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Il “Nein” di Berlino al debito comune europeo: Klingbeil conferma la linea rigorista di Merz

Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ribadisce l’opposizione della Germania al debito comune UE, difende l’indipendenza di Commerzbank da UniCredit e frena sulle voci di un cambio ai vertici della BCE.

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La Germania non cambia rotta. Nonostante le pressanti richieste provenienti dall’Eliseo e da altri partner europei, Berlino rimane saldamente ancorata alla propria ortodossia fiscale. Il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, socialdemocratico, in una recente intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), ha spento sul nascere le speranze di chi sognava nuove e corpose emissioni di debito comune europeo. Con queste dichiarazioni, Klingbeil conferma il pieno appoggio alla linea del Cancelliere Friedrich Merz, ribadendo un concetto ben noto ai mercati: i cordoni della borsa tedesca restano ermeticamente chiusi.

“Attualmente ci sono fondi sufficienti a disposizione”, ha sentenziato Klingbeil, liquidando la questione. Secondo il ministro, il governo tedesco non ravvisa alcuna necessità di modificare la propria posizione in questo momento, ma preferisce concentrarsi su una maggiore efficienza e rapidità nell’utilizzo delle risorse già allocate. Una visione classica, che riflette la storica ritrosia teutonica verso la mutualizzazione del rischio, che non ha bisogno di garantire i debiti di chi, come Parigi, non ha grosse capacità di finanziamente in questo periodo e fa molta fatica a ridurre il proprio deficit pubblico, pari o superiore al 5% anche per quest’anno.

Le pressioni per un’emissione di debito congiunto a livello di Unione Europea si sono intensificate notevolmente nelle ultime settimane. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva rilanciato l’idea in vista del recente vertice dei leader, cercando risorse fresche per contrastare il declino industriale del Vecchio Continente. Tuttavia, la vera notizia non è tanto il rifiuto del governo tedesco, quanto i leggeri smottamenti che si registrano all’interno dell’establishment economico e finanziario di Berlino. Lo stesso Klingbeil ha dovuto ammettere che il dibattito sta mutando, prendendo atto di come due pesi massimi, ovvero l’amministratore delegato di Deutsche Bank, Christian Sewing, e il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, abbiano recentemente manifestato una sorprendente apertura verso l’ipotesi del debito comune.

Per inquadrare meglio l’attuale scenario politico ed economico, proponiamo una sintesi delle posizioni del governo tedesco:

  • Debito Comune UE: Netta opposizione. La linea ufficiale è che i fondi sono sufficienti, ma si tace sul deficit di investimenti strategici continentali.
  • Presidenza BCE: Nessuna staffetta anticipata per Christine Lagarde. Joachim Nagel gode di ampia stima e resta un candidato forte, ma si attenderà la scadenza naturale del mandato nell’ottobre 2027.
  • Il dossier Commerzbank: Difesa assoluta dell’indipendenza della banca tedesca, respingendo categoricamente quelle che vengono definite mire “ostili” da parte di UniCredit.

Oltre all’intransigenza fiscale, risulta particolarmente interessante proprio quest’ultima difesa “sovranista” del settore bancario nazionale. Mentre a livello europeo si predica costantemente la necessità di creare grandi campioni continentali per favorire l’integrazione del mercato dei capitali, quando in gioco ci sono gli asset strategici tedeschi, Berlino alza tempestivamente le barricate. Un atteggiamento che potremmo definire un europeismo a corrente alternata.

L’esecutivo guidato da Friedrich Merz si dimostra estremamente pragmatico nella difesa dei propri interessi immediati, anche a scapito dei progetti dei vicini. La Germania ha riserve di indebitamento che gli altri apesi dell’area euro non hanno, ma questo significa perseguire una politica puramente nazionale che è curiosa in un governo, almeno sulla carta, iper europeista. Il problema è che tutti questi paesi, con capacità di investimento diverse, condividono la stessa moneta.

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