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Il “Piano B” di Stiglitz: l’uscita dall’euro vista da un premio Nobel

 

Recentemente su Politico.eu è stato pubblicato un interessante articolo del premio Nobel Joseph Stiglitz sul problema dell’euro e sulle possibili soluzioni per l’Italia, e, rispetto ai normali articoli in cui si elencano semplicemente i problemi dell’eurozona, in questo pezzo si configura un vero e proprio “Piano B” per l’uscita (quasi) ordinata dall’euro ed il contenuto è molto coerente con quanto scritto tempo fa nel nostro piano di emergenza, ormai così noto.

Lo scritto del Nobel, ammetto, ci concede qualche piccola soddisfazione perchè riprende nelle motivazioni generali quelle che ci portarono a disegnare il nostro piano alternativo. L’EMU non funziona, ha assicurato una crescita media inferiore rispetto a quella dei paesi avanzati fuori dalla stessa. Le cause sono note: l’euro non è mai stata una vera moneta unica con una vera politica monetaria, ma sono un insieme di vicoli e lacci alla politica fiscale imposti esternamente. La crescita media più bassa è stata soprattutto sentita dai paesi più deboli, per i quali l’unico modo per sopravvivere sarebbe la dolorosissima deflazione interna, “Greek style”, che è ingiustificata nell’ottica delle speranze di una maggiore prosperità portata dall’EMU. La colpa, per Stiglitz,, è della Germania che non è riuscita a prendere la decisione necessaria, cioè “Lead or Leave”, guidare l’Europa, prendendosene però anche la responsabilità dal punto di vista fiscale, oppure lasciare l’area euro favorendone l’evoluzione verso una moneta di area mediterranea, svalutata ma economicamente sopportabile.

Come vede l’uscita dall’euro Stiglitz ? Attraverso un piano B che, per certi versi è anche più radicale di quello che avevamo preparato noi. Vediamo i punti essenziali:

  • Stiglitz vorrebbe un vero e proprio default del debito con ristrutturazione, non ritenendo sufficiente la semplice ridenominazione. Nel nostro Piano B la ristrutturazione del debito era solo un’estrema ratio, da utilizzarsi solo in caso di gravi squilibri, mentre il premio Nobel preferirebbe l’applicazione di una bancarotta ordinata;
  • l’uscita potrebbe essere effettuata tramite l’introduzione di una moneta complementare (anche sotto forma di bonus fiscale denominato in euro) verso la quale la reazione della EU potrebbe prendere due strade: espellere l’Italia, un paese fondatore, nel qual caso l’uscita sarebbe realizzata, oppure, quadro forse più probabile, non riuscire a raggiungere una decisione in materia, per cui l’Italia si troverebbe nella situazione di essere parte della EMU e, nello stesso tempo, avere una propria moneta.
  • Il premio Nobel parla di una forte rivalutazione che avrebbe dei costi, ma anche degli enormi  benefici, potendo far recuperare il gap di crescita accumulato dall’Italia in questi anni. In questo caso le analisi che abbiamo nel tempo fatto in SE sono leggermente divergenti perchè riteniamo non doversi parlare di una svalutazione generalizzata, ma specifica verso alcune valute o sistemi economici, per cui mentre gli svantaggi sarebbero più contenuti, i vantaggi deriverebbero soprattutto dalla modifica degli equilibri competitivi nei mercati internazionali.

In professor Stiglitz riprende temi già noti ai lettori di SE e, per alcuni versi, li estremizza. L’uscita dall’euro non solo viene indicata come strada possibile, ma perfino consigliata in modo molto più aperto e deciso di quanto abbiamo mai fatto in queste pagine. Noi non ci nascondiamo le profonde difficoltà di esecuzione di una decisione del genere, come abbiamo mostrato nel Piano B, ma alla fine la decisione sull’euro è tanto in mano nostra, quando in quella dei nostri partner.  Vedremo cosa ci riserverà il futuro

 

 


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