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Il Double Standard in Economia

Da oggi ci onoriamo di ospitare articoli di Gianni Pardo, giornalista validissimo.
 
Gianni

Niccolò Machiavelli non ha raggiunto fama universale per avere inventato qualcosa ma per avere avuto il coraggio di mettere nero su bianco ciò che i politici sapevano da sempre e non osavano dire. E per questo è stato considerato immorale. Il Segretario Fiorentino in realtà si è limitato a constatare la realtà: il Principe non può permettersi scrupoli morali. I suoi avversari non ne hanno e se lui fosse onestissimo si metterebbe in condizioni di inferiorità. Se poi il popolo pretende che egli sia addirittura un modello di virtù – diversamente non gli obbedirebbe – non gli rimane che far credere di avere tutte le virtù che non ha. Consiglio immorale? No: regola di sopravvivenza.

Tutto ciò è evidente e tuttavia, quasi cinque secoli dopo, il nome di quel grande maestro è sinonimo di cinismo. I giornali traboccano di aneliti di moralità politica, anche imposta col codice penale, e mentre perfino la Chiesa ha tolto “il Principe” dall’index librorum prohibitorum, i Catoni di periferia non mollano e non fanno che invocare il rogo.

Anche in economia, come in politica, la morale non ha cittadinanza. Se per beneficare qualcuno si conclude volontariamente un contratto svantaggioso, si sarà compiuta un’azione moralmente lodevole ma l’atto rimarrà economicamente sbagliato. E figurarsi quanto sbagliato sarà pretendere per motivi morali che altri si autodanneggino. E tuttavia è proprio ciò che avviene ogni giorno, con un contrasto anche più stridente di quello che si ha in politica. Qui infatti ci possono essere perfetti galantuomini che, lontani dalle stanze del potere, non sanno come vanno effettivamente le cose. E per questo si fanno delle illusioni. In economia invece avviene che si abbiano due modi di ragionare completamente diversi da parte dello stesso individuo, secondo che si occupi di sé o della collettività. Personalmente si comporta in modo perfettamente razionale ed anzi egoistico – secondo le leggi dell’economia classica – e al contrario comincia a sragionare se si parla dell’intera società. Se pensa che pagherà lo Stato, bada solo ai nobili scopi da raggiungere e considera l’attenzione ai costi un atto moralmente riprovevole.

È facile osservare questa contraddizione. Se chiedessimo a singoli cittadini di nutrire un’altra famiglia oltre la propria, di pagare dei dipendenti che non lavorano o altre assurdità economiche, otterremmo reazioni irriferibili. E tuttavia come collettività gli stessi cittadini richiedono esattamente questo. Sono felici se possono andare in pensione da giovani, applaudono il governo quando sovvenziona imprese decotte, sostengono una magistratura che protegge impiegati battifiacca oppure operai sabotatori e alcuni parlano addirittura di “reddito di cittadinanza”. Cioè del favolistico diritto di vivere a carico degli altri.

Tutto ciò ha una spiegazione. Quando i singoli agiscono per sé, credono di avere il diritto di seguire il proprio interesse. Quando invece considerano il comportamento del prossimo, su quel diritto fa aggio la morale: gli altri hanno il dovere della massima generosità e soprattutto il ricco dovrebbe dare tutto quello che ha. Ciò significa che, se la spesa è a carico di qualcun altro, si tiene conto soltanto della finalità morale. E naturalmente il meccanismo funziona al meglio quando a pagare è lo Stato. Il cittadino non capisce che in questo caso non paga “un altro”, ma “lui stesso” in quanto contribuente. E per questo tende a caricare la P.A. di mille incombenze e di mille spese, fino a portare la pressione fiscale a livelli da incubo.

In Italia l’insieme dei cittadini spende meno dello Stato, cioè gli consegna gemendo più della metà di ciò che guadagna. Ma perfino oggi che siamo in miseria la mentalità non cambia: la maggioranza dei cittadini e dei politici non invoca un fisco meno esoso, invoca una migliore lotta all’evasione. I giornali, invece di capire che gli è stata resa la vita impossibile, condannano con la massima severità gli imprenditori che delocalizzano. In economia impera un irrefrenabile double standard, secondo che si tratti di noi stessi o della cosa pubblica. E tutto ciò ci ha portati alla situazione in cui siamo.

I cittadini che vogliono applicare le regole della morale all’economia sarebbero perdonabili se poi comprassero dal negoziante che ha più bisogno di guadagnare piuttosto che da quello che pratica i prezzi più bassi. Invece privatamente siamo tutti Shylock, pubblicamente tutti angelici benefattori. Rischiamo così di essere moralmente più ipocriti del tollerabile ed economicamente più stupidi di quanto sia compatibile con la prosperità.

 

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

 


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