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Il bluff del petrolio venezuelano: produzione ai massimi, ma sui miliardi di barili promessi a Trump spunta l’inganno dei numeri gonfiati

Caracas tocca il record di produzione degli ultimi anni con 1,25 milioni di barili al giorno, ma gli esperti smontano i numeri del maxi-accordo con Washington: le riserve reali del Venezuela sono un terzo di quelle dichiarate.

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Mentre Caracas festeggia il ritorno della produzione petrolifera ai livelli più alti degli ultimi anni, un’indagine indipendente getta un’ombra pesantissima sul maxi-accordo energetico siglato con Washington. Le immense riserve su cui gli Stati Uniti contavano per ridisegnare gli equilibri energetici globali potrebbero essere, in larga parte, una clamorosa finzione contabile ereditata da decenni di gestione opaca.

Il paradosso venezuelano si consuma tutto sui numeri. Da un lato c’è la ripresa fisica, tangibile, dei pozzi che tornano finalmente a pompare greggio dopo anni di paralisi e sanzioni; dall’altro c’è il crollo del mito statistico che ha reso il Paese sudamericano il perno delle mire energetiche della Casa Bianca.

La corsa dei pozzi: i nuovi numeri di PDVSA

Sul fronte strettamente operativo, le notizie che arrivano da Caracas segnano indubbiamente un punto di svolta per un’economia disastrata. Eduardo Pinto, vicepresidente per l’esplorazione e la produzione della compagnia di Stato PDVSA, ha annunciato durante un vertice presieduto dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez che l’output nazionale ha toccato quota 1,252 milioni di barili al giorno.

Si tratta del livello più alto registrato negli ultimi anni, un recupero costante e visibile dopo il brusco crollo avvenuto all’inizio del 2026, quando l’estrazione era scivolata ben al di sotto del milione di barili giornalieri.

La spinta decisiva è arrivata dai giacimenti del Venezuela occidentale, dove la produzione è salita a 382.500 barili al giorno. A trainare la ripresa ci sono realtà specifiche e accordi mirati con il capitale estero:

  • Il record di Petrozamora: la joint venture attiva nello Stato di Zulia ha toccato il picco storico di 115.000 barili giornalieri, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere quota 120.000 entro la fine dell’anno.
  • L’intervento americano: sono entrati nella fase operativa i 17 accordi firmati in agosto tra PDVSA e la società statunitense North American Blue Energy Partners, mirati a riattivare i campi strategici nel bacino del Lago di Maracaibo e nella fascia dell’Orinoco.
  • La riforma interna: il governo guidato da Delcy Rodríguez ha avviato un deciso allentamento del controllo statale, aprendo l’industria agli investimenti privati e stranieri e archiviando di fatto il rigido statalismo dell’era Maduro.

Il miraggio dei 303 miliardi di barili e l’errore di Washington

Se l’economia reale mostra timidi segnali di risveglio grazie al pragmatismo sugli investimenti, la finanza geopolitica rischia invece una doccia fredda. Per decenni il Venezuela si è fregiato del titolo di primo detentore mondiale di riserve petrolifere accertate: ben 303 miliardi di barili.

Proprio su questa cifra monumentale l’amministrazione di Donald Trump ha costruito in agosto un ambizioso piano strategico, rivendicando un’intesa che avrebbe portato gli Stati Uniti a controllare oltre 65 miliardi di barili di greggio venezuelano. Peccato che quei conti, secondo gli analisti indipendenti, non tornino affatto.

Un panel di sei esperti energetici interpellati dall‘Associated Press ha smontato pezzo per pezzo la narrazione ufficiale di Caracas. Le “riserve accertate” rappresentano, per definizione tecnica, la quantità di greggio che può essere estratta in modo economicamente e tecnicamente sostenibile alle condizioni attuali. Il dato venezuelano sarebbe invece frutto di stime vecchie, esagerate e gonfiate ad arte da amministrazioni corrotte per ragioni di prestigio politico e leva finanziaria.

Parametro di riferimentoDato ufficiale (Caracas)Stima reale degli espertiImpatto economico e geopolitico
Riserve accertate totali303 miliardi di barili60 – 120 miliardi di bariliIl Venezuela perde il primato mondiale di riserve
Quota nell’accordo USAOltre 65 miliardi di bariliMolto inferiore alle atteseRedditività dell’intesa di Trump fortemente ridimensionata
Produzione attuale (Ott. 2026)1,252 milioni di barili/giornoIn crescita costante da inizio 2026Ripresa operativa reale ma bisognosa di enormi capitali

La stima realistica del petrolio effettivamente estraibile si ferma a circa un terzo di quanto dichiarato: tra i 60 e i 120 miliardi di barili. Resta un patrimonio energetico enorme, ma nettamente inferiore a quello necessario per mantenere il primato mondiale e, soprattutto, caratterizzato da greggio extra-pesante che richiede costi di estrazione e raffinazione altissimi.

Le ricadute pratiche: chi paga il conto delle infrastrutture?

Evanan Romero, ex alto funzionario energetico venezuelano oggi di base a Houston, non ha usato giri di parole, definendo le cifre alla base dell’accordo statunitense “una proposta buffa” e “una bugia assoluta”, frutto di una verifica superficiale da parte di Washington.

Dal punto di vista economico e industriale, questa discrepanza cambia tutto. Un conto è investire miliardi di dollari per ammodernare impianti fatiscenti, reti elettriche collassate e oleodotti arrugginiti pensando di sedere su un tesoro infinito e a buon mercato; un altro è scoprire che gran parte di quel greggio richiede tecnologie complesse e prezzi di mercato stabilmente alti per garantire un margine di profitto.

La riapertura del Venezuela ai capitali privati e il ritorno dei tecnici americani nel bacino di Maracaibo sono un’ottima notizia per la stabilità dell’offerta energetica globale nel breve periodo, perché rimettono in circolo barili veri attraverso il lavoro sugli impianti esistenti. Tuttavia, chi a Washington pensava di aver chiuso l’affare del secolo sulla sola base dei vecchi bilanci di Caracas dovrà presto fare i conti con la dura legge della geologia e dei costi industriali. Questo non significa che non ci sia petrolio in grande abbondanza, ma che la sua estrazione richiederà un’impegno superiore a quanto previsto.

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