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Il ritorno del Railgun: la US Navy rispolvera il cannone elettromagnetico per le nuove “Corazzate”

La US Navy riattiva i test sul cannone elettromagnetico (Railgun) per equipaggiare le nuove navi da battaglia classe “Trump”. Addio polvere da sparo, il futuro della difesa è iper-veloce e magnetico.

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C’è stato un tempo, non troppi anni fa, in cui il railgun (o cannone a rotaia) sembrava destinato a finire nel dimenticatoio tecnologico, insieme ai dirigibili da crociera e alle auto a turbina. Dopo anni di test promettenti ma costellati da ostacoli tecnici apparentemente insormontabili, la Marina degli Stati Uniti aveva deciso, nel 2021, di “mettere in naftalina” il progetto. Tuttavia, come spesso accade nelle dinamiche del Pentagono, ciò che è vecchio torna di moda, specie se supportato da una nuova visione strategica.

Recenti documenti del Naval Surface Warfare Center (NSWC) rivelano che, nel febbraio 2025, la US Navy ha condotto una nuova serie di test a fuoco presso il White Sands Missile Range, nel New Mexico. Il prototipo, un tempo fiore all’occhiello della divisione Dahlgren, è tornato a tuonare, e il motivo ha un nome che non passa inosservato: la futura classe di navi da battaglia “Trump” (BBG(X)).

Cos’è, in breve, un Railgun?

Per i non addetti ai lavori, non parliamo del classico cannone che utilizza polvere da sparo per spingere un proiettile. Il railgun è un’arma elettromagnetica. Utilizza due rotaie parallele (i “rail”, appunto) attraverso le quali scorre una corrente elettrica massiccia che genera un campo magnetico. Questo campo accelera un proiettile conduttore a velocità iperboliche, superiori a Mach 7.

I vantaggi teorici sono evidenti e, per un economista, quasi commoventi in termini di efficienza:

  • Costi ridotti: Un proiettile “inerte” costa una frazione rispetto a un missile guidato.

  • Sicurezza: Niente esplosivi stivati in stiva, riducendo il rischio di catastrofi a bordo. Storicamente le cariche di lancio dei proiettili sono sempre state una grossa minaccia per le navi.

  • Velocità: L’energia cinetica sviluppata all’impatto è tale da rendere superflua una testata esplosiva; la distruzione avviene per puro urto meccanico.

Le sfide tecniche e la concorrenza asiatica

Se è così perfetto, perché lo avevano abbandonato? Il problema è squisitamente fisico. Sparare a Mach 7 genera un calore tale da degradare la canna dopo pochi colpi e richiede una quantità di energia elettrica che solo una centrale nucleare o batterie avveniristiche possono fornire.

Mentre gli USA esitavano, altri non sono rimasti a guardare. Il Giappone, con un pragmatismo che lo contraddistingue, ha già installato un prototipo su una propria nave militare, la Yokosuka, effettuando test in mare contro bersagli reali. Anche la Cina e la Turchia hanno mostrato progressi, rendendo il ritorno americano non solo una scelta tecnologica, ma una necessità geopolitica.

Cannone elettromagnetico giapponese

La Classe Trump e il futuro della difesa

L’integrazione del railgun nelle nuove corazzate da 35.000 tonnellate previste dall’amministrazione Trump segna un cambio di paradigma. Queste navi, che combinano missili ipersonici, laser e, appunto, cannoni elettromagnetici, sembrano voler riportare in auge il concetto di “potenza di fuoco” pura, aggiornata al XXI secolo.

Nave da battaglia “Classe Trump”

Il test di White Sands, condotto in collaborazione con l’ufficio per le tecnologie ipersoniche, suggerisce che il railgun possa servire non solo come arma d’offesa, ma anche come strumento per intercettare minacce iper-veloci nemiche. La strada è ancora lunga — la prima nave, la USS Defiant, non vedrà l’acqua prima degli anni ’30 — ma il gigante elettromagnetico si è ufficialmente svegliato dal suo torpore.

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