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Il Blitz di Washington su Maduro: arresto, caos costituzionale e l’enigma della successione
Maduro arrestato dagli USA: Caos costituzionale a Caracas. Chi comanda ora? L’analisi di Turley sul blitz americano, l’Articolo 233 e il dilemma della successione tra i fratelli Rodríguez e l’opposizione.

Sembrava una sceneggiatura di Tom Clancy, e invece è la realtà di questo inizio 2026. L’arresto di Nicolás Maduro, prelevato manu militari e trasferito negli Stati Uniti, ha mandato in frantumi il già fragile status quo sudamericano. Mentre a Washington si stappano bottiglie di champagne (e si preparano le arringhe legali), a Caracas regna il vuoto pneumatico. O meglio, il vuoto di potere.
Ma al di là del tifo da stadio – “dittatore catturato” contro “imperialismo yankee” – cosa sta succedendo davvero sul piano giuridico e costituzionale? E soprattutto, chi comanda ora in Venezuela? La situazione è un pasticcio giuridico degno di nota, dove la Costituzione Bolivariana rischia di diventare, ancora una volta, carta straccia interpretabile a piacimento.
Il “Precedente Noriega” e l’acrobazia legale USA
Prima di guardare a Caracas, guardiamo a Washington. Come giustifica l’amministrazione Trump (o chi per essa) il rapimento di un Capo di Stato straniero senza una dichiarazione di guerra del Congresso? La risposta arriva, puntuale e affilata, dal costituzionalista Jonathan Turley (spesso citato da Fox News). Secondo Turley, non serviva alcuna approvazione congressuale. Perché? Perché tecnicamente non è una guerra. È un’operazione di “law enforcement“.
Maduro, ricordiamolo, è incriminato negli USA per narcoterrorismo dal 2020, con una taglia da 15 milioni di dollari sulla testa. La logica americana è disarmante nella sua brutalità imperiale: il Presidente USA ha l’autorità statutaria di far arrestare criminali incriminati ovunque essi siano, se ritenuti una minaccia alla sicurezza nazionale. Niente War Powers Act, niente dibattito al Senato. Solo manette. Un precedente che farà tremare molti leader non allineati nel mondo: la sovranità nazionale vale, a quanto pare, solo finché non arriva un mandato di cattura federale. Nel frattempo però Trump ha dichiarato che le operazioni sono terminate, per cui la situazione è conclusa. Non si sa se proseguirà il blocco all’export.
L’articolo 233 e il labirinto venezuelano
Ora spostiamoci nel caos di Caracas. La Costituzione del Venezuela prevede una procedura per la “Falta Absoluta” (assenza assoluta) del Presidente? Sì, è l’Articolo 233. Ma applicarlo oggi è come cercare di risolvere un cubo di Rubik al buio.
L’Articolo 233 definisce l’assenza assoluta in caso di morte, dimissioni, destituzione decretata dal Tribunale Supremo o – ed è questo il caso – incapacità fisica permanente. Essere in una cella di massima sicurezza negli USA rientra decisamente nella categoria.
Ecco però dove scatta la trappola temporale:
- Se l’assenza avviene prima dell’insediamento o nei primi 4 anni: subentra il Presidente dell’Assemblea Nazionale e si va a elezioni entro 30 giorni.
- Se avviene negli ultimi 2 anni: subentra il Vicepresidente Esecutivo per finire il mandato.
Siamo in una zona grigia totale. Maduro è stato “rieletto” nel 2024 in elezioni che mezzo mondo (USA e UE in testa) considera fraudolente, riconoscendo invece Edmundo González Urrutia come vincitore. Per il regime chavista, Maduro è il presidente legittimo. Essendo (ipoteticamente) all’inizio del nuovo mandato, dovrebbe subentrare il Presidente dell’Assemblea Nazionale. Ma chi è? Jorge Rodríguez. Uno dei fedelissimi di ferro del regime, fratello della Vicepresidente Delcy.
La Dinastia Rodríguez e l’ipocrisia occidentale
Se invece si applicasse l’interpretazione di “continuità” del vecchio mandato, toccherebbe alla Vicepresidente Delcy Rodríguez. In pratica, che si segua il comma A o il comma B, il potere resta in famiglia. Jorge o Delcy. Cambia l’interprete, non la musica. È ingenuo pensare che l’arresto di Maduro porti automaticamente alla “libertà”. La struttura del PSUV (il partito socialista unito) e l’apparato militare controllano ancora le leve del potere, e soprattutto i flussi di cassa di PDVSA (il petrolio).
E qui sorge la domanda scomoda: gli USA accetteranno una transizione guidata da un altro chavista sanzionato come la Rodríguez? Ovviamente no. Washington spingerà per il riconoscimento di Edmundo González o per un governo di transizione. Ma la Costituzione venezuelana, tecnicamente, non prevede che il “vincitore morale” delle elezioni prenda il potere se non è stato insediato.
Caos alle porte
Pensare che decapitare il regime di Maduro sia sufficiente a portare a libere elezioni in Venezuela e al ritorno della democrazia è illusorio. La classe dirigente del PSUV, Rodriguez in testa, cercherà di difendere il proprio potere fino all’ultimo. Nello stesso tempo questa azione fulminea dimostra che la stuazione dei dirigenti è precaria: domani i Rodriguez, o altri dirigenti civili e militari, potrebbero essere indiziatie arrestati. Alcuni importanti dirigenti del PSUV sono già sotto accusa negli USA e con delle pesanti taglie sulla loro testa, come il ministro degli interni Diosdado Cabello e il ministro della difesa Vladimir Padrino López.
Tra l’altro pare che la vicepresidente Delcy Rodriguez si trovi, in questo momento, a Mosca.
Durante il blitx sono state distrutte le batterie antiaeree Buk a difesa della capitale, lasciando l’apparato venezuelano, che si è dimostrato militarmente inefficace, ancora più inerme di fronte a eventuali azioni degli USA.
E in mezzo? In mezzo c’è l’economia reale. L’inflazione che potrebbe tornare a galoppare, le sanzioni che potrebbero inasprirsi o allentarsi a seconda di chi si siede al palazzo di Miraflores, e il prezzo del petrolio pronto a schizzare alle stelle se scoppia la guerra civile. L’arresto di Maduro non è la fine della crisi. È solo l’inizio di un capitolo ancora più confuso e, temiamo, violento.
DOMANDE E RISPOSTE
Chi comanda ora in Venezuela secondo la legge?
Secondo l’Articolo 233 della Costituzione venezuelana, in caso di “assenza assoluta” (come l’arresto), se avviene all’inizio del mandato, il potere passa temporaneamente al Presidente dell’Assemblea Nazionale (attualmente Jorge Rodríguez, alleato di Maduro), con l’obbligo di indire elezioni entro 30 giorni. Se interpretato come fine mandato, toccherebbe alla Vicepresidente Delcy Rodríguez.
Gli USA hanno dichiarato guerra al Venezuela?
No. Secondo l’analisi legale prevalente negli USA (sostenuta da esperti come Jonathan Turley), l’operazione è considerata un’azione di polizia internazionale (“law enforcement”) basata su incriminazioni federali preesistenti per narcoterrorismo, non un atto di guerra. Questo permette al Presidente USA di agire senza il voto preventivo del Congresso, sfruttando statuti anti-droga e anti-terrorismo.
Ci saranno nuove elezioni libere a breve?
La Costituzione le imporrebbe entro 30 giorni, ma è improbabile che avvengano in modo “libero” a breve termine. Il Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) è controllato dal regime chavista. Senza un accordo politico o un crollo totale dell’apparato militare che sostiene i successori di Maduro, qualsiasi elezione rischierebbe di essere una replica delle precedenti, bloccando nuovamente il Paese.











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