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Helicopter Money prossimo venturo (di C.A. Mauceri)

BenBernanke_Helicopter

 

Nel totale stato di confusione che ormai regna indiscusso sui mercati finanziari globali, comunitari e soprattutto italiani, non poteva mancare il colpo inferto dall’ “helicopter money”.

In questa ormai atavica (il primo a ricorrere a questo trucchetto fu addirittura Hammurabi) ossessione di inglesizzare i termini per non far capire alla gente i contenuti delle norme introdotte, si sono succedute la bad bank, il bail in, il quantitative easing. Ultimo nato, l’”helicopter money”.

Di questa strategia si parla ormai da decenni, ma sebbene molti ritengono che potrebbe essere la soluzione a tutto, restano molti i dubbi.

Il nome “helicopter money” pare sia da far risalire alla proposta di Ben Bernanke ex presidente della Federal Reserve americana, il quale disse che, invece che vedere gli USA marcire in uno stato di deflazione (allora il termine non era ancora in uso), avrebbe preferito gettare personalmente dollari sulle città americane con un elicottero.

Di questo strumento finanziario si è parlato molto negli ultimi mesi. Nei giorni scorsi, a rilanciare l’idea è stato il Wall Street Journal: far piovere soldi dalle banche centrali direttamente nei conti correnti dei cittadini. Dovrebbe essere questo lo strumento per uscire dallo status combinato di “deflazione da globalizzazione” e di “deflazione salariale”.

Lo scopo dovrebbe essere quello di favorire gli scambi commerciali, la circolazione di denaro. Come al tempo di Keynes e Charles Edison (famosa la sua frase: “Comprate qualcosa, comprate qualsiasi cosa, dove che sia; verniciate la vostra cucina, spedite un telegramma, date una festa , comprate un’automobile, pagate un conto, affittate un appartamento, aggiustate il vostro tetto, fatevi tagliare i capelli, andate a uno spettacolo, costruite una casa, fate un viaggio, cantate una canzone, sposatevi. Non importa quel che fate, ma datevi da fare”). L’idea di monetizzare il debito era stata discussa anche da Friedman (nel 1943) e, nel 2003, ancora da Ben Bernanke, in occasione della deflazione giapponese.

Subito l’idea è stata accolta da alcuni nuovi “esperti”. C’è chi detto che la Bce dovrebbe procurarsi gli elenchi dei cittadini meno abbienti e poi versare direttamente sui conti correnti di queste famiglie dei soldi. Chi invece, come Vaciago, ha suggerito una variante tutta sua: distribuire soldi, ma con scadenza a tre mesi (imporre cioè ai destinatari di spenderli entro 90 giorni). Anche Praet, capo economista della Bce, aveva parlato di un possibile ricorso all’helicopter money: “La nostra cassetta degli attrezzi non è vuota. Ci sono molte cose che possiamo fare. In principio possiamo creare moneta e distribuirla alle persone. La domanda è quando sia opportuno usare questo tipo di strumento [l’helicopter drop, ndr.], veramente estremo”.

A spegnere le speranze di chi sperava di vedere piovere soldi come “da un elicottero” sul proprio conto bancario è stato proprio Peter Praet, che ha affermanto: “L’helicopter money non è sul tavolo (della Bce), non lo stiamo discutendo”. Anche Vitor Constancio, vicepresidente dell’istituto, nel corso dell’audizione al Parlamento Ue, ha detto un secco no all’opzione helicopter money: “No, non stiamo considerando niente di simile. Non è sul tavolo sotto nessuna forma”. Il fatto è che l’helicopter money è un metodo molto rischioso per l’economia di una paese. La stessa Bce aveva fatto sapere di esserne “molto ben consapevole”.

Secondo molti si tratterebbe solo dell’ennesimo stratagemma per dare un po’ di ossigeno (come se quanto fatto fino ad ora non bastasse) alle banche che hanno già sperperato i soldi che avevano messo da parte vendendo a caro prezzo i titoli di Stato che avevano comprato a pochi soldi (e con i soldi della Bce attraverso le aste Ltro). Anche i fondi pensione e assicurativi sono in rosso (e dato che il secondo azionista della Banca d’Italia è proprio una assicurazione…).

Gran parte dei soldi “dati” alle banche per “rilanciare l’economia”, fino ad ora, sono serviti solo a prolungare l’agonia degli stessi istituti di credito. Di questi soldi alle persona ne sono arrivati pochissimi. E quei pochi sono rientrati nelle casse delle banche essendo stati utilizzati non per investimenti ma per pagare debiti. È per questo che l’ultima trovata dell’helicopter money lascia perplessi: cosa assicura che le banche lascerebbero che questi soldi giungessero direttamente nelle mani dei cittadini?

Con l’ultima manovra, Draghi ha rilanciato lo strumento del quantitative easing portandolo a circa 80 miliardi al mese. Ciò equivarrebbe, in Italia, a circa 10 miliardi di euro al mese che, se corrisposti direttamente ai cittadini mediante l’helicopter money, invece che alle banche e allo stato, sarebbero pari a 150 euro al mese per ogni italiano. Una soluzione che, secondo molti, potrebbe spingere i consumi e il Pil, abbattendo al tempo stesso la deflazione. Anche lo stato, da ultimo, non ne subirebbe danni dato che potrebbe beneficiare delle tasse su queste entrate (si tratta pur sempre di un reddito personale).

Ma la Bce ha fatto capire che l’helicopter money potrebbe essere solo l’ultima ratio, lo strumento da utilizzare nel caso in cui non fosse più possibile altro (ovvero scavare sui cittadini).

L’unica cosa certa è che tutte le misure adottate finora non sono servite, a distanza di quasi dieci anni dall’ultimo tracollo finanziario mondiale, a risollevare l’economia: la situazione economica internazionale è tutt’altro che serena e fino ad ora l’Europa non è riuscita a dimostrare di saper risolvere questo problema.

C.Alessandro Mauceri

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