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Il “Curatore Fallimentare” in Capo: Trump ridisegna la mappa (e i conti) del Mondo dall’Air Force One
Trump e il “Grande Reset” Sovranista: dal Venezuela alla Groenlandia, ecco come l’America si riprende tutto (senza pagare). Dall’Air Force One, il Presidente ridisegna la mappa globale: Maduro liquidato per sbloccare il petrolio, l’UE umiliata sull’Artico e la pace imposta a suon di dazi. Analisi di una dottrina brutale ma efficace.

Se qualcuno pensava che il secondo mandato di Donald Trump si sarebbe limitato a qualche dazio e a qualche tweet incendiario, il 4 gennaio 2026 rimarrà sui libri di storia come il giorno del risveglio. A bordo dell’Air Force One, di ritorno da un’operazione di successo, il Presidente degli Stati Uniti non ha solo rivendicato un successo militare, ma ha delineato una nuova dottrina economica e geopolitica che fa impallidire i trattati di diplomazia classica. Non siamo di fronte a semplice interventismo; siamo di fronte a una ristrutturazione aziendale su scala globale. La cosa potrà piacere o meno, ma così va il mondo. Il tempo dell’ipocrisia, degli “Obiettivi ambiziosi”, della “Resilienza”, delle Corti Internazionali, dello “Stato di diritto”, che poi era il diritto solo di qualcuno, va in soffitta.
. Ecco la conferenza stampa in toto, dalla Casa Bianca:
Venezuela: Cambio di Gestione, non di Regime (per ora)
L’Operazione Absolute Resolve non è stata solo una dimostrazione di forza muscolare, ma un’operazione di chirurgia finanziaria. La cattura di Maduro – definito ormai un “asset tossico” insormontabile – ha sbloccato uno stallo che durava da decenni.
È interessante notare l’evoluzione di Delcy Rodriguez. La vicepresidente, nota per la sua retorica fiammeggiante contro l’imperialismo yankee, ha compiuto una piruetta pragmatica degna dei migliori trasformisti nostrani. Dopo i primi momenti di aggressività verbale, ha compreso che il vento era cambiato: ora chiede collaborazione. E perché? Perché Trump è stato chiaro: “Comportati bene o farai la fine del tuo capo”, anzi “Peggiore”.
La realtà è che l’eliminazione di Maduro e della sua scorta pretoriana cubana era l’unico modo per rimuovere il “tappo” che impediva al petrolio di fluire. Ecco il piano industriale per Caracas, che farebbe invidia a qualsiasi CEO:
Zero spesa pubblica: Il contribuente americano non sborserà un centesimo.
Ritorno dei colossi: Chevron e le altre “Sette Sorelle” torneranno a gestire gli impianti.
Il bottino: Non miliardi, ma 17.000 miliardi di dollari di riserve stimate di petrolio, che potranno essere sfruttate, nel pensiero di Trump.
Trump tratta il Venezuela come un’azienda fallita con asset immensi: si rimuove il management corrotto, si rimettono in funzione i macchinari (arrugginiti e rubati, dice lui) e si incassano i dividendi. Brutale? Forse. Efficace? I mercati sembrano già festeggiare.
Il “Cortile di Casa”: Cuba, Colombia e i dolori della Sinistra Dem
La Dottrina Monroe è tornata, ma aggiornata al 2026. Se il Venezuela è stato “commissariato”, le ripercussioni a catena sono evidenti.
Cuba è il vero bersaglio collaterale. Senza il petrolio regalato da Caracas, l’isola è, per usare le parole del Presidente, “al conteggio dei dieci”, ma non ci sarà un intervento diretto perché, senza il venezuela, l,’isola imploderà da sola. Ma c’è di più. L’agitazione della sinistra radicale democratica negli USA per queste operazioni non è casuale. C’è un filo rosso che lega l’Avana a certi salotti politici americani; tagliare i fondi a Cuba significa tagliare i collegamenti profondi con una certa “squadra” politica interna che ora protesta a comando.
🧵 Who organized and funded the pro-Maduro demonstrations?
I was up when the news broke that U.S. forces had possibly had a military strike on Caracas. Immediately, I knew where to look next, not for confirmation from the Pentagon, but for signals.
🔗 READ my 1st story for… pic.twitter.com/HbJUqRi4tN
— Asra Nomani (@AsraNomani) January 4, 2026
Sulla Colombia, il messaggio è altrettanto gelido: il tempo dei “narco-stati” tollerati è finito. O Bogotá ripulisce i suoi laboratori, o ci penseranno i droni americani. Anche qui, l’economia della droga è vista come una distorsione di mercato da correggere con la forza.
Groenlandia: l’imbarazzo europeo
Passiamo al freddo nord, dove la situazione si fa, se possibile, ancora più grottesca per noi europei. Trump ha ribadito l’interesse per la Groenlandia. Apriti cielo, indignazione a Copenaghen e Bruxelles. Ma siamo seri? Trump ha ragione da vendere quando deride la Danimarca. Le navi russe e cinesi mappano l’Artico come fosse casa loro, e la risposta danese è stata aggiungere “una slitta trainata da cani” alla difesa dell’isola.
La verità fa male: l’impotenza della Danimarca, dei Paesi Nordici e dell’UE è palese. Se l’Europa avesse voluto blindare la Groenlandia, l’isola sarebbe dovuta entrare nell’UE (cosa che non ha fatto, anzi se ne è ritirata nel 1985) e i Paesi Nordici avrebbero dovuto costruire basi militari vere, non avamposti simbolici. Non vogliono farlo? Non possono farlo? Allora non lamentiamoci se chi ha i mezzi (gli USA) decide di colmare il vuoto strategico in una terra disabitata. Il resto sono chiacchiere da salotto.
Russia e Ucraina: La Pace tramite il Portafoglio
Sul fronte orientale, la strategia Trumpiana è puramente transazionale. È orripilato dalle perdite umane (30.000 morti al mese stimati), ma la soluzione non è l’invio di carri armati, bensì lo strangolamento economico.
Dazi al 500%: L’arma fine di mondo per convincere l’India e gli altri “non allineati” a smettere di comprare greggio russo.
Terre Rare: L’Ucraina pagherà il conto degli aiuti cedendo lo sfruttamento delle sue risorse minerarie agli USA.
Anche qui, Biden aveva “regalato” soldi; Trump vuole un ritorno sull’investimento (ROI). È cinico, ma in un mondo dove la diplomazia ha fallito, il linguaggio del denaro è l’unico che Putin sembra costretto ad ascoltare.
Ordine Interno: La Tolleranza Zero
Infine, il fronte interno. Tra le frodi miliardarie in Minnesota (con accuse pesantissime alla comunità somala e ai leader Dem locali) e la gestione della criminalità nelle città “blu”, Trump si pone come il restauratore dell’ordine. Il dettaglio sui pirati somali eliminati con missili “mortalmente accurati” e il calo del 97% del traffico di droga via mare sono i KPI (Key Performance Indicators) che porta al tavolo.
In sintesi, quello che emerge dall’Air Force One non è il delirio di un pazzo, ma il piano industriale di un liquidatore globale. Elon Musk è definito un “super genio all’80%”; Trump sembra volersi prendere il restante 20%. Per l’Europa, persa nei suoi sogni burocratici, il risveglio sarà brusco. O si paga, o si partecipa, o si viene acquisiti.
Domande e Risposte<
L’operazione in Venezuela risolverà la crisi energetica globale? Potenzialmente sì, ma non subito. Trump parla di 17 trilioni di dollari di riserve, una cifra enorme. Se Chevron e le altre compagnie riusciranno a ripristinare le infrastrutture “marce” in tempi brevi, l’immissione di una tale quantità di greggio sul mercato abbatterà i prezzi, colpendo indirettamente le economie di Russia e Iran. È una mossa che stabilizza l’inflazione occidentale usando risorse sottratte a regimi ostili, perfetta logica di mercato applicata alla guerra.
Perché Trump insiste tanto sulla Groenlandia? Non è una mania immobiliare, è strategia pura. Con lo scioglimento dei ghiacci, l’Artico diventa la nuova rotta commerciale e militare contesa tra Russia e Cina. La Danimarca non ha la forza militare per presidiare un territorio così vasto. Trump applica la logica del “vuoto di potere”: se non lo riempie la NATO (tramite gli USA, visto che l’UE dorme), lo riempiranno i rivali. È una questione di sicurezza nazionale USA, non di orgoglio danese.
Che fine farà il regime cubano senza Maduro? Il destino dell’Avana è appeso a un filo. Il Venezuela era il polmone finanziario ed energetico di Cuba. Tagliato quel cordone, e con una presidenza USA ostile che blocca i flussi di denaro indiretti (anche quelli politici della sinistra americana, come insinuato da Trump), il collasso economico è quasi matematico. Trump prevede che il regime cadrà “per il conteggio dei dieci”, implicando che non servirà un’invasione: basterà la fame di valuta pregiata a far implodere il sistema.








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