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Il trattato d’amicizia tra Francia e Germania – Ciò che la Germania ha perso in guerra, lo vince con la pace! (Tanja Rancani)

 

 

Ma da che pulpito, mi vien da dire! Esattamente alla scadenza dell’anniversario del “Patto dell’Eliseo”, siglato il 22 gennaio 1963, viene firmato in fretta e furia questo trattato d’amicizia da due capi di stato, che a ritenere ai minimi storici di gradimento sarebbe più che un eufemismo. Quello che i media nostrani tacciono è che questo “trattato” è stato accordato in segretezza assoluta, i media hanno saputo dell’evento soltanto sabato sera e il parlamento tedesco ne è venuto a conoscenza solo venerdì. Ufficialmente questa amicizia franco-tedesca servirebbe a creare un zona di libero scambio economico (ma non ce già?), compattare ulteriormente le collaborazioni in ambito di trasporti pubblici, servizi, scuole ed università e già che ci siamo, unire il settore bellico in un unico ente franco-tedesco per la difesa. Questo “ente” si occuperà di coordinare tutte le azioni militari che vedono coinvolti uno dei due paesi. Secondo Macron e Merkel questo patto è un segnale forte per un Europa più unita in tempi di salenti nazionalismi e populismi.

Monsier Macron stamattina ad Aquisgrana è stato accolto da un bel gruppetto di Gilet Jaunes e anche Frau Merkel dovrà far le sue per spiegare agli attivisti di AfD perché non ce stato alcun dibattito politico su questo evento e ovviamente sulle disposizioni contrattuali, visto che non si parla affatto di una visita di cortesia, senza effetti sull’economia e la società non solo(!) tedesca e francese.

Una nota storica di non poca rilevanza è il posto dove si firma questo contratto, ovvero sotto agli occhi di Carlo Magno. Il primo dei 30 Imperatori del Sacro Romano Impero incoronati proprio ad Aquisgrana che divenne quindi città imperiale. Il re dei Franchi e il più significante imperatore carolingio, fu sepolto nella cattedrale imperiale di Santa Maria di Aquisgrana, che fu costruita per lui e per le cerimonie d’incoronazione degli imperatori. Questo per farvi comprendere l’importanza di questo evento e il trattato che è stato firmato.

La città è stata blindata, i negozi sono rimasti chiusi e persino i bambini hanno dovuto lasciare la scuola in anticipo. Tutto il centro è stato praticamente invaso da forze di polizia e mezzi blindati, anche se questo non ha impedito ai gilet gialli di dimostrare contro il patto antidemocratico sulla piazza del municipio. Secondo osservatori indipendenti non c’erano tanti Gilets Jaunes francesi, ma comunque c’era un bel gruppo di manifestanti tedeschi, senza però alcuna manifestazione violenta o l’apparire dei temuti “casseurs”.

Ovviamente in Germania non solo i populisti di destra si domandano se questo trattato condurrà i tedeschi a dover pagare per gli ingenti danni provocati all’economia francese da ben dieci fine settimana di rivolta popolare. Mentre i francesi si domandano se a questo punto Macron vuole cedere alla Germania il seggio fisso al Consiglio di sicurezza dell’ONU, oppure se il quartier generale dell’ESA verrà spostato a Darmstadt.

Insomma nessuno è contento di questa rinnovata amicizia franco-tedesca, che secondo il nostro avviso anziché rinforzare la già molto indebolita Unione Europea, la renderà ancora più fragile. Il non voler coinvolgere tutti gli Stati membri è una chiara posizione contro l’unica proposta di buonsenso che abbiamo visto negli ultimi tempi e che sotto la minaccia di una hard-Brexit, sarebbe l’unico metodo per salvare questa unione; parlo del cosiddetto piano Savona e il documento “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”, ma se proprio non vogliono…

E l’Alsazia? Che ci saranno autobus che vanno da Saarlouis in Deutschland fino a Metz en France è certamente una bella cosa, ma non c’erano già? Appunto! Ho passato tutta la giornata a studiare Youtubers francesi e tedeschi, analisti politici mainstream, i media ufficiali e non ufficiali e l’unica conclusione alla quale si può arrivare è che questo patto con il diavolo è un significante passo verso gli Stati Uniti d’Europa. Ovviamente per la creazione di un tale obbrobrio il dibattito politico e la volontà popolare possono solo essere d’intralcio. Vi ricordate quando un noto eurocrate si era espresso con “La democrazia non è sempre applicabile” oppure l’altro allievo di Federico Caffè che ci parlò degli eccessi di democrazia? Siamo di fronte ad esattamente questo tipo di politiche. D’altronde sin dal patto dell’Eliseo siamo abituati a questa metodologia, oppure vi ricordate che qualcuno ci domandò se siamo d’accordo di aderire all’Unione Europea o all’Euro? Sono profondamente convinta che questo decidere al di là delle istituzioni e lontani anni luce da una qualsiasi forma democratica sia alla base dell’euroscetticismo crescente, anzi condurrà questa Europa proprio alla disfatta e alla dissoluzione. Forse quando noi tutti cittadini europei ci siamo finalmente liberati dai vari Juncker, Macron e Merkel, magari allora potremmo finalmente costruire un Europa dei popoli, un Europa solidale ed equa, un Europa democratica!

Che l’idea degli Stati Uniti d’Europa non è affatto nuova e non ha nulla a che vedere con la grande guerra o la seconda guerra mondiale, lo vediamo da documenti del diciannovesimo secolo, per esempio il termine Stati Uniti d’Europa è il nome di un progetto presentato da Wojciech Jastrzębowski nella “Pace Eterna tra le nazioni”, pubblicato il 31 maggio 1831. Gli Stati Uniti d’Europa da lui immaginati erano un’organizzazione internazionale, una sorta di Commonwealth. Il termine “Stati Uniti d’Europa” (États-Unis d’Europe) fu usato anche da Victor Hugo durante il suo discorso al congresso internazionale di pace, tenuto a Parigi nel 1849. Hugo privilegiava la creazione di un senato sovrano supremo, che sarebbe stato per l’Europa quello che è il parlamento per l’Inghilterra e disse: «Verrà un giorno in cui tutte le nazioni del nostro continente formeranno una fratellanza europea… Verrà un giorno in cui dovremo vedere… Gli Stati Uniti d’America e gli Stati Uniti d’Europa faccia a faccia, allungarsi tra di loro attraverso il mare».

Ok ma domandateci almeno, no?

L’autore di queste righe si scusa per lo sfogo, ma quando ci vuole ci vuole, “Merde Alors!”


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