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EconomiaUSA

Il gigante del lusso dai piedi d’argilla: Saks Global verso il Chapter 11. Neiman Marcus non è bastata?

Crisi nera per il lusso USA: Saks Global, proprietaria di Saks Fifth Avenue e Neiman Marcus, valuta la bancarotta (Chapter 11). Debiti schiaccianti e crisi di liquidità mettono a rischio il colosso nato dalla fusione da 2,7 miliardi. Possibili chiusure e addio del CEO.

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Siamo di fronte al classico caso di “indigestione finanziaria”? Sembrerebbe proprio di sì. Saks Global Enterprises, la holding colosso del lusso che controlla icone come Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman, sta seriamente valutando il ricorso al Chapter 11.

Secondo indiscrezioni sempre più insistenti raccolte da Bloomberg, la società si trova a corto di liquidità e schiacciata da un debito che non perdona, con una scadenza cruciale di oltre 100 milioni di dollari prevista proprio per la fine di dicembre.

La fusione che doveva cambiare tutto (e invece…)

Solo un anno fa, nel dicembre 2024, si celebrava la nascita di un titano del retail. Saks Global finalizzava l’acquisizione di Neiman Marcus Group per 2,7 miliardi di dollari. L’obiettivo, nelle parole del presidente esecutivo Richard Baker, era creare un “portafoglio di lusso multimarca senza pari”. Sulla carta, una mossa strategica per dominare il mercato. Nella realtà, si è rivelata una corsa a ostacoli.

Invece di una crescita esponenziale, il gruppo si è trovato a gestire una crisi di liquidità acuta. Nonostante i tentativi di ottenere finanziamenti d’emergenza e la vendita di asset, l’opzione della bancarotta assistita sembra essere l’ultima spiaggia rimasta per ristrutturare un debito divenuto insostenibile.

Ecco la composizione attuale del portafoglio che rischia il collasso:

Brand PrincipaleTipologiaStato Attuale
Saks Fifth AvenueDipartimento di LussoChiusure e tagli al personale
Neiman MarcusDipartimento di LussoAcquisito nel 2024, sotto pressione
Saks OFF 5THOutlet / Off-priceChiusure programmate fino al 2026
Bergdorf GoodmanLusso EsclusivoPossibile vendita quota minoranza (49%)

Misure disperate per tempi disperati

La situazione è talmente critica che i creditori hanno avviato colloqui riservati per un potenziale prestito debtor-in-possession, una forma di finanziamento specifica per le aziende che entrano in procedura fallimentare, permettendo loro di continuare a operare mentre si riorganizzano.

Nel frattempo, la scure dei tagli si è abbattuta pesantemente sulla gestione operativa:

  • Tagli al personale: Centinaia di licenziamenti nell’ultimo anno.

  • Chiusura sedi: Dismissione di uffici aziendali e negozi, inclusa la storica chiusura della location di San Francisco dopo quasi 45 anni.

  • Ritiro dal Canada: Chiusura della maggior parte delle sedi Saks e Hudson’s Bay nel mercato canadese.

Come se non bastasse, si vocifera che il CEO Marc Metrick, nominato appena un anno fa per guidare questa corazzata, stia preparando le valigie.

Un pezzo di storia americana in saldo

Fa un certo effetto pensare che un marchio nato nel 1867 dall’intraprendenza di Andrew Saks, capace di sopravvivere a guerre mondiali e crisi finanziarie, si trovi oggi in ginocchio. Dalle prime vetrine a Washington D.C. all’espansione iconica su Fifth Avenue nel 1924, Saks ha rappresentato il sogno americano del commercio al dettaglio.

Tuttavia, la storia insegna che il prestigio non paga i conti. Le manovre finanziarie degli ultimi decenni, dai passaggi di proprietà tra BATUS, Investcorp e infine Hudson’s Bay, hanno caricato la struttura di aspettative e debiti. L’ipotesi di vendere una quota di minoranza del gioiello della corona, Bergdorf Goodman, per circa 1 miliardo di dollari, dimostra che in casa Saks si è disposti a vendere l’argenteria pur di restare a galla.

Resta da vedere se il Chapter 11 sarà la fine di un’era o, come spesso accade nell’economia americana, un doloroso ma necessario rito di passaggio per risorgere più snelli, magari a discapito dei lavoratori e dei fornitori.

Rimane il fatto che il mondo del dettaglio tradizionale è sempre più iun crisi un po’ ovunque, con ricadute sul mondo immobiliare e anche sulle città, sempre più tristi, vuote e ridotte a un semplice dormitorio.


Domande e risposte

Perché un gigante del lusso come Saks rischia il fallimento?

Il problema principale non è necessariamente la mancanza di clienti, ma la crisi di liquidità. Saks ha accumulato un debito enorme, aggravato dalla recente acquisizione di Neiman Marcus per 2,7 miliardi di dollari.3 Quando le scadenze del debito (come quella da 100 milioni di fine dicembre) arrivano e non c’è cassa sufficiente, l’azienda va in crisi tecnica, indipendentemente dal valore del brand. È un classico caso di eccessiva leva finanziaria.

Cos’è il prestito “debtor-in-possession” citato nel testo?

È uno strumento finanziario tipico del diritto fallimentare statunitense. Quando un’azienda entra nel Chapter 11, ha bisogno di fondi per continuare a pagare dipendenti e fornitori mentre si ristruttura. Questo prestito ha una “super priorità” rispetto agli altri debiti preesistenti. In pratica, chi presta soldi ora a Saks ha la garanzia di essere rimborsato prima di tutti gli altri creditori storici se le cose dovessero andare male.

Il Chapter 11 significa che i negozi chiuderanno per sempre?

No, non necessariamente. Il Chapter 11 è una procedura di riorganizzazione, non di liquidazione (che sarebbe il Chapter 7). Permette all’azienda di “congelare” i debiti passati e negoziare con i creditori per tagliare i costi e ristrutturare il business. Tuttavia, questo processo comporta quasi sempre un ridimensionamento: è molto probabile che vedremo la chiusura dei negozi meno profittevoli e ulteriori tagli al personale per ridurre i costi operativi.

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