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GUERRA VALUTARIA: Giornata di ribassi da parte delle B. C, Asiatiche. Una sfida per la BCE enorme

 

 

La giornata odierna non si è conclusa con la riduzione del tasso di sconto della Banca Centrale neozelandese, ma è proseguita con un’altra ondata di tagli. La guerra si allarga:

Ecco qui i nuovi tassi che stanno emergendo da questa giornata.

Oltre alla Nuova Zelanda anche l’India ha abbassato i tassi di uno 0,35%, percentuale molto particolare, e quindi anche la Tailandia di uno 0,25%-. Nessuno vuole trovarsi scoperto con tassi di interesse troppo alti, in un momento in cui si attende una crisi commerciale ed un calo del commercio mondiale.

La FED ha iniziato il giro di riduzioni con un taglio per la verità molto moderato, troppo per Trump , dello ‘,25 %, quindi il presidente USA ha pensato bene di provocare un bello scossone, dando il via ad una nuova spinta ribassista. Tutto questo sta causando scompiglio nel mondo dei titoli di stato, con il Bund che ha toccato i -0,6% di rendimento (negativo),ed anche i titoli italiani sotto lo 1,4%, anche se solo per un brevissimo periodo dopo il quale è risalito

La svalutazione dello Yuan, voluta o subita, ora obbliga tutte le valute dell’area economica cinese a svalutare per non perdere competitività con quello che è un fornitore/cliente essenziale. Nessuno vuole trovarsi spiazzato sui mercati internazionali, non  in grado di rispondere ai concorrenti.

 

La palla passa alla BCE. I titoli di stato sembra stiano già scontando un moderato ribasso dei tassi (max 0,2%) ed un QE. Il problema da chiedersi è se questo sarà sufficiente per non provocare una rivalutazione eccessiva dell’euro. In un gioco in cui si è tutti legati, la scelta di divergere deve essere giustificata da motivazioni di carattere economico. In questa ottica deve essere valutata la politica della BCE: sarà questa sufficiente a tenerci allineati con le valute mondiali? Sarà sufficiente e mirata ad incentivare la crescita senza una politica fiscale al seguito, visto che non ci sono prospettive di incremento dei deficit fiscali neanche in quei paesi che potrebbero farli. Non continueremo con una politica restrittiva che lentamente, con la tecnica della rana bollita, cuocerà le industri dell’Euro Zona, Germania compresa. Riuscirà l’uscente Draghi a tirare fuori qualcosa dal cappello?

 

 

 

 


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