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Il Crepuscolo del Sanchismo passa per l’Aragona: Azcón vince, ma è Vox a dettare l’agenda. E la “censura” sui social non salva la Moncloa

Elezioni Aragona 2026: crolla la roccaforte socialista. Il PP vince ma è Vox a raddoppiare i consensi, rendendo inutile la guerra di Sánchez ai social media.

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Se cercavate un segnale inequivocabile sullo stato di salute della politica spagnola, le urne dell’Aragona hanno appena trasmesso un messaggio che farà tremare i vetri della Moncloa. L’Aragona non è una regione qualsiasi: è l’Ohio spagnolo, il termometro che storicamente anticipa chi governerà a Madrid. E il verdetto di questa domenica 8 febbraio è netto: il ciclo di Pedro Sánchez (Partito Socialista Operaio Spagnolo – PSOE) è entrato in una spirale negativa irreversibile, che nemmeno la sua recente crociata contro la libertà di espressione sui social media riesce più a nascondere.

La fine della strategia della paura

Per mesi, la narrazione governativa ha battuto sul tasto del “pericolo fascista”, tentando di demonizzare l’alleanza tra il centro-destra e la destra identitaria. Il risultato? Gli elettori hanno ignorato gli allarmi. Jorge Azcón del Partito Popolare (PP- centrista) si conferma la forza trainante, ma con una vittoria “agrodolce” che necessita di una disamina tecnica.

Il PP vince, certo, ma tocca un soffitto di cristallo. Rispetto al 2023 perde due seggi e l’1,2% dei voti. Chi festeggia davvero è Santiago Abascal: il suo partito, Vox, non solo tiene, ma raddoppia la rappresentanza passando da 7 a 14 seggi. Il dato politico rilevante, che dovrebbe far riflettere i politologi di scuola classica, è che l’appello al “voto utile” moderato non funziona più come argine a destra. Vox sfonda nelle città medie (tra i 1.000 e i 20.000 abitanti) e nelle aree rurali, drenando voti direttamente dal PP.

Il fallimento dei “Ministri-Candidati” e la nemesi di Sánchez

La sconfitta ha un volto preciso: quello di Pilar Alegría. Fino a poche settimane fa Ministra dell’Istruzione e voce del governo nazionale, è stata paracadutata in Aragona per tentare il miracolo. L’esito è stato disastroso. Il PSOE ottiene uno dei peggiori risultati della sua storia regionale, confermando che il marchio “Sánchez” è oggi tossico a livello locale.

La strategia della Moncloa di inviare ministri a competere nelle regioni si è rivelata un boomerang. Gli elettori hanno punito non solo la candidata, ma l’intero impianto del Sanchismo, percepito ormai come un sistema di potere distante, concentrato su battaglie ideologiche (come quella, appunto, per il controllo dei social media e dell’informazione indipendente) piuttosto che sui problemi reali dell’economia e del territorio.

I risultati in dettaglio: la scomparsa del centro

L’analisi dei flussi elettorali ci consegna un parlamento polarizzato e più “semplificato”.

  • PP (Partito Popolare – PPE): 26 seggi (-2). Primo partito, ma incapace di assorbire l’elettorato alla sua destra.
  • PSOE (Socialisti – S&D): 21 seggi. Una debacle che brucia le ambizioni di rimonta nazionale.
  • Vox (Conservatori – ECR): 14 seggi (+7). Il vero vincitore. Senza di loro, non si muove foglia.
  • CHA (Chunta Aragonesista – Regionalisti di Sinistra): 6 seggi (+3). Unica nota positiva a sinistra, raccoglie i cocci del radicalismo e del regionalismo deluso.
  • PAR (Partito Aragonese): 0 seggi. Il dato storico più rilevante: il centro moderato regionalista, che per decenni ha fatto da ago della bilancia, è stato spazzato via.

L’ossessione per i Social Media e la realtà

Perché Sánchez insiste tanto sulla regolamentazione dei social media e sulla “lotta alle fake news”?, fino al divieto fino ai 16 anni e l’obbligo di sede in Spagna, per poterli censurare.  La risposta è nei numeri dell’Aragona. Il controllo dei media tradizionali non basta più a orientare l’opinione pubblica. La crescita di Vox e la tenuta del PP, nonostante una campagna mediatica ostile, dimostrano che l’informazione viaggia su canali che il governo non riesce a silenziare. La sua postura estremistica contro le piattaforme digitali appare ora non come una difesa della democrazia, ma come l’ultimo disperato tentativo di un leader che vede sfuggirgli il consenso reale del Paese.

Scenari di Governance: Azcón ostaggio o alleato?

Si apre ora la partita del governo regionale. La matematica non lascia scampo: Azcón deve governare con Vox. Qualsiasi altra ipotesi (come un’astensione dei socialisti) è fantapolitica. Abascal ha già fatto sapere che il sostegno non sarà gratuito. Se in passato il PP poteva sperare in un appoggio esterno, oggi i numeri impongono un governo di coalizione organica. Questo sposterà l’asse politico della regione – e di riflesso quello nazionale – nettamente a destra su temi come fiscalità, famiglia e gestione dell’immigrazione.

In conclusione, l’Aragona ci dice che il re è nudo. Il bipartidismo perfetto è un ricordo, il centro moderato è evaporato e la destra è plurale ma vincente. Per Sánchez, il 9 febbraio 2026 potrebbe essere ricordato come l’inizio della fine.

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