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Il ritorno del Greggio Russo in Asia: Quando la realtà supera le sanzioni

A causa dello shock dell’offerta, i Paesi asiatici tornano a comprare petrolio russo dopo anni. La deroga USA riaccende il mercato, ma spinge il greggio di Mosca oltre i 100 dollari al barile.

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L’Asia torna a fare rifornimento in Russia. A volte l’ideologia deve fare i conti con la dura realtà dei mercati fisici e dell’inflazione. Di fronte a uno shock dell’offerta che minacciava di paralizzare intere economie, gli Stati Uniti hanno concesso una provvidenziale deroga, permettendo l’acquisto di petrolio russo trasportato via mare. Il risultato è che diversi Paesi asiatici stanno acquistando greggio da Mosca per la prima volta da anni, un salvagente necessario per evitare il collasso delle catene di approvvigionamento.

La deroga statunitense, valida fino all’11 aprile per i carichi imbarcati prima del 12 marzo, ha innescato una vera e propria competizione nel continente asiatico per accaparrarsi l’oro nero russo. Un paradosso geopolitico, ma un’assoluta necessità macroeconomica.

Ecco come si stanno muovendo i principali attori della regione:

  • Filippine: Colpite duramente dalla contrazione dell’offerta mediorientale e già in stato di emergenza energetica nazionale, hanno importato il loro primo carico di greggio russo ESPO (dall’Estremo Oriente) per la prima volta in ben sei anni.
  • Corea del Sud: Sta importando nafta russa per far fronte alla grave carenza di questa materia prima, essenziale per la petrolchimica. Il primo carico dell’anno è già arrivato al porto di Daesan.
  • Sri Lanka e Indonesia: Colombo cerca forniture attivamente, mentre Giacarta (la più grande economia del Sud-Est asiatico) non esclude Mosca come fornitore. Come ha ricordato l’Energy Shift Institute, quando non si hanno alternative, tutte le opzioni sono sul tavolo.
  • India: I raffinatori indiani, che si erano tenuti alla larga dal greggio moscovita fino a fine febbraio, ora stanno facendo incetta di carichi, superando persino le offerte dei concorrenti cinesi.
  • Giappone: Tokyo ha dichiarato di poter prendere in considerazione la mossa, ma Mosca ha chiarito che non venderà a chi sostiene il “price cap”, meccanismo a cui il Giappone aderisce.

In una sintesi visiva, la nuova mappa degli approvvigionamenti si presenta così:

PaeseAzione StrategicaContesto Economico/Politico
FilippinePrimo import ESPO in 6 anniEmergenza energetica nazionale
Corea del SudArrivi di nafta a DaesanCarenza di feedstock petrolchimico
IndiaAcquisti aggressivi di greggioCompetizione rialzista con la Cina
IndonesiaValutazione attiva di partnershipNecessità di opzioni alternative

L’ironia della sorte vuole che questa tregua sanzionatoria si stia rivelando un formidabile volano per le entrate di Mosca. Con il greggio russo che ora viene scambiato a 100 dollari al barile e oltre, i profitti stanno registrando balzi significativi.

Inoltre, in una mossa insolita volta ad allentare la pressione rialzista sui prezzi internazionali e sulla benzina negli USA (l’inflazione alla pompa è il peggior nemico politico), Washington ha dato il via libera anche alla vendita di barili iraniani attualmente in mare. Tuttavia, le incertezze strutturali legate a spedizioni, assicurazioni, pagamenti e valute stanno scoraggiando i raffinatori asiatici dall’acquistare il greggio di Teheran.

Alla fine, la lezione per i decisori politici è semplice: si possono scrivere tutte le limitazioni desiderate, ma quando l’energia fisica scarseggia, i mercati trovano sempre una via d’uscita.

 

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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