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Germania verso il caos politico: come il centro borghese si è autodistrutto

La caduta del centro moderato: La Germania trema sotto i colpi di una crisi politica senza precedenti. Tra governi regionali allo sbando, faide interne e la strategia suicida del cancelliere Merz, il Paese si divide tra blocchi radicali ed estremi, trascinando l’intera Europa verso il collasso economico.

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La Germania sta scivolando rapidamente verso una spaccatura istituzionale ed economica senza precedenti dal dopoguerra. Le decisioni miopi e l’eterna timidezza del ceto politico moderato stanno consegnando il Paese a due blocchi estremi e inconciliabili, come ha notato un’interessante analisi di Mark Felix Serrao in quello che era il giornale del centro borghese tedesco, la Welt.

Da un lato avanza una sinistra radicalizzata orientata all’assistenzialismo statale; dall’altro esplode una spinta identitaria pronto a ribaltare i tavoli di Berlino.

Il cancelliere Friedrich Merz rischia di passare alla storia non come il restauratore della stabilità, ma come il becchino della democrazia cristiana e del centro borghese tedesco.

La sua strategia di galleggiamento sta trasformando una delle potenze industriali più forti del mondo in un malato cronico d’instabilità.

La fine ingloriosa della strategia centrista

Per decenni, la CDU ha prosperato su un dogma apparentemente imbattibile: copiare le istanze progressiste della sinistra, emarginare la destra e governare incontrastati dal presunto centro borghese.

Oggi quel modello è deflagrato miseramente sotto il peso dei fatti economici. I cittadini e le imprese non credono più a una formula che promette stabilità ma produce solo declino strutturale, pressione fiscale asfisciante e burocrazia soffocante.

Nei Länder occidentali e urbani, come a Brema o Berlino, il blocco rosso-verde-sinistra governa già o ipoteca il futuro amministrativo. Brema è il Land più indebitato della Germania e la Capitale, già molto indebitata rischia di segurilo. Non sono cifre secondarie: ogni cittadino della città portuale sul Baltico è indebitato per 37.000 euro tramite il Land, contro 1.400 di un cittadino bavarese.

In regioni chiave come la Renania Settentrionale-Vestfalia e e Bassa Sassonia ci si avvia a possibili uguali riedizioni di governi di estrema sinistra, soprattutto se prosegue la decadenza della CDU.

L’Est che si ribella e la fine del dogma atlantico

Nel frattempo, nell’Est della Germania si consolida un fronte opposto e radicale che spaventa i mercati finanziari internazionali. In Sassonia, Turingia e Brandeburgo i consensi per le forze di opposizione alternativa toccano vette vicine al quaranta per cento.

Se a ciò si uniscono le ambizioni di governo locale in Sassonia-Anhalt, nasce una macchia geografica compatta di undici milioni di cittadini.

Le conseguenze pratiche di questa spaccatura non sono solo simboliche. A Magdeburgo, i primi voti congiunti nei parlamenti regionali per chiedere lo stop all’invio di armi e la revoca delle sanzioni alla Russia certificano una pericolosa crepa geopolitica. Se questo cammino dovesse proseguire avremmo una Germania divisa seccamente fra una parte governata dall’estrema sinistra e una dalle forze identitarie, con la scomparsa del centro, che però ha la colpa della propria decadenza.

Le colpe storiche di un ceto dirigente timoroso

Se il Paese si trova in questa condizione critica, la responsabilità principale ricade sui governi guidati dai cristiano-democratici nel corso degli anni.

Sono stati i cancellieri della CDU a sospendere il servizio militare obbligatorio, a decretare l’uscita sconsiderata dal nucleare e a spalancare le porte a una gestione migratoria priva di contrappesi economici sostenibili. Sono stati ni governi centristi ad abbandonare la propria radice di cetntro, di moderazione, di buon senso, per piegarsi alle idee della sinistra.

L’industria manifatturiera tedesca paga oggi bollette energetiche insostenibili, perdendo quote di mercato nei confronti dei concorrenti asiatici e americani. La base elettorale produttivista moderata è stata tradita proprio da chi doveva difenderla.

Il cosiddetto “wankelmut“, l’incostanza cronica che caratterizza l’azione di Friedrich Merz, riassume perfettamente il tracollo dei moderati che, in questa legislatura, sono riusciti a tradire tutte le proprie pronesse:

  • Il freno all’indebitamento: promesso e difeso in campagna elettorale, poi prontamente allentato in Parlamento.
  • Le quote di genere: avversate aspramente prima di conquistare la poltrona di leader, imposte subito dopo per quieto vivere politico conla SPD.
  • Il contenimento dell’immigrazione: utilizzato temporaneamente per calcoli di convenienza sui flussi migratori, e poi abbandonato cinicamente subito dopo il voto.
  • La tassa sulle bevande zuccherate: la CDU aveva promesso nel proprio congresso di non intrdurla. Quindi l’ha fatta entrare in consiglio dei ministri, l’ha bocciata , ma resta sempre lì.
  • I sussidi energetici: promessi a tutta la filiera produttiva, ridotti inizialmente alla sola grande industria e infine riproposti senza alcuna copertura certa e senza una reale incidenza.

Questa girandola di promesse mancate ha distrutto quel residuo di fiducia che legava la classe imprenditoriale produttiva al partito di governo.

Il contagio europeo: la Germania come la Francia e l’Italia

La parabola discendente della CDU non è un unicum tedesco, ma rappresenta il sintomo di una patologia che devasta l’intero continente europeo. Ovunque, da Parigi a Roma, i partiti che si definiscono moderati o conservatori hanno indossato i panni del “cavallo di troia” della sinistra.

Hanno promesso riforme liberali e rigore finanziario, applicando nei fatti agende economiche stataliste e assistenzialistе. Macron in Francia non era un socialista, ma si proponeva come un liberale per il controllo dell’intervento dello Stato. Il risultato è stata una spesa pubblica al 57% del PIL e un debito al 120%. Se la popolarità del Presidente francese è ai minimi storici, nonostante una stampa più che amica e addomesticata, c’è un motivo.

Il risultato di questa incoerenza politica è sotto gli occhi di tutti: la disaffezione popolare si traduce in una polarizzazione violenta. Se il centro borghese continua a tradire le attese di chi produce ricchezza, la democrazia europea continuerà a oscillare pericolosamente tra il collasso burocratico e l’avanzata delle estreme.

La Germania, un tempo motore inarrestabile dell’economia continentale, rischia di diventare il detonatore della sua definitiva crisi sistemica. Ora la CDU e Merz dovranno scegliere:  regalare il paese all’Estrema sinistra o ridare un senso centrista al proprio partito. Forse però è troppo tardi.

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