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Gli USA dipendono dall’Uranio Russo: Biden vuole 4,3 miliardi per superare la dipendenza

A febbraio, quando Biden ha istituito un divieto totale sulle esportazioni di energia dalla Russia, ha esplicitamente escluso dal bando i fornitori di uranio russo per il semplice motivo che gli Stati Uniti dipendono fortemente dalla Russia per il loro fabbisogno di centrali nucleari – dopo tutto, la Russia è la terza fonte di uranio statunitense, con circa il 16,5% delle importazioni totali di uranio degli Stati Uniti nel 2020 e il 23% dell’uranio arricchito necessario per alimentare i reattori nucleari commerciali statunitensi.

Questo rende però gli USA dipendenti dalla Russia, anche se Washington ha accumulato notevoli scorte. Però questo mette in pericolo i programmi di espansione voluti anche nel settore nucleare per superare la dipendenza dai carburanti fossili.

Un mese dopo, la spinosa questione delle forniture russe di uranio è tornata d’attualità quando l’agenzia di stampa russa TASS ha citato il vice primo ministro Novak, il quale ha dichiarato che la Russia sta valutando se vietare le esportazioni di uranio, dando un colpo al nucleare americano.

Oggi apprendiamo che l’amministrazione Biden spera di eliminare l’influenza critica della Russia per limitare l’energia nucleare degli Stati Uniti e sta spingendo le camere a sostenere un piano da 4,3 miliardi di dollari per l’acquisto di uranio arricchito direttamente dai produttori nazionali, al fine di liberare gli Stati Uniti dalle importazioni russe di combustibile per reattori nucleari. Le azioni delle aziende produttrici di uranio sono salite in risposta a questa mossa.

Secondo Bloomberg, i funzionari del DOE. il Dipartimento dell’Energia,  si sono incontrati con il personale chiave del Congresso, dove hanno affermato che tali finanziamenti – che ammontano a un decimo di quanto gli Stati Uniti hanno recentemente versato al complesso militare-industriale ucraino – sono urgentemente necessari, aggiungendo che qualsiasi interruzione nella fornitura di uranio russo arricchito potrebbe causare interruzioni operative ai reattori nucleari commerciali. Anche gli operatori del settore nucleare statunitense sono stati informati della proposta; sebbene il piano richieda l’approvazione del Congresso, è improbabile che i legislatori rifiutino queste richieste relativamente modeste se l’alternativa è la minaccia di blackout diffusi e l’immediata fine della carriera politica.

La proposta, prosegue Bloomberg, mira a stimolare lo sviluppo di un maggiore arricchimento nazionale e di altre fasi necessarie per trasformare l’uranio in combustibile per reattori; inoltre, creerebbe un acquirente governativo che si occupa direttamente dell’acquisto di uranio arricchito, compreso quello utilizzato in un nuovo tipo di reattori avanzati attualmente in fase di sviluppo.

La proposta è in linea con la legislazione introdotta all’inizio di quest’anno dal senatore Joe Manchin, democratico della Virginia Occidentale che funge da ago della bilancia, e dal senatore Jim Risch, repubblicano dell’Idaho, che autorizzerebbe miliardi di dollari di finanziamenti per aumentare le capacità di arricchimento dell’uranio del Paese. Tra gli altri sostenitori dell’espansione delle capacità di arricchimento degli Stati Uniti c’è anche il senatore John Barrasso, repubblicano del Wyoming, membro di punta della commissione per l’energia e le risorse naturali.

Tuttavia, anche con un sostegno miliardario, non sarà facile per gli Stati Uniti avviare l’industria nazionale dell’uranio. Il Paese dispone di un solo impianto di arricchimento commerciale, quello del New Mexico, di proprietà di Urenco, un consorzio britannico-tedesco-olandese.

Sebbene l’elenco immediato delle aziende che beneficerebbero di una tale spinta finanziaria includa Centrus Energy, che sta costruendo un impianto di arricchimento in Ohio, e ConverDyn, una joint venture tra Honeywell International Inc. e General Atomics che fornisce servizi di conversione dell’uranio, è probabile che l’intero settore dell’uranio si muova verso l’alto, dato che il prezzo dell’uranio spot probabilmente salirà. Anche perché si tratta di estrarre quantità di uranio aggiuntive pari a 5000 tonnellate annue per non dipendere dall’uranio di Mosca. Quantità importanti che che necessitano dei forti investimenti, di cui, appunto, godranno le aziende del settore.

 


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