Conti pubbliciEconomiaEuropaGermaniaUcraina
Il “Pacco” di Berlino all’Europa: 90 miliardi per l’Ucraina, ma l’incasso è (quasi) tutto tedesco
La Germania spinge per vincolare il nuovo prestito UE da 90 miliardi per l’Ucraina agli aiuti bilaterali passati. Risultato? I soldi europei finiranno alle aziende tedesche, mentre Italia e Francia garantiscono il debito.

La solidarietà europea è una cosa meravigliosa, soprattutto quando ha un codice IBAN tedesco. A dicembre, dopo il prevedibile fallimento del piano per utilizzare gli asset russi immobilizzati (troppo rischioso per le banche, dicevano), i leader UE hanno ripiegato su un classico: un prestito da 90 miliardi di euro garantito dal bilancio comunitario per sostenere Kiev fino al 2027.
Tutto bene? Non proprio. Perché da Berlino, il Cancelliere Friedrich Merz ha tirato fuori dal cilindro una clausola che trasforma questo prestito in un formidabile volano per l’industria tedesca, lasciando a noi (e ai francesi) le briciole e, ovviamente, l’onere del debito comune.
La clausola Merz: chi più ha dato, più riceve
Secondo quanto riportato da fonti diplomatiche a Euractiv, la Germania sta spingendo per un meccanismo di spesa diabolico nella sua semplicità: vincolare l’utilizzo dei fondi del prestito UE al livello di aiuti bilaterali già concessi dai singoli Stati membri.
In parole povere: i soldi che l’Europa presterà all’Ucraina (e che noi garantiamo pro-quota) dovrebbero essere spesi preferibilmente acquistando beni e servizi dai paesi che hanno già dimostrato “maggiore generosità” verso Kiev dal 2022 ad oggi.
La logica tedesca è formalmente ineccepibile: “Premiare i donatori più fedeli“. La realtà economica, però, è un’operazione di mercantilismo puro.
I numeri del Kiel Institute: la classifica che condanna l’Italia
Per capire la portata della beffa, basta guardare i dati del Kiel Institute for the World Economy. Se il criterio di Merz passasse, la distribuzione delle commesse finanziate dal prestito europeo seguirebbe queste proporzioni basate sugli aiuti bilaterali storici:
- Germania: ~25 miliardi di euro (Dominatrice assoluta)
- Francia: ~7,5 miliardi di euro
- Italia: ~2,7 miliardi di euro
Cosa significa in pratica? Significa che l’Unione Europea si indebita collettivamente per 90 miliardi. L’Italia, come terza economia, garantisce una fetta importante di questo debito. Tuttavia, quando Kiev userà questi soldi per comprare armi, generatori o infrastrutture, sarà “incentivata” a bussare alla porta delle aziende tedesche, perché Berlino ha un “credito morale” di 25 miliardi pregressi. Con queste condizioni l’Italia non ha interesse a far parte del meccanismo: garantirebbe per circa 10 miliardi per riceverne na proporzione molto inferiore.
Keynesismo alla tedesca: stimolo per me, debito per te
Siamo di fronte a un capolavoro di ingegneria finanziaria a vantaggio del sistema industriale renano.
- L’UE emette debito (o garantisce fondi), quindi il rischio è condiviso.
- La spesa pubblica (la domanda aggregata) viene canalizzata verso le imprese tedesche che producono armamenti e tecnologie, che hanno già i magazzini pieni e le linee di produzione calde grazie agli aiuti precedenti.
- L’Italia e la Francia si trovano a garantire un prestito che finanzia i competitor tedeschi, avendo fornito meno aiuti diretti in passato (spesso per ovvi vincoli di bilancio che Berlino, in recessione ma con i conti in ordine, ha ignorato tramite fondi fuori bilancio).
È la vittoria del “chi ha, avrà”. La Germania, che ha potuto spendere di più grazie ai suoi spazi fiscali, ora usa quella spesa passata per accaparrarsi la spesa futura europea. Oltre il 50% delle commesse generate da questo maxi-prestito potrebbe finire oltre il Reno.
L’Europa che piace a Berlino e che potrebbe farsi da sola
Se questa proposta dovesse passare così com’è, confermerebbe il sospetto che per Berlino gli strumenti comuni europei siano eccellenti solo quando servono a sussidiare la propria industria (vedi la crisi energetica) o a scaricare i costi sugli altri.
L’Ucraina riceverà i suoi aiuti, ed è un bene. Ma il “dividendo economico” di questi 90 miliardi non sarà europeo: sarà tedesco. A Roma e Parigi resterà la soddisfazione di aver partecipato alla colletta, e forse qualche subappalto. Danke schön.







You must be logged in to post a comment Login