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Il misterioso lanciatore a bordo della USS Carl M. Levin: che cosa stanno organizzando gli USA
Foto recenti svelano un lanciatore non identificato sulla USS Carl M. Levin. Dagli intercettori low-cost ai droni esca, ecco come il Pentagono tenta di abbattere i costi folli della guerra asimmetrica.

Mentre il dibattito pubblico si accapiglia quasi quotidianamente sui grandi numeri dei bilanci statali, la vera innovazione militare — e le sue dirette conseguenze industriali — si gioca spesso in pochi metri quadrati di ponte di volo. Alcune recenti immagini diffuse dal Corpo dei Marine, scattate alla base di Pearl Harbor, hanno svelato una novità inaspettata a bordo del cacciatorpediniere classe Arleigh Burke USS Carl M. Levin (DDG-120): un nuovo, e finora sconosciuto, lanciatore multicella.
Situato a poppa, incastrato tra i tubi lanciasiluri di sinistra e il sistema di lancio verticale (VLS) Mk 41, l’apparato presenta una base circolare, verosimilmente fissa, e una struttura trapezoidale che sembra potersi sollevare per fare fuoco. Un dettaglio tecnico per gli addetti ai lavori, certo, ma che nasconde una precisa urgenza strategica ed economica per la Marina degli Stati Uniti.
L’Economia della Difesa contro i Droni
Non serve essere dei raffinati analisti per comprendere che l’attuale dottrina navale ha un disperato problema di costi. Le recenti operazioni navali e le tensioni in Medio Oriente hanno dimostrato un’asimmetria finanziaria insostenibile: abbattere droni commerciali modificati o barchini kamikaze da poche migliaia di dollari utilizzando missili SM-2 da oltre due milioni di dollari l’uno è la ricetta perfetta per mandare in bancarotta i budget della Difesa.
USS Carl M. Levin (DDG 120) got a new Hellfire/JAGM launcher improving C-UAS capability.
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米海軍DDGへのC-UAS用Hellfire/JAGM発射機搭載 – OSINFO https://t.co/R8hyf4B6L6#はてなブログ— おるか (@hone_hone_bone_) April 8, 2026
La necessità di intercettori più economici, per evitare di lanciare lingotti d’oro contro sciami di zanzare, è quindi diventata la priorità assoluta del Pentagono. Probabilmente questa nuova installazione è parte di un progetto che permetta di contrastare i droni, sia marini, sia volanti, con contromisure dai costi più contenuti rispetto ai missili antiaerei e antimissile
Cosa nasconde il nuovo lanciatore? Le Ipotesi
Sebbene il mistero non sia ancora stato svelato ufficialmente dai vertici della Marina, incrociando i dati a disposizione gli esperti propendono per tre opzioni principali:
- L’intercettore White Spike (Zone 5 Technologies): Attualmente in fase di valutazione sotto l’egida del progetto “Counter-NEXT” del Pentagono, questo sistema anti-drone a basso costo si sposa perfettamente con le forme del lanciatore avvistato sulla Levin.
- Missili AGM-179 JAGM (Lockheed Martin): Derivati dai celebri Hellfire, questi missili a guida radar millimetrica nascono per colpire bersagli di superficie (come piccoli natanti ostili), ma sono in rapida evoluzione verso un ruolo anti-drone. Lockheed Martin aveva già presentato concept di lanciatori quadrinati posizionati esattamente in quella sezione della nave.
- Droni esca e “Loitering Munitions”: La terza via è lanciare droni per combattere i droni, o per ingannare i missili antinave in arrivo, creando falsi bersagli per confondere i radar avversari e disperdere la minaccia. In questo caso si tratterebbe di qualche nuovo tipo di strumenti sperimentale non ancora ben chiarito
In ogni caso si tratta di tentativi mirati al controllo e all’opposizione di piccoli mezzi autonomi veloci, sia volanti, sia di superficie, contro cui le marine attuali risultano ancora piuttosto scoperte.
Le Ricadute sul Complesso Industriale
Questa transizione tecnologica non è solo una questione di sopravvivenza tattica, ma un preciso indirizzo di politica industriale. Affidarsi a progetti come il Counter-NEXT del Defense Innovation Unit (DIU) significa spostare fette di bilancio dai colossi intoccabili della difesa verso startup tecnologiche e aziende più snelle.
Le forze armate USA stanno cercando di fare un passo avanti verso una vera e propria politica industriale militare che faccia passare da grandi commesse miliardarie, con risultati produttivi limitati, verso a produzioni di massa di armi meno costosse, magari apparentemente meno raffinate, ma studiate per contrastare attacchi a basso costo. La classe Arleigh Burke si conferma il “cavallo da tiro” della flotta: si testa il prototipo su una singola nave, si valuta la spesa, si verifica l’efficacia e solo dopo si foraggia l’industria per la produzione. Ricordiamo che questo non è il solo prototipo installato su un cacciatorperdiniere: sul Bainbridge è stato installato il sistema Coyote anti drone:
La USS Levin, con il suo enigmatico lanciatore, non è quindi solo una nave meglio armata, ma il simbolo di un sistema industriale che si riadatta alle logiche di efficienza applicate all’arte della guerra.








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