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Il “Designated Survivor”: tra protocollo della Guerra Fredda e realtà politica nel prossimo State of the Union
Chi è il “sopravvissuto designato” che salterà il discorso di Trump? Viaggio nel protocollo d’emergenza nato dalla Guerra Fredda che garantisce la sopravvivenza degli Stati Uniti in caso di catastrofe.

C’è un momento, durante il discorso dello Stato dell’Unione (SOTU), in cui il Campidoglio di Washington diventa il luogo più affollato e, potenzialmente, più vulnerabile del pianeta. In quell’aula si riunisce l’intero potere degli Stati Uniti: il Presidente, il Vicepresidente, il Gabinetto al completo, i giudici della Corte Suprema e i membri del Congresso. Un incubo per la sicurezza che la democrazia americana gestisce con un misto di pragmatismo d’altri tempi e una buona dose di drammaticità hollywoodiana.
Entra in scena il “Designated Survivor”, il sopravvissuto designato. Non è solo il titolo di una fortunata serie TV con Kiefer Sutherland (dove, per la cronaca, un’esplosione spazza via l’intero governo elevando un oscuro Segretario della Casa a POTUS), ma una precauzione costituzionale nata nei giorni più bui della Guerra Fredda.
Perché si sceglie un sopravvissuto?
L’idea è semplice quanto inquietante: se un evento catastrofico dovesse colpire il Campidoglio durante il discorso, deve esserci qualcuno, legalmente qualificato, in una località segreta e sicura, pronto a prestare giuramento e garantire la continuità del comando.
Sebbene la Casa Bianca tenda a mantenere il riserbo fino all’ultimo minuto, la scelta cade solitamente su un membro del Gabinetto. I criteri sono ferrei:
- Deve possedere i requisiti di eleggibilità per la presidenza (nascita negli USA, almeno 35 anni di età).
- Viene scortato in un luogo protetto con la “valigetta nucleare” e un team di esperti pronti a gestire ogni dipartimento governativo.
I precedenti e le curiosità
Durante la prima amministrazione Trump, abbiamo visto alternarsi in questo ruolo i Segretari dell’Interno, dell’Energia e dell’Agricoltura. Curiosamente, nel 2021, con l’amministrazione Biden e in piena pandemia, il protocollo subì una variazione: con molti membri del Gabinetto collegati da remoto per il distanziamento sociale, la necessità di un unico “sopravvissuto” fisico divenne quasi superflua, ma la tradizione è poi tornata ai suoi fasti solenni.
Non è solo l’esecutivo a proteggersi. Anche il Congresso ha iniziato a designare i propri “sopravvissuti”. Per quest’anno, il deputato Mike Thompson (D-Calif.) è stato scelto dal leader della minoranza Hakeem Jeffries per restare lontano dall’aula. Non si sa se vi sia un candidato Repubblicano.
Una procedura che fa riflettere
Alberto Gonzales, che ricoprì il ruolo per George W. Bush nel 2007, descrisse l’esperienza come “sobria e destabilizzante”. Ci si ritrova in un bunker, circondati da faldoni che spiegano come governare una nazione ferita, mentre in TV si guarda il proprio Presidente parlare.
Ecco una sintesi delle figure coinvolte storicamente e dei requisiti:
| Ruolo | Requisito Principale | Posizione durante il SOTU |
| Membro del Gabinetto | Cittadinanza USA per nascita | Località segreta (es. Camp David o bunker) |
| Scorta Militare | Possesso dei codici nucleari | Sempre al seguito del designato |
| Membri del Congresso | Rappresentanza legislativa | Scelti per garantire la continuità del ramo legislativo |
In un mondo sempre più instabile, dove la teoria economica keynesiana ci ricorda che lo Stato deve essere il garante di ultima istanza della stabilità, il “sopravvissuto designato” rappresenta l’assicurazione estrema. Un protocollo che speriamo resti sempre e solo un’interessante nota a margine della politica americana e non la trama di un nuovo thriller della domenica sera.







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