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Heineken e il calice amaro: quando 6000 licenziamenti seguono il declino della bionda

Heineken annuncia il taglio di 6.000 posti di lavoro dopo il crollo delle vendite nel 2025. I giovani bevono sempre meno e l’inflazione pesa sui costi: ecco come cambia il futuro della birra tra crisi e analcolici.

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Non è un mistero che il mondo stia cambiando, ma quando un colosso come Heineken decide di tagliare circa 6.000 posti di lavoro, significa che il cambiamento non è più una tendenza statistica, è una realtà industriale brutale. Il produttore olandese, che tiene sotto il suo ombrello marchi storici come Amstel, ha alzato bandiera bianca di fronte a un calo dei volumi venduti che, nel 2025, ha segnato un -2,1%.

La tempesta perfetta: giovani astemi e costi alle stelle

Le motivazioni addotte dal colosso di Amsterdam sono quelle che definiremmo “condizioni di mercato depresse”. Ma dietro il gergo aziendale si nasconde una mutazione genetica del consumatore. I dati sono impietosi: nel Regno Unito, ben il 35% dei giovani tra i 16 e i 24 anni dichiara di non toccare un goccio di alcol. Se un tempo la birra era il rito di passaggio all’età adulta, oggi la Gen Z sembra preferire la sobrietà (o forse, più pragmaticamente, altre forme di svago meno caloriche e più di moda).

Tuttavia, non è solo una questione di “nuovi stili di vita”. Da buoni osservatori dei conti, non possiamo ignorare l’impatto dei costi operativi. Tra l’aumento dei contributi previdenziali, l’adeguamento dei salari minimi e le tariffe commerciali che mordono i margini della distribuzione e dei pub, il settore si trova incastrato in una morsa. Heineken ha stabilimenti anche in Italia, a Comun Novo, nel Bergamasco, Massafra nel tarantino, Asseimini in provincia di Cagliari e Pollein in provincia d’Aosta.

I numeri della crisi Heineken

Nonostante i tentativi di efficientamento (oltre 500 milioni di euro già risparmiati lo scorso anno), i profitti operativi sono scesi del 3,2%, fermandosi a 3,4 miliardi di euro.

Ecco una sintesi delle performance recenti del gruppo:

L’ironia dei mercati: meno dipendenti, più valore?

C’è un velo di cinica ironia nel modo in cui la finanza reagisce a queste notizie. Nonostante i licenziamenti di massa e l’uscita annunciata del CEO Dolf van den Brink, le azioni Heineken hanno registrato un balzo del 5,5% alla borsa di Amsterdam. Per gli analisti, il piano di tagli è “meglio di quanto temuto”. In pratica, il mercato premia la capacità dell’azienda di amputare i costi per preservare la cedola, anche se il prodotto “core” fatica a trovare nuovi estimatori.

Quotazione Heineken

La scommessa dello “Zero”

Heineken sta cercando la salvezza nel segmento 0.0 (alcol-free). Sebbene la crescita complessiva dei prodotti a basso contenuto alcolico sia ancora modesta, la birra analcolica del brand ha segnato crescite a doppia cifra in mercati chiave come USA e Spagna. Resta da capire se basterà l’illusione del malto senza ebbrezza a riempire di nuovo i magazzini di una multinazionale che, nel frattempo, riduce le scrivanie, o se, per bere delle finte bevande alcoliche, i giovani si rivolgeranno ad altri prodotti. O semplicemente preferiranno bere birre artigianali.

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