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Il Brasile alza il muro dell’acciaio: dazi pesanti contro la Cina e crepe nei BRICS

Il Brasile impone dazi anti-dumping fino a 709 dollari a tonnellata sull’acciaio cinese per difendere l’industria nazionale. Un’analisi sulle ricadute economiche e sulle contraddizioni interne ai BRICS.

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C’era una volta il fronte compatto dei BRICS, il blocco che avrebbe dovuto scardinare l’egemonia occidentale a colpi di cooperazione globale e nuove valute. Poi arriva la rigida realtà dei bilanci industriali, e anche il Brasile scopre che il “sovranismo industriale” è una necessità ineludibile.

Il governo brasiliano, attraverso l’autorità per il commercio estero (CAMEX), ha deciso di passare alle maniere forti, imponendo dazi anti-dumping su una vasta gamma di prodotti siderurgici provenienti dalla Cina. La misura, che rimarrà in vigore per ben cinque anni, colpisce duramente l’acciaio laminato a freddo (CRC) e quello zincato a caldo (HDG).

Per capire l’entità della barriera che Brasilia sta sollevando, basta guardare alle cifre, che sono tutt’altro che simboliche:

Prodotto siderurgicoRange dei dazi applicati ($/t)Volumi importati dalla Cina nell’ultimo anno
Acciaio laminato a freddo (CRC)Da 322,93 a 670,02202.000 tonnellate
Acciaio zincato a caldo (HDG)Da 284,98 a 709,631.420.000 tonnellate

L’iniziativa non nasce dal nulla, ma è il risultato di un’indagine avviata nel 2024 su forte pressione di Usiminas, uno dei colossi siderurgici del Paese. Le aziende brasiliane lamentano da tempo la crescita vertiginosa e anomala delle importazioni asiatiche, con una conseguente riduzione degli investimenti interni a causa di pratiche commerciali palesemente sleali.

Export di acciaio cinese in Brasile – tradingeconomics

I dati forniti dall’associazione di settore Instituto Aço Brasil, che ha accolto con favore l’intervento governativo, parlano chiaro. In quest’ultimo periodo, le importazioni di prodotti laminati sono aumentate del 20,5% su base annua, raggiungendo i 5,7 milioni di tonnellate. Di queste, ben il 63,7% batteva bandiera cinese. L’associazione chiede ora un monitoraggio costante sui volumi in entrata per evitare conseguenze irreversibili al settore metallurgico nazionale.

Il Brasile sta intervenendo per proteggere la propria base manifatturiera e l’occupazione da un’aggressione asimmetrica, seguendo una politica non troppo dissimile da quella indiana (che alla fine dello scorso anno ha imposto dazi quinquennali sull’acciaio elettrico cinese) e in perfetta scia con il pragmatismo di stampo trumpiano. In teoria Pechino e Brasilia fanno parte della stessa alleanza geostrategica, ma, evidentemente, i BRICS sono forti e uniti solo fino a quando non entrano in gioco gli interessi economici e la sopravvivenza industriale.

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