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Gli USE? Sono un’idiozia: ecco perché

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Gli ottimi colleghi Giuseppe Palma e Marco Morì vi hanno spiegato recentemente come sia incompatibile la costruzione dei Stati Uniti d’Europa con il nostro impianto costituzionale. Io che sono anche più  pragmatico vi spiego come gli USE sono prima di tutto una immensa idiozia.

Cominciamo ad esaminare alcuni aspetti operativi:

  1. In Europa esistono 7 monarchie costituzionali e 21 repubbliche, divise fra parlamentari e presidenziali. La costruzione degli USE presuppone la cessione di sovranità nazionale ad un nuovo Stato federale, quindi la scomparsa dei singoli Capi di Stato, questione già delicata per le funzioni che essi svolgono nelle democrazie presidenziali. Quello che è certo però è che le sette monarchie dovrebbero cambiare assetto costituzionale, poiché non si è mai visto una monarchia far parte di una federazione democratica, evidentemente su base repubblicana (sennò faremmo il Regno d’Europa…). Siamo sicuri che Spagna, Inghilterra, Belgio, Olanda, ecc. sarebbero d’accordo?
  2. Non si è mai visto uno Stato federale che all’interno abbia 25 lingue parlate, più vari dialetti riconosciuti. Il problema si pone non solo per la omogeneità interna e la possibilità di interscambio fra persone che, formalmente, farebbero parte di un unico Stato, ma soprattutto per la legislazione: sulla base di quale lingua verrebbero adottati i provvedimenti legislativi? Il sistema attuale di promulgazione multilingua è farragginoso e non funziona, poiché ogni lingua ha dei termini che hanno valenza diversa e sfumature diverse, pur se indicano lo stesso oggetto (lo sanno bene i traduttori di libri e saggi), ed i problemi degli ambiti interpretativi, alla luce della legislazione locale, sono una delle più grandi fonti di discussione nell’applicazione su base nazionale delle direttive. Poi c’è il piccolo problema che le regole devono essere comprensibili per tutti, altrimenti si creano cittadini di serie A e di serie B. Usiamo allora tutti l’inglese? Per quanto sia una lingua conosciuta è parlata correntemente solo dal 10% della popolazione europea. E gli altri? Ce li vedete poi i francesi od i tedeschi ad abbandonare la loro lingua? E tutta la produzione culturale nelle varie lingue, che formano il patrimonio artistico europeo, la abbandoniamo anch’essa?
  3. Per aversi uno Stato, anche federale, ci deve essere un substrato comune fatto di costumi sociali simili, una cultura condivisa ed un insieme di fattori comuni  (interessi, alimentazione, abitudini, ecc.) che fanno sentire un popolo tale, che danno un appartenenza. Se un americano passa dalla California al Montana, che sono la bellezza di 11.479 km, quando scende dall’aereo, magari sentirà freddo, ma troverà lo stesso hamburger, lo stesso sport in TV, la stessa struttura sociale e non da ultimo la stessa lingua. Se un greco va ad Helsinki, che sono solo 3.447 km, quando scende dall’aereo, oltre a morire dal freddo, si trova in un mondo per lui alieno. Su queste basi vogliamo costruire uno Stato federale europeo? Magari prima bisognerebbe costruire un popolo europeo…
  4. Quale sistema elettorale implementiamo? Abbiamo di tutto in Europa: uninominali secchi, con ballottaggio, proporzionali, con resti e senza, con premi di maggioranza e senza, con sbarramenti diversi, con elezione diretta del Capo dello Stato, parlamentari, ecc.: chi sceglie? Ognuno ovviamente difenderà il proprio sistema e se pensate che in fondo esiste già una legge elettorale europea per il Parlamento, vi rammento che una cosa è nominare un organo praticamente senza poteri come quello attuale (rileggete qui per rinfrescarsi la memoria), per cui nessuno si fa troppi problemi, una cosa dover nominare quelli che ci dovrebbero governare tutti. Vedrete che allora i problemi salteranno fuori (e giustamente).
  5. Abbiamo sistemi fiscali molto diversi e sistemi giudiziari ancora più diversi. Che facciamo, costringiamo i Paesi con Common Law e Tribunali basati sulla vincolatività del precedente giurisprudenziale ad adottare un sistema basato sulla codificazione formale? Non si è mai visto uno Stato federale con un sistema giudiziario non omogeneo al suo interno. Idem per il fisco: uniamo Paesi che hanno aliquote diverse, basi di calcolo diverse e diverse basi imponibili? Non è possibile, perché all’interno si creerebbero situazioni di dumping fiscale fra uno Stato e l’altro, o inaccettabili differenze di carico fiscale, a seconda del Paese dove si vive. Se è uno Stato unico, ancorché federale, ci deve essere un fisco unico. Auguri…

Queste sono solo alcune questioni che sorgono se, al di là degli slogan propagandistici, si va a vedere in concreto come in queste condizioni si può costruire uno Stato federale: volete proprio gli USE? Io no, ma se li volete cominciate a lavorare sulle differenze sociali, economiche e giuridiche e forse tra 5/6 generazioni se ne può parlare. Adesso è solo un’idiozia, figlia dell’ignoranza e soprattutto della malafede, perché in nome di questi fantomatici futuri Stati Uniti d’Europa intanto vi vogliono togliere ADESSO i vostri diritti come singoli cittadini e come popolo sovrano!

Un’ultima notazione: per chi si chiedesse come hanno fatto gli USA a diventare rapidamente uno Stato federale funzionante la risposta è semplice: avevano solo 100 anni di storia alle spalle e comunque per coprire celermente le differenze culturali e sociali dei Paesi di origine c’è voluta una guerra civile…

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