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Ho una brutta sensazione: la libertà, per come l’avevamo conosciuta, forse non tornerà più (di Giuseppe PALMA)

Prima vengono chiuse le scuole per una settimana, poi per due, poi per un mese, poi per tutto l’anno scolastico.

La libertà di circolazione, e poi quella personale, è limitata prima in Lombardia, poi anche in una parte del Piemonte e dell’Emilia, infine in tutta Italia.

Tranquilli, ci ripeteva il comandante in capo: “stiamo distanti oggi per riabbracciarci domani“. Tutti felici e contenti. Applausi scroscianti e ballate sui balconi.

Poi passano i giorni, i mesi. E gli stessi che ieri ci dicevano che si trattava di un sacrificio di breve durata (e che se tutti fossimo rimasti a cuccia, rinchiusi in casa, presto sarebbe tornata la normalità), oggi ci dicono che il mondo sta cambiando e che dobbiamo adeguarci alla nuova situazione. E, come nella migliore tradizione neoliberista, si usa il termine “sfida“. Il mondo ci ha posto di fronte ad una nuova “sfida“. E giù le grida di giubilo del popolaccio scolarizzato, ieri strillante e sbraitante contro la battuta dei “pieni poteri” di Salvini, oggi pronto a sacrificare la Libertà perché il virus ha aperto una nuova “sfida”. Fatto sta che, stringi stringi, quando tornerà la normalità (chissà quando), forse avremo perso – irrimediabilmente – un pezzo di Libertà.

Quale sarà questo “nuovo mondo” che ci aspetta? Più solidarietà e più Umanità? Macché, neanche per idea. Sarà un mondo fatto da più controlli e maggiore digitalizzazione dei rapporti umani e lavorativi. L’inizio della fine dell’Uomo.

Non è un caso che già da qualche giorno, sia in TV che sui giornali, si inizino a sentire e a leggere idee strane: lavoratori tracciati negli spostamenti sia nei luoghi di lavoro che fuori, app sui telefonini che dicono al governo dove andiamo, eccessiva smaterializzazione dei processi lavorativi e dei rapporti umani. Ciò che fino a due mesi fa poteva sembrare inaccettabile, ora sarà reso accettabile in nome della lotta al virus. E quando arriverà il vaccino, strumento utile – forse indispensabile – a ridarci la libertà che avevamo prima, nulla sarà più come prima: la libertà, per come l’abbiamo conosciuta fino al 20 febbraio, sarà solo un ricordo. Quella libertà non ci sarà più.

Il virus sarà servito nell’esperimento sociale di toglierci la Libertà che l’essere umano aveva conosciuto dall’Illuminismo ai giorni nostri.

Il virus c’è ed è reale, così come –  purtroppo – ci sono anche tanti morti. Ma aveva ragione Piero Calamandrei: “la libertà è come l’aria; ci si accorge di quanto vale quando inizia a mancare“.

di Giuseppe PALMA

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, QUI per l’acquisto: http://www.historicaedizioni.com/libri/democrazia-in-quarantena/

 

 

 


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