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India-Francia: accordo monstre da 36 miliardi per i Rafale. Necessità strategica o resa industriale?
L’India apre il portafoglio e guarda a Parigi. Ma il “Make in India” ne esce ridimensionato. Nuova Delhi pronta ad acquistare 114 caccia francesi. Poca tecnologia locale e codici chiusi, ma vince la necessità operativa contro i ritardi dell’industria nazionale e le pressioni USA.

Secondo quanto riportato dall‘agenzia indiana ANI, il Ministero della Difesa di Nuova Delhi è pronto ad avviare i negoziati per un accordo colossale da 3,25 lakh crore di rupie (circa 36 miliardi di dollari) per l’acquisto di 114 caccia Rafale dalla Francia. Una mossa che, se da un lato rafforza l’Indian Air Force (IAF), dall’altro solleva pesanti interrogativi sulla reale capacità industriale del gigante asiatico.
La notizia, tuttavia, ha un retrogusto amaro per i nazionalisti indiani, molto autatchici L’accordo prevede che il contenuto indigeno dei velivoli sia limitato a circa il 30%. Non solo: non ci sarà alcun trasferimento di tecnologia (ToT) aggiuntivo oltre a questa soglia e, dettaglio non trascurabile, i codici sorgente rimarranno esclusivamente in mani francesi.
Per l’industria francese si tratta di un grosso colpo che ne assicura la sopravvivenza economica a lungo e permette di guardare al futuro anche senza la partership con la Germania per FCAS. Parigi ora può fare da sola.
“Make in India”? Non pervenuto
C’è una certa costernazione tra gli osservatori. Le promesse di autarchia tecnologica si scontrano con la dura realtà dei fatti:
I Rafale “indiani” saranno francesi al 70%.
Nessun know-how tecnologico sensibile verrà trasferito.
L’integrazione di armi indigene richiederà l’assistenza di Parigi, poiché l’India non avrà accesso ai codici di programmazione degli aerei. Così Parigi conoscerà i segreti delle armi indiane.
La domanda sorge spontanea: che fine ha fatto il “Make in India”? Perché non guardare altrove, magari alla Russia che per il Su-57 offriva produzione locale e tecnologia completa? La risposta risiede nel pragmatismo e nell’urgenza.
Non c’è alternativa reale
L’IAF deve tappare i buchi. Il programma MRFA (Multi-Role Fighter Aircraft) corre parallelo, ma non sostituisce, lo sviluppo del caccia stealth AMCA. Ma l’aeronautica indiana non può attendere i sogni di gloria futuri. Da un certo punto di vista l’India ha troppi programmi di aerei autonomi, e questo sta diventando controproducente.
Sotto il profilo logistico e operativo, il Rafale non ha rivali per due motivi:
L’IAF ha già scelto il Rafale nel precedente programma MMRCA, giudicandolo l’opzione migliore.
Sono già stati spesi miliardi in infrastrutture, addestramento e logistica per gestire i velivoli francesi già in servizio.
Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, A.P. Singh, è stato chiaro: “Il Rafale è facile da assorbire perché abbiamo già fatto i compiti a casa”. Tradotto: cambiare cavallo ora costerebbe troppo tempo e denaro.
Il dilemma del Tejas e l’ombra degli USA
Perché non aspettare il caccia locale LCA Mk-2? Semplice: i tempi di consegna della DRDO (l’ente di ricerca indiano) e della HAL (l’industria di stato) sono biblici.
Inoltre, l’LCA Mk-2 sarà spinto da motori americani General Electric F414. In un mondo multipolare, affidarsi ai motori USA significa esporsi a pressioni politiche o sanzioni da Washington. La Francia, storicamente, vende armi senza fare troppe domande politiche, sebbene presenti conti salati.
Un approccio pragmatico suggerisce che insistere su un trasferimento tecnologico del 100% sarebbe controproducente. L’industria indiana non è pronta. Meglio produrre in casa ciò che si riesce a fare rapidamente e importare il resto per mantenere l’operatività, piuttosto che avere aerei di carta in attesa di una tecnologia che non arriva.
La questione dei Codici Sorgente e il Rafale F4
Il punto dolente rimane il software. L’India voleva i codici per integrare le proprie armi in autonomia, ma la Francia ha detto “no”. Si tratterà probabilmente della variante Rafale F4, un salto qualitativo rispetto agli F3 attuali, che include
Nuove radio software-defined (Thales CONTACT).
Suite di autoprotezione SPECTRA potenziata.
Nuovi armamenti, inclusi i missili MICA-NG e le versioni aggiornate degli SCALP.
Appunto perché si tratta di una versione completamente nuova e all’avanguarda, Parigi non vuole condividere i propri segreti tecnologici, con il rischio di trovarli, un giorno, su caccia russi e cinesi. Quindi il software avanzata verrà sviluppato e gestito solo da Parigi, l’India dovrà chedere per adattamente .
Conclusione
L’acquisto di 114 Rafale è, in sostanza, l’ammissione che l’industria locale non può ancora competere con le necessità operative. Si comprano 12-18 jet “pronti al volo” e si assemblano gli altri. È un compromesso costoso, ma la Francia rimane l’unico fornitore capace di resistere alle pressioni degli Stati Uniti, garantendo all’India un ombrello strategico che Washington, con i suoi “string attached”, non può offrire.
Domande e risposte
Perché l’India sceglie di nuovo il Rafale nonostante il costo elevato? La scelta è dettata dalla logistica e dall’urgenza. L’India possiede già infrastrutture e piloti addestrati per il Rafale grazie al precedente acquisto di 36 velivoli. Introdurre un nuovo tipo di aereo (come il Gripen o l’F-18) richiederebbe anni di nuovi investimenti in formazione e manutenzione, tempo che l’Aeronautica indiana non ha, vista la carenza critica di squadroni operativi rispetto ai vicini Cina e Pakistan.
Che fine ha fatto il caccia indiano “Tejas” e il progetto “Make in India”? Il progetto indigeno LCA Tejas Mk-2 procede a rilento. La storia dell’industria di difesa indiana (HAL e DRDO) è costellata di ritardi cronici nelle consegne. Inoltre, il Tejas dipende dai motori americani GE, creando una vulnerabilità strategica. L’accordo Rafale è una soluzione “tampone” di lusso: ammette implicitamente che l’industria nazionale non è ancora pronta a soddisfare i requisiti di alta tecnologia nei tempi richiesti dalla difesa.
Qual è il vantaggio strategico della Francia rispetto agli USA o alla Russia? La Francia offre un vantaggio unico: l’affidabilità politica. A differenza degli Stati Uniti, che spesso legano le vendite di armi a condizioni politiche o diritti umani, e della Russia, che oggi soffre di problemi nella catena di approvvigionamento a causa delle sanzioni, Parigi vende tecnologia avanzata senza troppi vincoli politici. Questo permette all’India di mantenere la sua autonomia strategica, diversificando le forniture per non dipendere troppo da una singola superpotenza.










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