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Il Miraggio Tedesco dell’Energia “Green” e il problema del Rame: analisi del progetto “Sila Atlantik”, elettrodotto dala Marocco alla Germania

I calcoli non mentono: servono 600.000 tonnellate di rame per importare l’energia che una singola centrale nucleare produrrebbe alla metà del prezzo. Ecco i numeri che la politica ignora.

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La crisi energetica tedesca ha riaperto i cassetti dei sogni proibiti dell’ingegneria continentale. Con la chiusura definitiva delle proprie centrali nucleari e la perdita del gas russo a basso costo, la Germania si trova di fronte a un bivio esistenziale per la propria industria pesante. La risposta, spinta dalla Deutsche Bahn (DB) e supportata dal governo federale, ha un nome che evoca grandezza e sfide logistiche immense: Sila Atlantik.

Tuttavia, grattando la superficie della narrazione “green”, emergono sfide fisiche ed economiche che rischiano di trasformare questo progetto in un monumento all’inefficienza, specialmente se confrontato con le moderne alternative nucleari come la centrale di Barakah negli Emirati Arabi Uniti.

Sila Atlantik: Un cordone ombelicale di 3.500 km

Il progetto “Sila Atlantik” non è un semplice elettrodotto, è un tentativo di ridisegnare la geografia energetica. L’idea è collegare direttamente i campi eolici e solari della regione di Dakhla (Marocco/Sahara Occidentale) con la rete tedesca.

I numeri del progetto:

  • Capacità Installata alla fonte: 15 Gigawatt (GW) di eolico e solare.
  • Obiettivo di Importazione: 26 Terawattora (TWh) all’anno.
  • La Sfida: Trasportare questa energia non via terra (attraverso Spagna e Francia, con i relativi colli di bottiglia normativi e tariffari), ma via mare, lungo la piattaforma continentale atlantica, aggirando l’Europa occidentale per approdare direttamente nel Mare del Nord o in Germania settentrionale. Una sorta di Nord  Stream energetico: la Germania non vuole avere nulla a che fare con gli altri paesi europei.

Si tratta di posare cavi sottomarini per una distanza stimata tra i 3.000 e i 3.500 km. Non esiste al mondo, ad oggi, un cavo sottomarino di questa lunghezza e potenza.

Lo Spettro di Desertec: Perché il passato insegna (e viene ignorato)

Quindici anni fa, il consorzio Desertec prometteva di alimentare il 15% dell’Europa con il sole del Sahara. Il progetto, stimato in 400 miliardi di euro, fu bocciato e infine smantellato. Perché?

  • Antieconomicità del Trasporto: All’epoca si pensava a reti terrestri (AC/DC miste). I costi di transito attraverso i paesi terzi e le perdite di energia rendevano il chilowattora marocchino più costoso di quello prodotto nel grigio nord della Germania.
  • Instabilità Geopolitica: Le Primavere Arabe mostrarono quanto fosse rischioso affidare la sicurezza energetica europea a regioni politicamente volatili.
  • Tecnologia Acerba: Il solare a concentrazione (CSP), su cui Desertec puntava, si rivelò un fallimento economico rispetto al crollo dei prezzi del fotovoltaico e dell’eolico.

Sila Atlantik cerca di risolvere il problema geopolitico (accordo bilaterale diretto) e tecnico (cavi sottomarini diretti), ma si scontra con una barriera fisica ed economica ancora più alta: il costo delle materie prime.

La Fisica del Trasporto: Perché solo la Corrente Continua (HVDC)?

Perché non usare la normale corrente alternata (AC) che usiamo nelle nostre case? La risposta risiede nella fisica dei conduttori immersi in acqua salata.

Un cavo sottomarino AC si comporta come un gigantesco condensatore. L’isolante separa il conduttore (rame) dall’acqua (terra). Poiché la corrente alternata inverte la polarità 50 volte al secondo, il cavo deve caricare e scaricare questo “condensatore” continuamente.

Questo fenomeno genera la corrente di carica capacitiva. Su distanze sottomarine superiori a 80-100 km, questa corrente parassita saturerebbe interamente il cavo, non lasciando spazio per trasportare energia utile. Sarebbe come riempire un tubo d’acqua che perde pressione ogni metro: alla fine non esce nulla.

La Corrente Continua ad Alta Tensione (HVDC) non ha frequenza (0 Hz). Una volta caricato il cavo all’accensione, non c’è più dispersione capacitiva. È l’unica via fisica per coprire 3.500 km. Ma questa “via” deve essere pavimentata di metallo prezioso.

Noor Ouarzazate Solar Complex in Marocco

Il “Conto del Rame”: L’analisi dei costi occulti

Qui risiede il cuore del problema economico. Per trasportare 15 GW su 3.500 km con perdite accettabili, non bastano cavi normali. Servono autostrade di rame purissimo.

Riprendiamo i calcoli dimensionali per un sistema HVDC da $\pm 525$ kV:

  • Per trasportare 15 GW, servono circa 14.300 Ampere.
  • Considerando la dissipazione termica sottomarina, sono necessari almeno 4 bipoli (8 cavi indipendenti).
  • Ogni cavo richiede una sezione di rame di circa 2.500 mm².

Il fabbisogno materiale:

Moltiplicando la sezione per la lunghezza (3.500 km) e per la densità del rame, otteniamo circa 78.000 tonnellate di rame per singolo cavo.

Per 8 cavi, il totale è di 627.200 tonnellate di rame.

Il costo:

  • Al prezzo medio di mercato (circa 9.000 $/ton), il costo della sola materia prima grezza è di 5,6 miliardi di dollari. Il prezzo proposto è di gran lunga inferiore a quello del mercato, ma siamo ottimisti
  • Tuttavia, un cavo sottomarino HVDC finito (lavorato, isolato con XLPE, armato in acciaio e piombo) costa tra le 4 e le 5 volte il prezzo del rame contenuto.
  • Stima conservativa del solo sistema di cavi (escluse stazioni convertitrici e posa): 25 – 28 Miliardi di Euro.

A questo va aggiunto il costo delle navi posacavi (che impiegheranno anni per stendere 28.000 km complessivi di cavo), le stazioni di conversione (circa 2-3 miliardi) e la manutenzione in un oceano ostile. E non abbiamo considerato nulla sugli impianti di generazione. Siamo nell’ipotesi che l’energia provenga, letteralmente, dal nulla

Il Confronto Impietoso: Sila Atlantik vs Nucleare (Barakah)

Per capire se il progetto è “antieconomico”, dobbiamo confrontarlo con un’alternativa moderna di generazione massiva e continua (“baseload”), come la centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti, recentemente completata dalla Corea del Sud, con tutti i crismi della sicurezza.

  1. Barakah Nuclear Power Plant (UAE)
  • Tecnologia: 4 reattori APR-1400 (Corea del Sud).
  • Potenza Installata: 5,6 GW.
  • Costo di Costruzione: Circa 24,4 Miliardi di Dollari (stima ufficiale, includendo costi finanziari e overruns si arriva a 30-32 miliardi).
  • Fattore di Capacità: Il nucleare lavora 24/7. Il fattore di capacità medio è del 90%.
  • Energia Prodotta (Output): Ca 44 TW/Anno
  1. Sila Atlantik (Marocco -> Germania)
  • Potenza Installata (Fonte): 15 GW (Eolico + Solare).
  • Obiettivo Import (Output): 26 TWh/anno (dato dal prompt).
  • Costo Stimato Totale:
    • Cavi e Connessione: ~30 Miliardi €
    • Impianti Eolici/Solari in Marocco (15 GW @ ~1M€/MW): ~15 Miliardi €
    • Totale: ~45 Miliardi di Euro.

Il Verdetto dei Numeri

IndicatoreNucleare (Barakah)Sila Atlantik (Import)
Investimento Totale (Stima)~25 – 30 Miliardi $~45 – 50 Miliardi$
Energia Consegnata all’anno44 TWh26 TWh
Costo per TWh (Infrastruttura)BassoAltissimo
AffidabilitàContinua (Baseload)Intermittente (dipende dal meteo marocchino)
Sicurezza StrategicaImpianto sul suolo nazionaleCavo di 3.500 km in acque internazionali

E la sicurezza?

La Germania ha deciso per un cavo sottomarino offshore, lunghissimo, per non pagare diritti di transito a Spagna e Francia. Bene, bravi, ma un cavo sottomarino offshore non è esattamente sicuro: visto quello che è successo nel sorvegliatissimo Mar Baltico, appare evidente che, per tagliare un cavo sottomarino, non sia necessario un minisommergibile, ma basti una nave mercantile con un’ancora sul fondo. Senza poi considerare che, comunque, la Germania si appoggierebbe comunque a un paese Nodafricano, attualmente stabile, ma in futuro?

Conclusioni: Logica Fisica vs. Logica Politica

L’analisi mostra una disparità sconcertante.

Con un investimento stimato di circa 30 miliardi di dollari, la centrale di Barakah produce 44 TWh di energia pulita ogni anno, in modo costante, su una superficie di pochi chilometri quadrati.

Il progetto Sila Atlantik, per produrre quasi la metà dell’energia (26 TWh), richiede un investimento superiore (stimabile oltre i 45 miliardi tra generazione e trasporto), l’utilizzo di oltre mezzo milione di tonnellate di rame (una risorsa critica scarsa), e la creazione di una delle infrastrutture più vulnerabili al mondo.

L’insistenza su Sila Atlantik non sembra rispondere a una logica economica o termodinamica, ma piuttosto alla necessità politica di evitare il nucleare sul suolo tedesco a qualsiasi costo, anche se quel costo comporta “esternalizzare” la produzione energetica in Africa e spendere miliardi per stendere rame sul fondo dell’oceano. Dal punto di vista della fisica e dell’economia pura, costruire una centrale tipo Barakah nel nord della Germania sarebbe incommensurabilmente più efficiente, sicuro ed economico.

Ma la fisica, a Berlino, deve spesso cedere il passo alla politica.

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