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Il Canada “gira” il rubinetto: l’asse energetico con la Cina che sfida i dazi di Trump
Svolta storica in Canada: Carney firma l’intesa con la Cina per il petrolio dell’Alberta. Nasce il nuovo oleodotto verso il Pacifico per aggirare i dazi di Trump.

Per anni la politica energetica canadese è rimasta incagliata in un paradosso: essere uno dei principali produttori di greggio al mondo, ma restare strategicamente “monoculturale”, con oltre il 95% dell’export destinato esclusivamente agli Stati Uniti. Oggi, però, il vento è cambiato. Il governo federale di Mark Carney e la provincia dell’Alberta hanno deposto le asce di guerra per siglare un’intesa storica: trasformare il Canada in una superpotenza energetica proiettata verso Pechino e i mercati asiatici, con la realizzazione di una nuova infrastruttura che collegherà i porti orientali con i giacimenti di gas dell’Alberta.
Si prevede che l’oleodotto aumenterà le esportazioni di petrolio canadese verso l’Asia, motore globale della crescita della domanda di petrolio, trasportando circa 1 milione di barili al giorno (bpd) di petrolio greggio dall’Alberta alla costa occidentale.
La fine del monopolio americano e la “Nuova Era” con Pechino
Non è un mistero che le relazioni tra Ottawa e Washington si siano raffreddate sotto il peso delle minacce tariffarie dell’amministrazione Trump. La risposta canadese non si è fatta attendere ed è stata squisitamente pragmatica. Il Primo Ministro Carney, con una mossa che segna un punto di rottura rispetto al passato, ha visitato la Cina il mese scorso per firmare un accordo strategico di cooperazione commerciale ed energetica.
Questo “cambio di rotta” non è solo una ripicca diplomatica, ma una necessità economica. Mentre gli USA alzano muri, la Cina apre i rubinetti. L’accordo saluta ufficialmente una “nuova era” nelle relazioni bilaterali, dove il petrolio dell’Alberta smette di essere una questione interna nordamericana per diventare una pedina fondamentale nello scacchiere del Pacifico.
I numeri della svolta asiatica
I risultati di questa apertura sono già visibili nei bilanci dell’Alberta, che nel 2025 ha toccato il record di produzione di 4,1 milioni di barili al giorno. Grazie all’espansione del gasdotto Trans Mountain (TMX), il valore delle esportazioni verso l’Asia è esploso:
- Export verso l’Asia: passato da zero a oltre 1,1 miliardi di dollari canadesi (dato ottobre 2025).
- Capacità TMX: portata a 890.000 barili al giorno per servire i terminali marittimi della costa ovest.
- Efficienza: Si sta già lavorando per aumentare il flusso del 10% tramite additivi tecnici (DRA), così da massimizzare ogni goccia destinata alle petroliere verso l’Oriente.
Il West Coast Oil Pipeline: la via per l’Indo-Pacifico
Il pezzo forte della nuova strategia è il West Coast Oil Pipeline, un progetto che Ottawa intende inserire tra le opere di “interesse nazionale” entro luglio 2026. Non si tratta del solito oleodotto contestato: questo piano prevede la co-proprietà delle popolazioni indigene (First Nations) e punta dritto ai porti della British Columbia nord-occidentale, come Prince Rupert.
La Premier dell’Alberta, Danielle Smith, è stata chiara: “Il mondo ha bisogno della nostra energia, specialmente i mercati asiatici”. La scelta di Prince Rupert non è casuale: meno congestione rispetto a Vancouver e la possibilità di operare 24 ore su 24 per rifornire le super-petroliere dirette in Cina.
Un realismo energetico che unisce il Canada
La convergenza tra il governo Carney (liberal-tecnocratico) e l’Alberta (conservatrice) dimostra che, davanti alla minaccia di un isolamento economico imposto dagli USA, l’unica via d’uscita è il mare. Il Canada ha capito che la sua sicurezza nazionale non si difende più solo sul confine del 49° parallelo, ma garantendo il flusso costante di energia verso le economie affamate dell’Asia. In questo nuovo scenario, Pechino non è solo un cliente, ma il partner necessario per bilanciare l’imprevedibilità del vicino americano.








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