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GIORNATA DELLA MEMORIA. QUALI POLITICHE ECONOMICHE PORTARONO IL NAZISMO AL POTERE?

I campi di concentramento furono anche campi di lavoro. Qualcuno ci guadagnò.


Molti raccontano la storia di uno psicopatico che sterminò milioni di persone perché la mamma da piccolo non gli aveva voluto bene. Come si può pensare che si sia trattato solo di questo?


L’olocausto fu il preciso effetto di una strategia soprattutto 
ECONOMICA, in una guerra che prevedeva un progetto preciso: unificazione europea sotto il dominio unico tedesco.

Le ricchezze e le risorse delle periferie andavano drenate verso il centro e andava creato un esercito industriale di riserva, senza diritti, che mandasse avanti il macchinone industriale messo in piedi; tale progetto seguì la grande depressione economico finanziaria del ’29, partita dagli USA, raggiungendo molto rapidamente l’Europa.


Di fronte ad una crisi senza precedenti che provocò un generale calo dei prezzi, milioni di disoccupati, cioè recessione globale, gli economisti-cassandre ortodossi diedero la ricetta: 
politiche economiche deflattive per ridurre i costi salariali, per favorire una ripresa generale dei profitti e dei consumi. Si trattava anche di ridurre le spese pubbliche per ritrovare eccedenze di bilancio, l’obiettivo era ridare credibilità agli Stati in ottica di investimenti, e politica.

Questa politica fu applicata dal presidente americano Herbert Hoover fino al 1932, da Pierre Laval in Francia nel 1934-1935 e in Germania dal 1930 al 1932 dal Cancelliere Heinrich Brüning.

Brüning, esponente del Partito di Centro Cattolico, viene nominato Cancelliere nel 1930 nel quadro di una Germania in recessione, con 3 milioni di disoccupati,con un un debito di guerra (del 1914-1918) sul groppone e traumatizzata dall’iperinflazione e conseguente crollo del valore della sua moneta.


Brüning voleva ritrovare un’eccedenza commerciale in un momento in cui le esportazioni della Germania erano basse e alleviare il peso delle riparazioni di guerra. Optò per una politica DEFLATTIVA basata sull’AUMENTO DEL TASSO DI SCONTO, compressione forte della SPESA DELLO STATO, aumento dei dazi doganali, RIDUZIONE DEI SALARI e dei sussidi di disoccupazione. Per questo fu soprannominato “cancelliere fame”, simpaticamente.
Il Parlamento rigettò le sue proposte, nel luglio 1930 lo stesso Brüning lo sciolse, si andò ad elezioni.

L’affluenza alle urne fu dell’82%. La popolazione era molto arrabbiata per via delle dure condizioni economiche, il che spianò la strada ai partiti “antisistema”, in particolare l’NSDAP (Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi – il partito di Hitler) che diviene secondo partito per numero di voti. Alle elezioni federali successive del 1932, nonostante una ampia coalizione tra partiti di anime diverse che includeva anche l’SPD (per far fronte agli antisistema) e un rappresentante molto carismatico del partito comunista, il partito nazista, ahimé conquistò la maggioranza dei voti.


La maggior parte dei provvedimenti di Brüning venivano presi SENZA il benestare del parlamento, in virtù dell’art. 48 della Costituzione (Notverordnung), per cui quando nel 1933 il gabinetto Hitler usò lo stesso sistema per farsi dare tutto il poterenessuno ebbe da obiettare.

La legge sui pieni poteri (Ermächtigungsgesetz, chiamata ufficialmente “Legge per combattere l’angoscia del popolo e del Reich”) viene approvata grazie all’art. 48, quando ancora il partito di Hitler NON aveva la maggioranza assoluta dei voti. Il partito nazista prese il 18,3 % dei voti alle elezioni del 1930, e aveva 107 seggi nel Reichstag, pertanto non avrebbe potuto nemmeno formare un governo. Gli altri partiti avrebbero potuto tranquillamente formare un governo SENZA i nazionalsocialisti. Come è possibile allora che la maggioranza investì in quel partito per tirare fuori la nazione dalle secche ECONOMICHE nelle quali era incagliata, sperando di poterlo controllare? (“lo metteremo in un angolo finchè non inizierà a strillare” disse Von Papen di Hitler).

Il partito nazista fu fondato e spinto al potere da ricchi industriali in cerca di favori governativi sotto forma di agevolazioni fiscali, sostanziosi contributi statali e leggi che indebolissero i diritti dei lavoratori.


Quando il Reichstag fu messo alle fiamme nel 1933 (dalle SS naziste), i Nazisti ne incolparono i loro rivali politici: i comunisti. Nel panico generale che ne seguì, il Parlamento tedesco fu purgato di tutti i deputati di sinistra che avrebbero potuto strizzare l’occhio ai comunisti e agli stranieri e i pochi che furono risparmiati “votarono”, conferendo poteri dittatoriali al Cancelliere Hitler.

La frittata era stata fatta. Ebbe così inizio tutto l’incubo i cui tristi esiti conosciamo bene.

La Repubblica di Weimar è la storia annunciata della morte di una democrazia nel silenzio generale. A qualcuno ricorda qualcosa? Ecco, la storia serve a questo.

Alessandra Barletta

(La CiVetta Autoctona)

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