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Il Tao della politica

Alla classe dirigente europea manca una cosa sopra ogni altra. E non è la competenza, sapete. Anche se avere uno storico al ministero dell’economia dovrebbe indurre gli italiani a serie riflessioni in proposito. La vera carenza, l’incolmabile lacuna dei leader attuali è un’altra: il senso del ridicolo. Gli manca il senso del ridicolo. Perché se fossero dotati di questa preziosissima prerogativa dell’umana intelligenza non andrebbero in giro a dire ciò che dicono. Non parlerebbero di “piani straordinari”, di “investimenti epocali”, di “misure eccezionali”; riempiendosi la bocca di migliaia di miliardi così come gli chef di grido la colmano con il guanciale all’erba salvia o con il lardo di colonnata.

Pensate solo ai duecento miliardi della BEI o ai cento del SURE o agli spiccioli del MES: espedienti in grado di tamponare – forse, e per un breve periodo – l’emergenza di un singolo Paese in un periodo di crisi ordinaria. Ma totalmente inadeguati per far fronte all’epocale tsunami alle viste nel dopo Covid. Eppure, lorsignori non ne vogliono sapere di guardare in faccia alla realtà. Vanno dritti come treni, verso il baratro, trascinandosi dietro trecento milioni di persone. E noi non abbiamo più risorse per fermarli. Troppo complicato tirare il freno a mano (quale, poi?), troppo lungo e impegnativo il percorso di ricambio democratico necessario a votare altri rappresentanti all’altezza dei tempi. Così, non ci resta che ricorrere alla religione – per chi ha voglia di pregare – o alla filosofia, per chi ha voglia di ragionare.

A noi torna in mente l’essenza di una tradizione religiosa, e insieme filosofica, orientale: il taoismo. Se ne avete voglia, ci sono letture affascinanti per avvicinarsi a questo autentico “farmaco” per l’anima: il “Tao te ching” di Lao Tzu, certo, ma anche “L’arte della guerra” di Sun Tzu o “I 36 Stratagemmi” di maestri anonimi. Uno dei principi cardine di questa “scienza del vivere” è l’esatto contrario delle mentalità occidentale. E si compendia in tre parole tre: wei wu wei. Che significa: agire senza agire. Cioè lasciar fare al corso degli eventi, alla natura delle cose, al cambiamento inesorabile di tutto. Insomma, assecondare la più intima natura del mondo: il divenire.

Non solo tutto cambia, ma tutto cambia sempre. E in ciò che oggi sembra disperante, e disperato, si cela – inesorabilmente – il seme della speranza di domani. Se volete, il senso di questo approccio è in un aforisma di Romano Battaglia: “La notte non è mai così nera come prima dell’alba”. Ecco, dobbiamo forse rassegnarci per un po’ se non vogliamo rassegnarci per sempre, e del tutto. Dobbiamo accettare di essere guidati, in uno dei più delicati frangenti della storia di questo secolo, da persone inadeguate, da una classe dirigente europea fatta di uomini sbagliati al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Eppure, in una logica taoista, questa apparente, e cedevole, resa potrebbe rivelarsi dinamicamente “rivoluzionaria”. Perché – se continua così – andranno a sbattere. E forse “sbattere” il muso contro la realtà vilipesa è l’unico modo di ottenere ciò di cui l’Italia, e l’Europa intera, hanno massimamente bisogno; una palingenesi, una rinascita, un reset completo: politico, giuridico, finanziario, economico, valoriale, sociale. Non già “tutto cambi perché nulla cambi” come diceva il protagonista de “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa; piuttosto: nulla cambi perché tutto cambi. Il Tao della politica.

Francesco Carraro
www.francescocarraro.com


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