Seguici su

FinanzaUSA

Il “Canarino nella Miniera” del Credito Privato: il caso Blue Owl e l’illusione della liquidità

Il blocco dei rimborsi da parte di Blue Owl Capital svela le crepe nel mercato da 1.800 miliardi del credito privato. Tra asset non quotati e valutazioni gonfiate, ecco i veri rischi per il risparmio.

Pubblicato

il

Il mercato del credito privato, un colosso da 1.800 miliardi di dollari, sta affrontando il suo più severo stress test dall’ascesa post-2008. Al centro della tempesta si trova Blue Owl Capital, la cui recente decisione di bloccare permanentemente i rimborsi per il suo fondo rivolto al mercato retail ha innescato un’ondata di vendite generalizzata. Mentre il management cerca di inquadrare la mossa come una prudente transizione verso una fase di “raccolta”, voci autorevoli, tra cui l’economista Mohamed El-Erian, avvertono che ci troviamo di fronte a un “canarino nella miniera”. Un segnale che, con una leggera, ma sinistra ironia della storia, riecheggia i primi tremori della crisi finanziaria del 2007-2008.

Siamo di fronte a un caso da manuale di finanziarizzazione estrema: un sistema in cui entità raccolgono enormi quantità di denaro, spesso attraverso veicoli non quotati e opachi, per investire nel debito o nelle azioni di altre aziende, allontanandosi sempre di più dall’economia reale e produttiva per rifugiarsi in un castello di carta basato sull’ingegneria finanziaria.

L’architettura di Blue Owl Capital e il modello del credito privato

Blue Owl Capital (NYSE: OWL) è un gestore di asset alternativi con sede a New York, emerso come forza dominante nell’era della “ricchezza privata”. Nato nel 2021 dalla fusione di Owl Rock Capital, Dyal Capital e Oak Street, l’azienda è stata concepita come uno sportello unico per investitori istituzionali e privati ad alto patrimonio, alla disperata ricerca di rendimenti in un mondo finanziario sempre più volatile. La società non investe direttamente in beni fisici, ma finanzia altre aziende. Praticamente è puro capitale privato, soldi che vengono prestati o usati per acquistare partecipazioni, come una grande, e poco regolata, società finanziaria.

Il modello di business si basa principalmente sulle Business Development Companies (BDC). A differenza dei tradizionali fondi di private equity, riservati a pochi miliardari “accreditati”, le BDC di Blue Owl permettono agli investitori retail di accedere al direct lending. In sintesi, Blue Owl agisce come una banca ombra per aziende di medie dimensioni: troppo piccole per il mercato obbligazionario pubblico, ma troppo grandi per le banche locali. Alla fine del 2025, l’azienda gestiva oltre 307 miliardi di dollari, soprattutto prestiti a società medio-piccole.

Il grande fascino di questo modello era il concetto di “capitale permanente”. Blue Owl rassicurava i clienti sostenendo che, avendo fondi vincolati o “semi-liquidi”, non sarebbe mai stata costretta a svendere asset durante le fasi di flessione del mercato, una cosa che nella storia è già  stata sentita varie volte. In realtà tutte le società sono liquide a parole, fino a quando non arriva qualcuno a chiedere dei soldi.

La Cronistoria della Crisi (2025-2026)

L’attuale tempesta non è scoppiata dal nulla, ma è il culmine di un anno di tensioni tra la rigidità strutturale dei fondi e la psicologia degli investitori. Aggiungiamo che Blue Owl aveva avuto anche la pessima idea di sdippiarsi in una parte quotata in borsa, che quindi scontava quotidianamente l’andamento del mercato, e una non quotata, fatta da investitori privati che avevano creato un fondo parallelo che poi si sarebbe dovuto fondere, con una SPAC, con il principale. Un modo per raccogliere più soldi, ma i fondi non quotati valgono quello che dice l’amministratore. Qui cominciano i guai.

  • Febbraio – Ottobre 2025 (La pressione invisibile): Le richieste di rimborso per i fondi non quotati di Blue Owl (come OBDC II) iniziano a crescere. Gli investitori, spaventati dagli alti tassi d’interesse e da un forte raffreddamento del settore software (su cui il fondo è molto esposto), chiedono indietro i propri capitali.
  • 5 Novembre 2025 (La fusione fallita): Blue Owl annuncia il piano di fondere il fondo privato OBDC II con il suo gemello quotato in borsa, OBDC. Tuttavia, le azioni pubbliche scambiano con uno sconto del 20% rispetto al Net Asset Value (NAV) del fondo privato. Gli investitori comprendono che la fusione brucerebbe all’istante il 20% della loro ricchezza cartacea.
  • 16 Novembre 2025 (L’inchiesta del Financial Times): Il quotidiano britannico pubblica un articolo esplosivo sul rischio del colpo al 20% per gli investitori. Il mercato reagisce con violenza, il titolo Blue Owl crolla, e la fusione viene ritirata a causa della rivolta degli azionisti.
  • 28 Gennaio 2026 (La Class Action): Lo studio legale Robbins Geller Rudman & Dowd LLP avvia una class action, accusando i vertici di aver nascosto per tutto il 2025 i gravi problemi di liquidità.
  • 18 Febbraio 2026 (Il blocco dei rimborsi e la svendita): Cosa fa una società senza liquidità reale? Blocca i rimborsi degli investitori e la distribuzione degli utili. Blue Owl annuncia la restrizione permanente dei rimborsi trimestrali per OBDC II e, per fare cassa, lancia una svendita da 1,4 miliardi di dollari in prestiti a compratori istituzionali (al 99,7% del valore nominale).
  • 19 Febbraio 2026 (La resa dei conti): Le azioni Blue Owl precipitano di oltre il 10% in una sola seduta, trascinando con sé l’intero settore del credito privato. Non che prima andassero meglio, come potete vedere dal grafico sottostante. Ovviamente ora raccogliere nuovi capitali è diventato impossibile.

Quotazioni Blue Owl da Yahoo finance

 

Il rischio dei titoli non quotati e la “Valutazione Fai-da-Te”

L’evento Blue Owl scuote le fondamenta di una narrazione che dipingeva il credito privato come un rifugio sicuro. Da una prospettiva macroeconomica, il problema principale risiede nella discrepanza delle valutazioni. Il grande rischio del modello basato su asset non quotati è che i gestori, di fatto, “si danno i voti da soli”.

Mentre Blue Owl dichiara che i suoi prestiti valgono 100 centesimi per dollaro (il NAV ufficiale), il mercato pubblico prezza quegli stessi asset a 80 centesimi. Se i fondi vengono costretti a vendere per rimborsare i clienti, il prezzo reale di mercato si rivela drammaticamente inferiore a quello riportato sui bilanci patinati. Questo è il pericolo insito nella finanziarizzazione estrema: raccogliere capitali reali per comprare debiti illiquidi di aziende spesso fragili (come molte nel settore tech e software, che pesano per il 20% nel portafoglio di Blue Owl e rischiano di diventare “aziende zombie” a causa degli alti tassi).

Inoltre, vi è un rischio altissimo di contagio da gating (il blocco dei prelievi). Come ci insegna la storia economica, quando un fondo chiude i cancelli, scatta la corsa agli sportelli virtuali. Si crea un disallineamento fatale: il fondo possiede prestiti illiquidi a lungo termine, ma i clienti esigono liquidità immediata.

L’Impatto sull’Industria: L’Effetto Domino

Blue Owl non opera nel vuoto. Le sue difficoltà hanno acceso i riflettori sui grandi nomi del settore (“Big Three”).

SocietàImpatto e Reazione Strategica
Blackstone (BCRED)Gestore del più grande BDC privato (oltre 56 mld $), considerato il gold standard. BCRED è solido, ma ha subito vendite di riflesso (3-5%). Sta puntando tutto sulla massima trasparenza per dimostrare l’efficacia delle sue riserve di liquidità.
Ares Management (ARCC)Il titolo è crollato del 17% a inizio 2026. Essendo un operatore storico, il mercato teme la “migrazione del credito”, ovvero che i prestiti più vecchi stiano deteriorandosi, e applica un premio di rischio più elevato.
Apollo GlobalSfrutta la crisi per ragioni competitive, sostenendo che la propria finanza garantita da asset (prestiti legati a beni fisici come aerei o macchinari) sia immensamente più sicura del Cash Flow Lending (prestiti basati sugli utili dei software) di Blue Owl.

La Fine del denaro facile

L’industria sta vivendo una classica “fuga verso la qualità”, con i capitali che abbandonano i prestatori più piccoli e sovraesposti al tech per rifugiarsi nelle grandi piattaforme diversificate. Tuttavia, l’era del denaro facile per il credito privato è terminata.

Un approccio di buon senso suggerisce che le autorità di regolamentazione debbano imporre stringenti requisiti di liquidità per questi fondi. Non siamo necessariamente di fronte a un collasso sistemico alla Lehman Brothers, ma l’illusione che la finanza “ombra” possa operare al di fuori delle leggi della gravità economica, ignorando i tassi d’interesse reali e il valore effettivo degli asset illiquidi, si è appena infranta contro il muro della realtà. Comunque siamo sicuri che questo caso, per quanto grave, non sarà sicuramente l’ultimo.

 

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento