Economia
Greggio oltre i 90 dollari, carburanti sotto pressione: Italia, Francia e Germania a confronto
Il petrolio supera i 90 dollari al barile spingendo al rialzo i prezzi di benzina e diesel in tutta Europa. Un’analisi tecnica sui costi di sostituzione e sul reale peso delle accise a confronto tra Italia, Francia e Germania.
L’impennata del greggio provocata dall’escalation militare in Medio Oriente ha avuto un effetto quasi immediato sui prezzi dei carburanti in Europa. Nella seduta di venerdì 6 marzo il Brent ha chiuso a 92,69 dollari al barile, dopo aver toccato in giornata livelli ancora più elevati e con quotazioni intraday segnalate fino a circa 93,6 dollari. Quando il mercato petrolifero entra in una fase di forte tensione geopolitica non si muove soltanto il prezzo del greggio, ma si rivalutano immediatamente anche i prodotti raffinati. In particolare il diesel, che per struttura del mercato e per la catena logistica tende a incorporare più rapidamente le tensioni sulla raffinazione e sui flussi commerciali.
Per misurare con precisione la velocità con cui l’aumento del petrolio si trasferisce ai prezzi finali dei carburanti, il riferimento più affidabile resta il confronto tra i dati armonizzati della Commissione europea e le rilevazioni giornaliere dei principali mercati nazionali. Il Weekly Oil Bulletin della Commissione, che fotografa la situazione al 2 marzo 2026, registra prima del pieno scarico dello shock prezzi medi nazionali pari a 1,670 euro al litro per la benzina e 1,721 per il diesel in Italia, 1,759 e 1,701 in Francia, 1,888 e 1,812 in Germania.
Nel giro di pochi giorni il rialzo del petrolio si è però trasferito rapidamente alla pompa. In Italia, secondo le più recenti rilevazioni del sistema di monitoraggio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy rielaborate dagli osservatori di mercato, il 7 marzo la benzina self sulla rete ordinaria si colloca attorno a 1,763 euro al litro, mentre il gasolio nella modalità self supera 1,90 euro al litro, con una media attorno a 1,91. Il confronto con il dato europeo di inizio settimana implica quindi un aumento di circa 9 centesimi per la benzina e di quasi 19 centesimi per il diesel nell’arco di pochi giorni, a dimostrazione di quanto rapidamente il mercato italiano abbia incorporato il rialzo del greggio.
Una dinamica analoga si osserva anche negli altri grandi mercati europei. In Francia le rilevazioni del portale governativo dei carburanti indicano nella prima settimana di marzo livelli medi attorno a 1,85 euro al litro per la benzina e circa 1,95 euro per il gasolio. Rispetto ai valori registrati dal bollettino europeo del 2 marzo, questo significa un incremento dell’ordine di 9-10 centesimi per la benzina e superiore ai 20 centesimi per il diesel. Anche il mercato francese ha quindi registrato un adeguamento quasi immediato dei prezzi alla pompa.
La Germania presenta una dinamica ancora più evidente. Secondo le rilevazioni dell’ADAC, il principale automobile club tedesco che monitora quotidianamente i prezzi dei carburanti, il 6 marzo la media nazionale si colloca attorno a 2,01 euro al litro per la benzina E10 e circa 2,10 euro per il diesel. Rispetto ai livelli rilevati dalla Commissione europea all’inizio della settimana, il differenziale è compreso tra circa 6 e oltre 12 centesimi per la benzina e tra 23 e quasi 30 centesimi per il diesel. Anche in Germania, dunque, il rincaro dei carburanti si è manifestato con grande rapidità.
Il dato più significativo riguarda proprio il gasolio. In tutti e tre i Paesi la benzina registra un aumento, ma il diesel mostra variazioni più ampie e rapide. La ragione è strutturale: il diesel risente più direttamente delle tensioni sulla raffinazione, dei costi logistici e dei premi di rischio nel commercio internazionale dei prodotti petroliferi. Per questo motivo il trasferimento dello shock geopolitico sui prezzi alla pompa risulta più rapido e più intenso proprio sul gasolio.
Tabella riassuntiva prezzi
| Paese | Benzina (2 Mar) | Benzina (7 Mar) | Variazione | Diesel (2 Mar) | Diesel (7 Mar) | Variazione |
| Italia | 1,670 € | 1,763 € | + 0,093 € | 1,721 € | 1,910 € | + 0,189 € |
| Francia | 1,759 € | 1,850 € | + 0,091 € | 1,701 € | 1,950 € | + 0,249 € |
| Germania | 1,888 € | 2,010 € | + 0,122 € | 1,812 € | 2,100 € | + 0,288 € |
Un elemento tecnico spesso poco considerato riguarda inoltre il meccanismo di formazione dei prezzi. I carburanti non vengono venduti sulla base del costo storico delle scorte presenti nei depositi, ma del costo di sostituzione, cioè del prezzo necessario per ricostituire quelle stesse scorte sul mercato internazionale. Quando il greggio e i prodotti raffinati salgono rapidamente, l’adeguamento dei prezzi alla pompa tende quindi a essere quasi immediato: il prezzo finale riflette il costo dei nuovi approvvigionamenti più che quello, ormai superato, delle scorte acquistate in precedenza.
Se la dinamica di mercato spiega la velocità del rincaro, le differenze nei livelli finali dei prezzi dipendono invece in larga misura dalla struttura fiscale applicata ai carburanti nei diversi Paesi. I dati ufficiali della Commissione europea aggiornati a febbraio 2026 indicano che sull’Euro-super le accise sono pari a 0,6729 euro al litro in Italia, 0,6902 in Francia e 0,6545 in Germania. Sul diesel, invece, le accise ammontano a 0,6729 euro al litro in Italia, 0,6075 in Francia e 0,4704 in Germania. A queste imposte si aggiunge l’IVA, fissata al 22% in Italia, al 20% in Francia e al 19% in Germania. Nel caso tedesco esiste inoltre una componente aggiuntiva legata al sistema nazionale di carbon pricing, pari a circa 0,148 euro al litro sulla benzina e 0,162 euro sul diesel.
Il confronto fiscale evidenzia una differenza strutturale rilevante. Sulla benzina la pressione tributaria è elevata in tutti e tre i Paesi e la Francia presenta addirittura un’accisa leggermente superiore a quella italiana. Sul diesel, invece, l’Italia rimane il Paese con il prelievo più elevato: l’accisa italiana di 67,29 centesimi al litro supera quella francese di oltre 6 centesimi e quella tedesca di più di 20 centesimi. Ciò significa che quando il prezzo del greggio accelera sui mercati internazionali, come accaduto nelle ultime settimane, il rincaro si innesta in Italia su una base fiscale già particolarmente pesante.
La lettura complessiva dei dati porta quindi a una conclusione chiara. Il balzo del petrolio oltre i 90 dollari al barile si è trasferito quasi immediatamente ai prezzi dei carburanti in tutta Europa, con dinamiche molto simili nei tre principali mercati continentali. Le differenze tra i prezzi pagati dagli automobilisti non dipendono tanto dalla velocità con cui il mercato reagisce allo shock petrolifero, quanto dalla diversa struttura delle accise e dell’IVA che gravano sui carburanti.
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