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IL PROBLEMA DEL LAVORO E DELL’AUTOMAZIONE (di Stefano Valente)

Spazio ai nostri lettori che provano ad inviarci le loro idee sui temi del lavoro e della produttività.

 

Probabilmente sto scrivendo questo articolo 20, forse 50 anni prima del momento in cui possa essere preso seriamente in considerazione ed ora vi spiego il perché, 

Nel 2016 il Pil mondiale è stato stimato/calcolato da Statistics Times per un cifra pari a 75.213 miliardi di dollari, le proiezioni per il 2020 riportano un Pil mondiale a oltre i 93.000 miliardi di dollari, quindi, se le statistiche sono corrette il Pil mondiale dovrebbe crescere del +24% in 4 anni. 

Questo significa che ci sarà crescita economica e sviluppo economico fino al 2020 e anche il miglioramento dei livelli occupazionali se le cose non cambiano drasticamente in breve tempo. 

Dato che il Pil può essere anche calcolato come la somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese, un Pil maggiore significa più soldi nelle tasche delle persone e delle imprese (che sono sempre di proprietà di qualcuno). 

Il maggiore reddito complessivo come semplice numero non ci dice nelle tasche di chi vanno tutti quei soldi ma, con una crescita del +24% è comodo pensare che qualche posto di lavoro in più ci sarà quasi certamente. 

Ora arriviamo al sodo, 

fino a quando il Pil mondiale crescerà con questa cadenza quello che dirò di seguito non verrà preso in considerazione da molti, anche perché forse ancora non serve. 

Sto parlando della disoccupazione tecnologica, 

“La disoccupazione tecnologica è la perdita di lavoro dovuta al cambiamento tecnologico. Questo cambiamento solitamente riguarda l’introduzione di tecnologie che permettono di ridurre il carico di lavoro eseguito dagli operatori e l’introduzione dell’automazione.” 

Così come il Pil mondiale, anche la tecnologia avanza inesorabilmente, e lo sta facendo in modo esponenziale da qualche centinaio di anni ormai e non rallenta affatto. 

Finora, la tecnologia non ha rallentato in alcun modo (inteso in senso aggregato) il Pil mondiale anzi, lo ha fatto crescere, dove prima c’erano fabbriche con migliaia di operai ora ci sono dei  robot, ma quegli operai oggi fanno altro evidentemente, altrimenti non avrebbero il reddito per comprare ciò che i robot producono, il numero di occupati è cresciuto costantemente e secondo le proiezioni crescerà ancora nei prossimi anni. 

Un giorno questo trend di aumento tecnologico e aumento occupazionale si interromperà e il livello tecnologico sarà talmente elevato da permettere di sostituire l’uomo di una percentuale maggiore rispetto alla crescita dei livelli occupazionali che essa stessa è in grado di generare. 

esempio: 

quando sono stati sostituiti i lavoratori nelle catene di montaggio dai robot, quei lavoratori hanno trovato altri impieghi (magari riparare i robot); 

potrebbe arrivare il giorno in cui tutti gli impieghi potranno essere svolti da macchine, da quel giorno il Pil mondiale dovrebbe smettere di crescere, semplicemente perché essendo la somma dei redditi i lavoratori licenziati sarebbero sostituiti da macchine che non pretendono salari e non fanno shopping. 

Ecco quindi che diventerà realtà la disoccupazione tecnologica. 

Quindi, che fare? 

  • Impedire alle macchine di sostituire le persone? Con divieti normativi ecc.? 

  • Fermare il progresso tecnologico prima che sia troppo tardi? 

 

Se le macchine possono lavorare al posto nostro, perché non farglielo fare? 

Se le macchine lavorassero al posto nostro, e noi (esseri umani) riuscissimo a mantenere i nostri redditi, potremmo avere le stesse cose che abbiamo oggi e magari più tempo libero per fare altro reddito o per fare quello che ci pare. 

 

Domanda: come fare per far lavorare le macchine al posto nostro mantenendo il nostro attuale tenore di vita aumentando il nostro tempo libero? 

Rispondere a questa domanda non è semplice, ma qualche idea mi è venuta. 

Supponiamo di avere un totale di 100 lavoratori impiegati in 2 aziende, una privata che ne impiega 50 e una pubblica che ne impiega altri 50, questi lavoratori per semplicità di calcolo guadagnano 100 dollari l’anno a testa, quindi il Pil totale è di 10.000 dollari. 

Se intervenisse un’innovazione tecnologica che sostituisse i lavoratori che si occupano di una determinata mansione di cui 10 impiegati nell’azienda privata e 10 in quella pubblica, accadrebbe che il Pil complessivo si ridurrebbe e sarebbe di 8.000 dollari per via del fatto che le macchine in grado di svolgere quella stessa mansione non richiedono compenso per il lavoro svolto, le 2 aziende al contrario dei lavoratori aumenterebbero il loro reddito per via della riduzione dei costi, ma questo avverrebbe solo nel breve periodo, nel lungo periodo essendo i lavoratori diminuiti del 20% è logico aspettarsi che la sopravvenuta assenza dei loro redditi che non farebbero più parte del circuito economico che comporterebbe una riduzione del reddito anche delle sole 2 aziende esistenti nel nostro esempio. 

Dunque, fino a quando i lavoratori sono in grado di reintrodursi nel mondo del lavoro il problema non sussiste, i 20 lavoratori sostituiti svolgono un’attività nuova che permette loro di percepire comunque un reddito magari costituendo un’azienda nuova la numero 3, ma, abbiamo supposto di essere giunti nel momento in cui questo non sarà più possibile e che tutte le attività alternative sono difficili da realizzare e dobbiamo trovare una soluzione diversa. 

Ricapitolando, ci sono 20 lavoratori senza reddito sostituiti dalle macchine a cui trovare un lavoro, bene, quante ore di lavoro facevano 100 lavoratori a settimana? Di norma 40 ora ciascuno moltiplicato 100 fa 4000 ore. Dopo la sostituzione servono 3200 ore di lavoro in quanto 800 vengono svolte dalle macchine, per tornare ai livelli occupazionali precedenti bisognerebbe ripartire le ore necessarie su tutti e 100 i lavoratori disponibili che nel nostro caso è di 32 ore a settimana ciascuno. Imponendo per legge una riduzione dell’orario di lavoro da 40 ore settimanali a 32 a parità di reddito le 2 aziende sarebbero “costrette” a far lavorare tutti i lavoratori disponibili. 

 

Nel caso descritto, mediante l’adeguamento sulla riduzione dell’orario di lavoro a seguito della sostituzione tecnologica dei lavoratori il numero dei lavoratori impiegati è rimasto invariato, il Pil inteso come somma dei redditi è rimasto invariato ma il risultato come vantaggio collettivo è che le macchine fanno il lavoro al posto delle persone. 

 

Il mio esempio è un esempio semplicistico e di una banalità estrema, so perfettamente che il mondo economico è molto più complesso di come l’ho descritto io, ma, ritengo che partendo da un assunto di base anche se semplicistico si possano trovare risposte complesse a domande complesse. 


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