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Il mistero di ASASSN-24fw: quando una stella “sparisce” per 200 giorni
Una stella simile al Sole è “sparita” per quasi 200 giorni: uno studio svela il mistero di ASASSN-24fw, oscurata da una gigantesca nana bruna con anelli colossali. Un “cigno nero” dell’astrofisica che sfida le statistiche.

Nel campo dell’astrofisica, così come in quello delle previsioni macroeconomiche, siamo abituati a variazioni repentine. Spesso si tratta di fluttuazioni ordinarie, legate a transiti planetari o al passaggio di nubi di polvere interstellare. Tuttavia, il caso della stella ASASSN-24fw, situata a circa 3.200 anni luce da noi nella costellazione dell’Unicorno, sta sollevando più di un sopracciglio tra gli esperti abituati a scrutare il cielo. Non si tratta infatti della solita “eclissi” passeggera, ma di un evento di oscuramento così profondo e prolungato da mandare in tilt le ordinarie serie statistiche: la stella ha visto la sua luce ridursi del 97% per un periodo di quasi 200 giorni.
Come riportato nel recente e dettagliato studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (Shah et al., 2026), intitolato “The nature of ASASSN-24fw’s occultation: modelling the event as dimming by optically thick rings around a substellar companion”, ci troviamo di fronte a uno dei fenomeni di occultazione più lunghi mai documentati nella storia dell’astronomia moderna.
Un colpevole con gli anelli: il “Super-Giove” o la Nana Bruna
L’analisi incrociata dei dati fotometrici e spettroscopici suggerisce che il responsabile di questo “blackout” cosmico non sia una semplice nube di detriti di passaggio, ma un oggetto decisamente massiccio e strutturalmente complesso. Il team internazionale guidato dal Dr. Sarang Shah ha ipotizzato che a transitare davanti alla stella sia stata una nana bruna o un cosiddetto “super-Jupiter”, circondato da un sistema di anelli di proporzioni letteralmente titaniche.
Per dare un’idea concreta delle dimensioni in gioco, il sistema di anelli proposto si estenderebbe per circa 0,17 unità astronomiche dal suo centro: una distanza pari a quasi la metà di quella che separa il nostro Sole da Mercurio. Le nane brune, spesso definite con una punta di cinismo “stelle fallite”, occupano quel particolare limbo evolutivo tra i pianeti giganti gassosi e le stelle vere e proprie. Sono oggetti troppo massicci per essere declassati a semplici pianeti, ma non possiedono una massa sufficiente per innescare la fusione nucleare che alimenta le stelle.
I numeri di un’eclissi da record
Ciò che rende ASASSN-24fw un caso di studio clinico eccezionale è la morfologia della sua curva di luce. Mentre i comuni transiti durano da poche ore a qualche giorno, qui abbiamo assistito a una discesa rapida verso il buio, seguita da un lunghissimo periodo “piatto” di minima luminosità. Ecco i parametri chiave dell’evento, che rendono bene l’idea dell’anomalia:
La stella ospite: Una stella di Tipo F, simile al nostro Sole, ma con una massa circa due volte superiore.
La durata dell’oscuramento: Circa 200 giorni, dalla fine del 2024 fino a giugno 2025.
L’entità del calo: Una riduzione della luminosità del 97%, passando da una magnitudine di 13,2 a 16,7.
La massa dell’oggetto oscurante: Stimata in oltre 3,4 volte la massa di Giove.
La ciclicità dell’evento: I dati storici suggeriscono una periodicità di circa 43,8 anni, ponendo il prossimo “blackout” previsto intorno al 2068.
La dinamica stessa dell’evento ci dice molto: gli anelli esterni, più rarefatti e sottili, hanno causato l’inizio graduale del calo di luce, ma sono state le regioni più dense e otticamente spesse a “coprire” letteralmente la stella per interi mesi.
Rarità statistica e scientifica
In un’ottica statistica della distribuzione della materia nell’universo, eventi di questo tipo rappresentano una rarità statistica assoluta. Richiedono infatti un allineamento prospettico perfetto tra l’osservatore (noi sulla Terra), l’oggetto orbitante e la stella madre. È quello che potremmo definire un vero e proprio “cigno nero” dell’astrofisica: un evento imprevisto e altamente improbabile, ma che, una volta accaduto, fornisce una mole di dati senza precedenti sulle dinamiche di formazione dei sistemi planetari.
Il Dr. Jonathan Marshall, co-autore dello studio, ha sottolineato come questa rara occasione abbia permesso di scoprire “per caso” anche una nana rossa nelle immediate vicinanze del sistema, aggiungendo un ulteriore tassello alla complessa architettura gravitazionale di ASASSN-24fw. La stella sembra inoltre essere avvolta da un ambiente circumstellare stranamente ricco di polveri, forse i resti persistenti di antiche collisioni planetarie. Un dettaglio anomalo per un sistema che si stima abbia superato il miliardo di anni di età, dimostrando che l’universo sa essere inefficiente e disordinato quanto i mercati reali.
Le prospettive future
L’interesse della comunità scientifica è ora puntato sui grandi investimenti tecnologici del settore. Si attendono dati ben più precisi dal James Webb Space Telescope (JWST) e dal Very Large Telescope (VLT) in Cile, essenziali per analizzare la composizione chimica e la temperatura dell’oggetto oscurante.
Se le stime sulla periodicità di circa 43 anni fossero confermate dai registri storici (con segnalazioni di eventi simili che risalirebbero al 1937 e al 1982), la prossima occasione per studiare da vicino questo “Saturno sotto steroidi” sarà intorno al 2068. Un lasso di tempo molto lungo per l’orizzonte degli eventi umani, ma un semplice battito di ciglia per i cicli dell’evoluzione galattica. Per ora, ASASSN-24fw è tornata a splendere in modo regolare, lasciandoci il ricordo di uno degli spettacoli fisici più enigmatici del nostro decennio.









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