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Il D-21 della Lockheed: il drone spia americano che fece la fortuna di Russia e Cina

Il rivoluzionario drone supersonico D-21 della Lockheed Martin doveva spiare i siti nucleari comunisti negli anni ’60. Finì per schiantarsi in Siberia e in Cina, regalando a Mosca e Pechino la tecnologia aerospaziale americana più avanzata dell’epoca.

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Mentre oggi il colosso aerospaziale statunitense Lockheed Martin fa notizia per i suoi nuovi droni tattici, come il furtivo “Vectis” e il “Nomad” a decollo verticale, la storia militare ci regala un promemoria affascinante e un po’ amaro. Sessant’anni fa, gli Stati Uniti tentarono di rivoluzionare lo spionaggio con un drone supersonico che sembrava uscito dalla fantascienza: il D-21. Un capolavoro di ingegneria che, ironia della sorte, finì per essere decodificato proprio dai nemici che doveva spiare.

Il contesto: la crisi dell’U-2 e la necessità di un rimpiazzo

Per comprendere la genesi del D-21, dobbiamo tornare al 1° maggio 1960, nei cieli di Sverdlovsk. L’abbattimento dell’aereo spia U-2 da parte della contraerea sovietica e la cattura del pilota Francis Gary Powers misero fine all’impunità dei voli di ricognizione statunitensi. Il presidente Eisenhower vietò ulteriori missioni con equipaggio umano sopra l’URSS.

Un U-2 Dragon Lady  (U.S. Air Force photo by Airman 1st Class Matthew Seefeldt)

Tuttavia, il Pentagono e la CIA avevano un disperato bisogno di intelligence, in un momento in cui la tecnologia satellitare era ancora acerba. Serviva una soluzione ponte: un velivolo senza pilota in grado di penetrare lo spazio aereo ostile, raccogliere dati e tornare a casa.

La CIA si rivolse a Clarence “Kelly” Johnson, il genio a capo della divisione Skunk Works di Lockheed Martin. La risposta di Johnson fu il D-21, un velivolo che sfruttava la tecnologia della nascente famiglia di aerei ad alta velocità A-12/SR-71 “Blackbird”, ma con una differenza fondamentale: il sistema di propulsione.

Specifiche tecniche del D-21

Il D-21 non era un semplice aeromodello ingrandito. Era una meraviglia tecnica che richiedeva un approccio innovativo alla guida e un grosso impegno di spesa militare: fondi massicci per un’innovazione radicale.

Di seguito, le caratteristiche principali del velivolo:

CaratteristicaSpecifiche
PropulsioneStatoreattore (Ramjet) Marquardt RJ43-MA-20S4
Velocità massimaOltre Mach 3.3 (circa 4.000 km/h)
Altitudine operativaFino a 95.000 piedi (circa 29 km)
Raggio d’azione3.000 miglia nautiche (5.500 km)
Carico utileModulo fotocamera con sistema di recupero via paracadute

Il problema del motore statoreattore è che non può partire da fermo: necessita di un flusso d’aria ad altissima velocità per attivarsi. Per questo, il D-21 doveva essere lanciato da un aereo madre, la variante M-21 del Blackbird. Quindi era necessario un aereo potentissimo e moderno per lanciarlo:

Drone D-21 su Lockheed M-21 cioè un supersonico SR-71 modificato

Un disastro costoso: l’operazione “Senior Bowl”

La teoria era affascinante, ma la pratica si rivelò drammatica. Durante il quarto volo di test nel 1966, un’onda d’urto asimmetrica portò il drone a collidere con l’aereo madre a Mach 3.25. L’incidente costò la vita a uno dei piloti e pose fine all’uso dell’M-21.

Johnson, rifiutando di abbandonare il progetto, adattò i bombardieri B-52 come piattaforme di lancio. Il progetto, ribattezzato “Senior Bowl”, aveva un obiettivo preciso: fotografare i siti nucleari cinesi di Lop Nor.

DAYTON, Ohio — Lockheed D-21B at the National Museum of the United States Air Force. (U.S. Air Force photo)

DAYTON, Ohio — Lockheed D-21B at the National Museum of the United States Air Force. (U.S. Air Force photo)

DAYTON, Ohio — Lockheed D-21B at the National Museum of the United States Air Force. (U.S. Air Force photo)

Sito di test nucleari di Lop Nur

Tra il 1969 e il 1971 furono lanciati quattro droni operativi (D-21B). Il bilancio fu un fallimento totale, un perfetto esempio di come l’eccesso di complessità tecnica possa vanificare gli obiettivi strategici:

  • Volo 1: Il drone raggiunse il bersaglio, ma il sistema di navigazione andò in tilt. Continuò a volare fino a schiantarsi in Siberia.

  • Volo 2: Scattò le foto con successo, ma il paracadute di recupero fallì e il rullino andò distrutto.

  • Volo 3: Volo perfetto, ma l’aereo da trasporto JC-130 mancò il recupero a mezz’aria. Il prezioso rullino affondò nell’oceano.

  • Volo 4: Il drone si schiantò nella provincia cinese dello Yunnan per un’avaria.

Il programma fu cancellato nel 1971, sostituito dai nuovi satelliti spia, decisamente più affidabili.

DAYTON, Ohio — Lockheed D-21B al  National Museum of the United States Air Force. (U.S. Air Force photo)

L’ironia geopolitica: il regalo a Mosca e Pechino

La parte più affascinante, e ironica, di questa vicenda riguarda ciò che accadde dopo. I due droni schiantatisi in territorio nemico (in Siberia e nello Yunnan) non andarono distrutti completamente.

I sovietici recuperarono i resti del primo drone. Gli ingegneri aeronautici russi, impressionati dall’uso del titanio e dalle soluzioni per resistere al calore cinetico, studiarono a fondo il relitto. Negli anni ’80, in un gesto da Guerra Fredda ormai al tramonto, un agente del KGB restituì un frammento del drone alla CIA, quasi come un beffardo trofeo.

Ancora più interessante è il destino del relitto cinese. Pechino recuperò il quarto D-21 e lo espose nel proprio museo dell’aviazione. Non solo: secondo molti analisti militari, il moderno drone supersonico cinese WZ-8, presentato negli ultimi anni, mostrerebbe un’incredibile somiglianza aerodinamica proprio con il D-21.

Il drone cinese WZ-8

Insomma, il progetto segreto americano, costato milioni di dollari dei contribuenti, non solo non portò a casa una singola foto utile, ma finì per finanziare la ricerca e sviluppo delle due principali superpotenze rivali. Nello stesso tempo potrebbe essere ripreso come base per nuovi strumenti di sorveglianza, anche se l’aereo spaziale X-37b può svolgere molte di queste funzioni in modo più sicuro.

Lo spazioplano X-37B

Una lezione di storia industriale e militare che, oggi più che mai, andrebbe tenuta a mente.

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