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Il Canada fa retromarcia: il premier Carney cancella l’obbligo dell’auto elettrica al 2035. L’Europa resta sola contro il resto del mondo
Il Canada cancella il divieto di vendita delle auto a benzina dal 2035 e ripristina gli incentivi. Una mossa pragmatica che allinea Ottawa agli USA e lascia l’Europa isolata con i suoi obblighi rigidi.

Alla fine, il realismo economico batte l’ideologia. In una mossa che segna un cambio di paradigma fondamentale per l’industria automobilistica nordamericana, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha annunciato lo smantellamento dell’obbligo che avrebbe imposto la vendita esclusiva di veicoli elettrici (EV) entro il 2035. Il Canada, partner commerciale simbiotico degli Stati Uniti, ha deciso di non suicidarsi economicamente e di allinearsi alle dinamiche di mercato globali, lasciando di fatto l’Unione Europea in una solitudine strategica sempre più preoccupante.
Addio agli obblighi, bentornati incentivi
La notizia, battuta nelle ultime ore dalle agenzie di Ottawa, è chiara: il governo federale cancella l’obbligo – o meglio, il “mandato” detto in inglese – che prevedeva che il 60% delle nuove auto vendute fosse elettrico entro il 2030 e il 100% entro il 2035. Un obbligo voluto dal precedente primo ministro Trudeau.
Via gli obblighi, si lavorerà in modo più soft, per cui tornano gli incentivi al consumo. Non si obbliga più il cittadino a comprare ciò che non vuole o non può permettersi, ma si stimola la domanda per rendere la transizione appetibile.
Il nuovo piano quinquennale prevede:
- Contributi fino a 5.000 dollari canadesi per l’acquisto di veicoli a batteria ed elettrici a celle a combustibile.
- Contributi fino a 2.500 dollari canadesi per i veicoli ibridi plug-in.
Si tratta di una strategia di “accompagnamento” e non di “imposizione”. Il programma di incentivi sarà però decrescente. Se nel 2026 i sussidi saranno pieni, questi scenderanno progressivamente fino al 2030, quando il bonus si ridurrà a 2.000 dollari per le EV e 1.000 per le ibride. L’obiettivo, rivisto al ribasso e reso più realistico, è ora che il 90% delle nuove auto siano EV entro il 2040, non più il 100% entro il 2035. Cinque anni in più, in economia industriale, sono un’era geologica, senza contare che la politica avrà più tempo per modificarli ulteriormente.
La reazione del mercato e la politica “Trumpiana”
Il Canada deve gestire pressioni multiple, in primis le tariffe e la politica commerciale aggressiva degli Stati Uniti. Con l’amministrazione americana (il testo fa riferimento alle reazioni legate al Presidente Trump) che ha già picconato le politiche ESG più estreme, Ottawa non poteva permettersi di mantenere standard divergenti rispetto al suo più grande partner commerciale. Il mercato USA è molto più grande rispetto a quello canadese, un fatto che Carney non può ignorare.
Le reazioni interne sono un manuale di politica economica:
- I Conservatori gridano allo scandalo, definendo la manovra “insultante” perché i sussidi potrebbero finire nelle tasche di produttori americani che hanno delocalizzato dal Canada agli USA (come nel caso della Jeep Compass).
- L’Industria (parti auto) tira un sospiro di sollievo. Flavio Volpe, presidente dell’Associazione dei produttori di ricambi, ha lodato la complessità del piano che “affronta sia la domanda che l’offerta”, permettendo ai produttori di scegliere la propria tecnologia senza avere la pistola puntata alla tempia.
- I Sindacati (Unifor) accolgono con favore il mantenimento dei dazi contro i veicoli cinesi e la difesa della produzione locale, pur lamentando la mancanza di tutele sui camion pesanti.
Ecco una sintesi delle differenze tra il vecchio dogma e la nuova realtà:
| Caratteristica | Vecchio Mandato “Ideologico” | Nuova Strategia “Pragmatica” |
| Obbligo 2030 | 60% di auto nuove elettriche | Cancellato |
| Obbligo 2035 | 100% di auto nuove elettriche | Cancellato |
| Nuovo Target | N/A | 90% entro il 2040 (aspirazionale) |
| Metodo | Imposizione normativa (Ban) | Incentivi all’acquisto (Sussidi) |
| Incentivi | Cancellati in precedenza | Ripristinati ($5k EV / $2.5k Ibrido) |
Il crollo delle vendite e il bagno di realtà
Perché questo cambio di rotta? Semplice: i numeri non tornavano. Nel 2025 le vendite di veicoli elettrici in Canada sono crollate. Nel terzo trimestre del 2025 si sono registrati solo 45.366 veicoli a zero emissioni, contro i quasi 76.000 dell’anno precedente. Senza incentivi non si vendono auto elettriche, chiaro e semplice.
Il mercato ha parlato chiaro: senza incentivi e con infrastrutture ancora carenti (nonostante le promesse di investimento), i consumatori non comprano. Cara Clairman di Plug’n Drive ha sottolineato come in molte parti del Canada fosse addirittura impossibile fare un test drive di un’auto elettrica. Come si può obbligare la popolazione a comprare un prodotto che non può nemmeno provare e caricare?
Carney, da ex banchiere centrale, sa fare i conti meglio di molti politici puri. Ha capito che mantenere l’obbligo avrebbe distrutto il settore auto canadese, stritolato tra la concorrenza cinese a basso costo e il protezionismo americano. Meglio fare un passo indietro sull’ideologia green per farne due avanti sulla sopravvivenza industriale.
L’Europa sola nell’angolo
La notizia che arriva da Ottawa dovrebbe far suonare sirene d’allarme a tutto volume a Bruxelles, ma probabilmente verrà ignorata. Con la mossa del Canada, l’ultimo grande baluardo occidentale dell’obbligo elettrico cade, allineandosi di fatto alla linea pragmatica degli Stati Uniti e del resto del mondo.
La situazione geopolitica dell’auto è ora grottesca:
- USA e Canada: Hanno abbandonato gli obblighi stringenti, puntando su incentivi e protezione del mercato, lasciando libertà tecnologica.
- Cina: Domina il mercato elettrico (metà delle auto vendute sono EV) grazie a sussidi statali massicci e controllo delle materie prime, non per obblighi di legge. Lo stato paga, le cae automobilistiche e i consumatorisi adeguano. Una scelta strategica, ma non si scarica il peso sui consumatori, almeno non in modo diretto
- Europa: Rimane l’unica area economica rilevante al mondo a mantenere il bando dei motori termici al 2035.
L’Unione Europea, che rappresenta ormai circa l’11% del PIL mondiale (in calo costante), ha deciso di immolarsi sull’altare della transizione forzata, imponendo regole che nessun altro blocco economico continentale sta seguendo con tale rigidità. Mentre il Nord America protegge la sua industria e i suoi lavoratori con flessibilità e dazi mirati, e la Cina inonda i mercati, l’Europa continua a legare le mani ai propri costruttori.







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