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Il «Virusnottambulo»: chiusura dei locali in Francia alle 10 fra proteste e caduta del senso del ridicolo

In Francia la situazione si sta scaldando, e non solo per il numero crescente di casi legati al coronavirus, Fra mercoledì e giovedì si sono registrati 16 mila nuovi casi, soprattutto fra le persone anziane, iniziando a mandare in allarme tutto il sistema sanitario e la popolazione.

Il governo inizia ad essere in difficoltà: da un lato il debito pubblico ha ormai superato il 114%, per cui non ci possono essere dei grossi lockdown ancora finanziati da forti contributi, tranne che la BCE e soprattutto la Commissione del presidente D̶o̶m̶b̶r̶o̶v̶s̶k̶i̶s̶  Von Der Leyen non cambi completamente il proprio atteggiamento e non rimandi sine die, non al 2022, l’applicazione del norme restrittive legate al debito ed al deficit. Quindi ci si deve affidare a dei lockdown senza nessuna compensazione.

Dopo l’esplosione dei casi a Parigi ed a Marsiglia, nel Sud, il governo quindi decide che Caffè, locali e ristoranti debbano chiudere tutti per due settimane , nonostante vengano da un periodo di chiusura molto lungo e siano al limite della sopravvivenza. Sono partite le proteste. Vi è stata prima una specie di grande festa finale, per celebrare l’ultimo giorno di apertura, quindi oggi centinaia di gestori di bar e ristoranti si sono trovati di fronte alla Camera di Commercio per protestare contro  questa misura che li porta alla miseria.

I ristoratori protestano perchè, fra l’altro, loro hanno rispettato le misure di divisione e di distanziamento sociale, con la creazione di barriere  fra le persone ed il taglio dei posti, ma tutto questo non è servito. Mentre nei trasporti pubblici si viaggia appiccicati, a Marsiglia si puniscono gli esercizi pubblici.

Il Rassemblement National della Le Pen  chiede la testa di Castex che non riesce a gestire la crisi. Ci sono anche 5600 studenti positivi nelle scuole ed università, tanti in generale, ma pochi rispetto ai 12 milioni totali. Molti infatti contestano le decisioni del governo perchè ritenute eccessive per l’economia. Siamo tornati al contrasto di marzo e la seconda ondata rischia di rivelarsi politicamente ed economicamente devastante.


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