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IL MANIFESTO DEL PARTITO OPPORTUNISTA

A leggere certe notizie in arrivo dalle frontiere della Nuova Civiltà Globale c’è da restare stupefatti. Un senso di muto

sbigottimento per come la profezia marxiana di un mondo finalmente libero dall’alienazione e dallo sfruttamento

capitalistico sia oramai in dirittura d’arrivo per merito non di coloro che avrebbero dovuto inverarla (i proletari), ma

di chi doveva costituirne la prima vittima (i padroni). Dalle parole del top manager di una multinazionale arcinota:

“il nostro business è sempre più focalizzato sui temi della salute e del benessere delle persone”. Insomma, dopo aver

contribuito a destrutturare gli stati nazione – attraverso la scientifica e programmatica erosione della loro sovranità e

grazie alle truppe cammellate delle nuove istituzioni sovranazionali, tipo la UE -, dopo aver spinto per la fine dei

sistemi di welfare onde promuovere i secondi e terzi pilastri della salute a pagamento e della pensione a mutuo, dopo

aver sbriciolato le garanzie minime dei lavoratori precarizzandoli al grido di ‘chi è bravo competa ed emerga e per gli

altri sticazzi’, ora i CEO si stanno concentrando sul vero core business: rendere più ‘stimolante’ la vita dei loro

sottoposti. E non badano a spese. Per esempio, ridefiniscono gli spazi di lavoro e riorganizzano i tempi esistenziali.

Dal Salone del Mobile 2017 di Milano ci dicono che, oggi, vanno via come il pane le ‘scrivanie in comune’ e gli open

space suddivisi, ben che vada, da pudibonde vetrate. Il tutto non per controllare meglio i Fantozzi di turno, ma per

implementare (citiamo testualmente da una fonte) “spazi che siano meno dedicati al singolo e che favoriscano

concentrazione, creatività e collaborazione”. Sentite quest’altra, detta da un project manager di ‘ambienti

professionali’: “oggi l’evoluzione tecnologica ci permette di essere delocalizzati, non si ha più bisogno di un luogo

fisico per lavorare. D’altra parte siamo esseri umani e abbiamo bisogno di contatto con le persone”. Involontario, ma

ineguagliabile, selfie di un un’era: le persone non hanno più bisogno di un ‘contratto’ decente, ma di un ‘contatto’

umano; e forse non hanno più bisogno di un ‘luogo fisico’ per lavorare  perché non hanno più un lavoro dignitoso da

fare. Però, per i pochi fortunati che un lavoro lo trovano, il Super Mega Dirett. Grand. Figl. De. Putt., come direbbe

Fracchia, mette a disposizione scrivanie ‘prenotabili’ (prenotabili! Non solo non hai più un ufficio tuo, non hai più

manco la scrivania), biblioteche, sale cucina “dove consumare frutta fresca e cibi naturali” (citazione da

un’intervista). Insomma, una volta rottamato il concetto giuridico costituzionale  di diritto al lavoro stabile, a tempo

indeterminato, retribuito, per non saper né leggere né scrivere, e già che c’erano, hanno fatto piazza pulita anche dei

luoghi dove uno poteva contare sulle ‘sue’ piccole cose di pessimo gusto (una scrivania, per esempio). Nello stesso

tempo, ai pochi fortunati neoassunti garantiscono non tanto denari (quelli, pochissimi), ma il loro equivalente, cioè

qualsiasi optional (dal reparto cucina alla sala yoga) di cui il precario necessiti per regalare più tempo possibile alla

ditta e dedicare meno tempo possibile ai cavoli suoi. Poi ci pensano i geni del marketing a venderti la rivoluzione

come se fosse la mission ecologica e filantropica di un capitale dal volto sempre più ‘umano’. Il Manifesto del Partito

Opportunista.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

 

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