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Il mistero dell’indecifrabile manoscritto Voynich svolta dopo secoli: le pagine sono state rilegate in ordine contrario!

Perché nessuno è mai riuscito a tradurre il manoscritto Voynich? Uno studio dell’Università di Malta e della Medieval Academy of America svela che il codice, scritto a cinque mani, fu rilegato nell’ordine sbagliato già nel Quattrocento

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Per oltre un secolo i migliori crittografi del mondo, i linguisti e persino i supercomputer più avanzati hanno cercato invano di decifrare il manoscritto Voynich, il codice più enigmatico della storia umana. E se il fallimento di generazioni di studiosi dipendesse da un banale errore materiale commesso seicento anni fa? Un nuovo studio scientifico dimostra che il volume è stato rilegato nell’ordine sbagliato fin dal Quattrocento: per secoli abbiamo cercato di leggere un libro con le pagine completamente mescolate.

Che cos’è il manoscritto Voynich e perché è un rompicapo

Custodito dal 1969 presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale (catalogato come MS 408), il manoscritto prende il nome dal mercante di libri antichi Wilfrid Voynich, che lo acquistò nel 1912 dopo che il volume era appartenuto, secoli prima, anche a un imperatore del Sacro Romano Impero.

Le analisi al radiocarbonio sulla pergamena di pelle di vitello datano il codice ai primi decenni del Quattrocento, con una probabile origine nell’Europa centrale o meridionale. Nelle sue 240 pagine superstiti (quattordici fogli risultano perduti nel tempo) sono racchiuse circa 35.000-38.000 parole scritte in un alfabeto del tutto sconosciuto, ribattezzato dagli studiosi “Voynichese”.

Il testo, privo di punteggiatura evidente o lettere maiuscole, è accompagnato da un apparato iconografico tanto affascinante quanto bizzarro, suddiviso in sei sezioni tematiche:

  • Botanica, con disegni di piante in gran parte impossibili da identificare in natura;
  • Astronomica e cosmologica, ricca di diagrammi circolari, soli, lune e segni zodiacali;
  • Biologica o balneologica, celebre per le illustrazioni di donne nude immerse in vasche e tubature verdi intercomunicanti;
  • Farmaceutica, con ampolle, radici ed erbe medicinali;
  • Stelle marginali, una raccolta finale di fitti paragrafi contrassegnati da piccole stelle disegnate a margine.

Sino a qualche decennio fa si riteneva fosse un prodotto dell’area del centro europa e del XVI secolo, ma recentemente analisi sulle pagine lo hanno retrodatato al XV secolo e, soprattutto, hanno rivelato un’origine del Nord Italia del periodo dell’Umanesimo.

La scoperta: fogli sciolti rilegati da chi non sapeva leggerli

La svolta arriva da una ricerca pubblicata sulla rivista accademica Digital Medievalist  da Lisa Fagin Davis, direttrice esecutiva della Medieval Academy of America, e Colin Layfield, ricercatore di sistemi informativi presso l’Università di Malta, rilanciata anche da Dario Radley su Archaeology News Online Magazine.

Per comprendere l’errore bisogna guardare a come nasceva un libro nel Medioevo. I copisti partivano da un foglio rettangolare di pergamena (nel caso del Voynich di circa 225 x 320 millimetri) e lo piegavano a metà formando un bifoglio, composto da due carte (quattro facciate totali). Normalmente, quattro o cinque bifogli venivano “annidati” uno dentro l’altro prima della scrittura per formare un quaderno o fascicolo (quire), che veniva poi cucito insieme agli altri lungo il dorso.

il manoscritto Voyvonich

Davis e Layfield hanno invece scoperto che il manoscritto Voynich non era stato concepito per essere assemblato in fascicoli annidati. Al contrario, gli autori originali avevano realizzato dei singulioni (singulions o monioni ): singoli bifogli da quattro pagine consecutive ciascuno, pensati per rimanere sciolti o impilati in sequenza lineare.

Nel corso del XV secolo, un rilegatore che non era in grado di leggere il “Voynichese” raccolse questi fogli sciolti e li inserì uno dentro l’altro secondo l’uso comune dell’epoca, cucendoli sotto una copertina lignea. Così facendo, spezzò il flusso del discorso: la seconda pagina di un bifoglio (ad esempio la carta 10v), che doveva essere seguita immediatamente dalla sua metà congiunta (la carta 15r), si è ritrovata separata da otto pagine estranee inserite nel mezzo.

La conferma della scrittura a più mani e gli indizi visivi

L’ipotesi dei singulioni risolve in un colpo solo due grandi anomalie fisiche che da decenni tormentavano i paleografi:

  1. Il lavoro di cinque copisti diversi: già negli anni Settanta il ricercatore Prescott Currier aveva individuato almeno due mani e due schemi linguistici distinti (“Lingua A” e “Lingua B”). Gli studi paleografici di Lisa Fagin Davis hanno confermato che il codice fu redatto a più mani da cinque diversi scribi. Mappando il loro lavoro, è emerso un dettaglio decisivo: su 52 bifogli superstiti (con due sole eccezioni), tutte le quattro facciate di ciascun bifoglio sono state scritte da un unico copista. Nella sezione botanica, però, i bifogli dello Scriba 1 e dello Scriba 2 risultano mescolati dentro gli stessi fascicoli: la prova schiacciante che ciascun copista compilava il proprio foglio piegato in autonomia prima che qualcuno li annidasse alla rinfusa.
  2. I disegni “spezzati” nella piega centrale: in diversi punti del codice, un’illustrazione attraversa la cucitura interna per proseguire sulla metà congiunta del bifoglio, che oggi si trova a molte pagine di distanza. È il caso dei due corsi d’acqua tra le carte 78v e 81r, dei petali blu tra 33v e 40r, o del braccio di una ninfa tra 76v e 83r. Chi ha disegnato quelle figure aveva davanti a sé il bifoglio aperto e libero, non un fascicolo già assemblato.

    Le pagine 78v e 81r

Dove l’intelligenza artificiale fallisce, vince la matematica degli anni Ottanta

C’è un aspetto quasi ironico, con risvolti anche economici per il settore tecnologico: oggi si investono miliardi di dollari nei grandi modelli di intelligenza artificiale generativa (come i moderni Transformer), ma di fronte al manoscritto Voynich questi giganti sono del tutto impotenti. I modelli moderni richiedono miliardi di dati di addestramento, mentre l’intero corpus del Voynich conta appena 35.000 parole.

Per verificare matematicamente l’errore di rilegatura, Colin Layfield ha quindi recuperato una tecnica statistica del 1990 chiamata Analisi Semantica Latente (Latent Semantic Analysis, LSA), basata sulla scomposizione matriciale (SVD) e sul calcolo del coseno di similarità su blocchi di 40 parole. Senza bisogno di conoscere il significato dei vocaboli, la LSA misura quanto due pagine usino i termini in modo coerente e ravvicinato.

I ricercatori hanno confrontato il comportamento del Voynich con due celebri manoscritti medievali in latino di cui conosciamo perfettamente il testo: il Bestiario di Aberdeen (XIII secolo) e lo Speculum Humanae Salvationis (XIV secolo). Per ogni codice sono stati misurati tre rapporti:

  • Pagine confoliate: il fronte e il retro della stessa pagina (sempre consecutive);
  • Pagine affacciate (facing): la pagina di sinistra e quella di destra a libro aperto nell’ordine attuale;
  • Pagine congiunte (conjoint): le due facciate interne dello stesso bifoglio.
Manoscritto analizzatoSimilarità Confoliate (fronte/retro)Similarità Affacciate (ordine attuale)Similarità Congiunte (interno del bifoglio)
Bestiario di Aberdeen0,4280,3980,207
Speculum Humanae Salvationis0,3980,3980,277
Manoscritto Voynich0,3830,2980,433

I numeri parlano chiaro: nei libri medievali rilegati correttamente, le pagine confoliate e quelle affacciate hanno punteggi alti e quasi identici, mentre le pagine congiunte (separate dagli altri fogli del fascicolo) hanno una similarità bassissima. Nel Voynich accade l’esatto opposto: il punteggio delle pagine oggi affacciate crolla a 0,298, mentre quello delle pagine congiunte dello stesso bifoglio vola a 0,433. Ogni bifoglio era dunque un’unità di testo continua di quattro pagine.

Testando tutte le permutazioni possibili per rimettere in fila i singulioni nelle sezioni balneologica (120 combinazioni) e delle stelle marginali (720 combinazioni), la coerenza matematica del testo è balzata in avanti rispettivamente del 12,1% e del 20%. Non solo: il nuovo ordine statistico fa iniziare i capitoli esattamente con le uniche pagine che presentano un grande carattere “capolettera” ingrandito in alto a sinistra (le carte 76r e 105r) e avvicina le illustrazioni gemelle delle vasche da bagno.

Rimettere le pagine nell’ordine originale — anche studiando i contorni di una grande macchia d’acqua sul margine superiore che oggi salta da un foglio all’altro senza continuità — non ci regala ancora la traduzione immediata. Ma come ricordano gli autori citando Cain’s Jawbone, il celebre romanzo giallo del 1934 stampato con le 100 pagine mescolate (che nessuna IA è mai riuscita a riordinare), nessun crittografo potrà mai decifrare un codice se prima non rimette i fogli nel verso giusto.

 

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