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IL GOVERNO ARTIFICIALE

 

Forza Italia passa all’opposizione e chiunque potrebbe chiedere: “Dov’è la notizia?” Infatti, se per notizia si intende una novità, la notizia non c’è. Ma basta considerare come si forma normalmente un governo per vedere che un cambiamento ora c’è: abbiamo un governo artificiale.

Dopo le elezioni si formano due Camere sulla base dei risultati di quelle elezioni e il successivo governo rispecchia la loro costituzione. Una volta che si ha una maggioranza, questa concede il voto di fiducia al suo governo. Lo schema è dunque: il governo rispecchia la maggioranza parlamentare che a sua volta rispecchia la maggioranza del Paese.

Nella nostra Camera dei Deputati, il Pd ha il 54% dei seggi – pur essendo lontanissimo dall’avere ottenuto il 54% dei voti – perché così vuole l’attuale legge elettorale, intesa ad assicurare la stabilità e la governabilità a qualunque costo. se dipendesse solo dalla Camera, il Pd potrebbe governare per cinque anni, quand’anche il suo governo fosse sgradito al settanta per cento degli elettori.

Al momento del varo della legge, però, il Presidente della Repubblica di allora, Ciampi, si ricordò che, per la Costituzione, il Senato è eletto su base regionale, e dunque volle che quel premio fosse assegnato su base regionale. Dal momento che destra e sinistra in Italia sono in bilico, il risultato è stato che in bilico si è ripetutamente trovato anche il Senato, rendendo l’Italia pressoché ingovernabile.

Tutto ciò sembrava superato quando si è formato “il governo delle larghe intese”: anche al Senato la maggioranza corrispondeva a quella degli elettori. Ma col passaggio di Forza Italia all’opposizione, il governo governa contro la maggioranza degli italiani.

Infatti, se Forza Italia si fosse scissa nel senso che il venti per cento passava all’opposizione e il restante ottanta per cento continuava a sostenere il governo, ciò non sarebbe successo. Dal momento che è avvenuto il contrario, l’esecutivo corrisponde alla maggioranza nelle Camere, ma non a quella nella nazione.

Naturalmente i fuorusciti del Pdl potrebbero dire che sono loro, rimanendo fedeli al governo, ad interpretare al meglio la volontà degli elettori. Ma ciò potrebbero confermarlo solo nuove elezioni e le precedenti esperienze non sono incoraggianti.

Le conseguenze sono comunque drammatiche per il Pd. Se si stesse navigando in piena bonaccia, questo sostanziale monocolore sarebbe la massima fortuna: avrebbe il potere senza doverne rendere conto a nessuno. Nella realtà l’Italia è in grave pericolo e il governo non può farci niente. Attualmente lo spread con i Bund tedeschi è poco sopra i 230 punti base, ma se schizzasse verso l’alto come ha fatto due volte (autunno 2011, estate 2012), il peso degli interessi schizzerebbe anch’esso verso su, e non per l’ammontare dei pochi miliardi intorno ai quali ci si è tanto accapigliati per la legge di stabilità. Nulla esclude poi che le Borse improvvisamente confessino di sapere da sempre che il debito pubblico italiano, come quello spagnolo, francese, ecc., non è garantito da niente. In questo caso, con le somme stanziate dall’Unione Europea per fronteggiare la crisi ci si comprerebbero solo degli ansiolitici.

Se invece tutto va proprio bene, e si prosegue sulla via gloriosamente intrapresa da Mario Monti, o si continuerà a scendere lungo la china perversa della depressione, o ci si fermerà alla miseria attuale, ma solo perché si è toccato il fondo. Purtroppo, invece di confessare che il futuro non dipende da noi, per dovere d’ottimismo istituzionale il governo ha continuato a parlare di lendemains qui chantent, di rilancio dell’economia, di luci in fondo al tunnel e la gente alla lunga gli rimprovererà aspramente di averla presa per i fondelli.

A Forza Italia l’uscita dalla maggioranza offre la possibilità di smarcarsi da questa condizione per far finta che, fosse stata al governo, avrebbe fatto di meglio. Non sarebbe per nulla vero, ma come dimostrarlo? Chi è al governo è responsabile della conduzione del Paese. Forza Italia dunque beneficerà del dubbio e della rendita costituita dalla demagogia e ciò potrebbe permetterle qualche successo.

Salvo ad essere fanatici, bisogna confessarsi che c’è poco da scegliere. Dipendiamo dall’Europa e – a meno che non ne usciamo, a nostro rischio e pericolo – subiremo le conseguenze di tutti gli errori che questa Europa continua a commettere. Un tempo si sognava un Uomo della Provvidenza che tirasse l’Italia fuori dai guai. Ora siamo costretti a sognare un Superuomo della Provvidenza che sia capace di tirare fuori dai guai un intero Continente. Giove personalmente, dunque, dal momento che fu colui che si dimostrò più forte dei Titani.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

26 novembre 2013

 

 

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