e precedenti. La critica a tale proposito è giustificata, cosí come quella che  si potrebbe avanzare riguardo allo stato disastroso della Bundeswehr. Per l’esercito tedesco vale la battuta: „solo limitatamente pronti alla difesa“.

Pietro Senaldi Direttore Libero, 22.7.18

Traduzione di @franzbecchi


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