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IDLIB ED IL COMPLICATO GIOCO A TRE FRA RUSSIA TURCHIA E SIRIA

 

Forse la mossa più azzeccata nel Medio Oriente di Trump è stata quella di ridurre l’impegno americano in Siria, mettendo i vari contendenti di fronte alle proprie responsabilità senza il “Cuscinetto” di Washington. L’assenza di un nemico comune sta causando frizioni fra i vari player rimasti in gioco, anche se, purtroppo, a pagarne lo scotto sono le popolazioni civili della ultime città  in mano ai “Ribelli” e non della truppe di Assad o a milizie a lui vicine.

Idlib è una città la cui popolazione e milizie sono ti ceppo turco, e quindi la Turchia vuole esercitavi una sorta di patronato, se non di protettorato. Naturalmente questo cozza con i progetti della Siria e quindi del suo alleato russo. Su questo si innesta un complesso gioco a tre:

  • la Siria desidera essere la sola controparte della Russia e cerca una protezione contro le pretese turche;
  • la Russia ha una buona relazione con la Turchia e cerca, nel limite del possibile, di non rovinarla
  • la Turchia ha delle pretese di  egemonia su tutta l’area, approfittando della debolezza relativa dei curdi iracheni e della Siria, anche per evitare che le pretese indipendentiste del Kurdistan possano svegliare dei problemi interni.

Questo ha portato ad uno stallo nell’area di Idlib ed alla rottura dei colloqui di pacificazione fra Turchia e Russia, cosa che ha portato ad una recrudescenza degli attacchi aerei  di Mosca sulle posizioni dei ribelli, oltre che al via libera per le truppe regolari siriane per ripulire l’area.

La  Turchia ha accusato le altre parti di aver causato numerose perdite fra i civili della città, ma la Russia ha subito risposto ribaltando le accuse sui ribelli, affermando che sono stati loro a colpire volontariamente i civili utilizzati come se fossero degli ostaggi. A questo punto però i ribelli non hanno nessuna speranza senza un intervento diretto turco che metterebbe Ankara in contrapposizione diretta con Damasco e Mosca, posizione che non si può permettere nel momento in cui vi sono forti tensioni politiche e commerciali con Washington e che le relazioni con la UE sono ai minimi a causa della contesa sul gas cipriota. Per questi motivi il presidente turco Erdogan sta chiedendo un nuovo cessate il fuoco per cercare una soluzione al problema, ma l’unica soluzione, per la quale spinge Damasco, è una resa completa dei ribelli che si concluderebbe con la fine della guerra civile in Siria e con il trionfo di Assad, oppure con un improbabile confronto fra Mosca ed Ankara. Nei prossimi giorni vedremo l’evoluzione e la fine della vicenda.

 


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