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Germania: l’AfD vola al 40% nel Brandeburgo e la CDU sprofonda a una cifra. Il governo Merz trema

Un sondaggio Insa fa tremare Berlino: AfD vola al 40% nel Brandeburgo e doppia l’SPD, mentre la CDU crolla al 9%. A livello federale la destra guida con il 28%: l’asse di governo traballa sotto il peso della crisi industriale.

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La mappa politica tedesca si sta sgretolando sotto i colpi di una crisi industriale ed energetica senza precedenti. L’ultimo sondaggio dell’istituto Insa per la Germania orientale certifica uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava pura fantascienza: nel Brandeburgo l’AfD raggiunge il 40% dei consensi, doppiando i socialdemocratici e spingendo la CDU nel baratro del 9%.

Questi sondaggi mostrano una sempre crescente rottura profonda tra l’elettorato produttivo e i partiti tradizionali. Mentre a Berlino si cerca di mantenere la linea del rigore, le periferie industriali e i Länder dell’Est voltano le spalle al sistema.

Nel Brandeburgo, guidato dal ministro-presidente socialdemocratico Dietmar Woidke, il quadro elettorale delinea un vero e proprio cambio d’epoca:

  • AfD: 40% (+6 punti rispetto a marzo)
  • SPD: 20% (-4 punti)
  • CDU: 9% (-5 punti)
  • Die Linke: 9% (+2 punti)
  • Verdi: 7% (+2 punti)
  • BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht): 7% (quasi dimezzato rispetto al 13,5% delle regionali 2024)

Il dato politico più disarmante riguarda il cosiddetto Brandmauer, il cordone sanitario attorno alla destra: per isolare l’AfD servirebbe un’alleanza innaturale a cinque (SPD, CDU, Linke, Verdi e BSW), che insieme raccoglierebbe appena il 52% dei seggi. Un’ammucchiata eterogenea, paralizzata dai veti incrociati e priva di qualsiasi visione condivisa sul lavoro o sulla politica industriale. Il risultato sarebbe l’indebolimento ulteriore delle forze moderate come la CDU.

PartitoSondaggio InsaVariazione da marzo
AfD40%+6%
SPD20%-4%
CDU9%-5%
Die Linke9%+2%
Verdi7%+2%
BSW7%-1%

Il collasso non è confinato ai confini dell’Est. L’ultima rilevazione nazionale condotta dall’istituto Ipsos per la Bundestagswahl mostra che l’erosione del consenso colpisce direttamente il centro del potere federale.

Nell’ultimo sondaggio INSA viene confermata la continua crescita di AfD anche a livello nazionale, con i seguenti dati :

AfD-ESN: 30.5%
SPD-S&D: 14.5%
GRÜNE-G/EFA: 14.5%
CDU-EPP: 13.5%
LINKE-LEFT: 10.5%
FDP-RE: 4.5%
CSU-EPP: 4%
BSW-NI: 3.5%

La situazione della CDU apparirebbe drammatica, con il partito, un tempo leader, precipitato al quarto posto, con solo il 13,5% dei voti e superato perfino dai Verdi.

Questa fuga dal centro moderato ha motivazioni economiche precise. La Germania sconta anni di transizione energetica forzata a costi proibitivi per le imprese, perdita di forniture a basso costo e un blocco costituzionale del debito che impedisce grandi piani di rilancio infrastrutturale.

La toerica dei sacrifici e della stabilità perde significato di fronte alla chiusura delle aziende.  Il Brandeburgo è la cartina di tornasole: i cittadini chiedono investimenti concreti, protezione del reddito e stop ai diktat calati dall’alto.

In teoria il voto regionale è previsto solo nel 2029, ma la pressione sulle istituzioni aumenta ogni settimana. Il governo guidato da Friedrich Merz si trova su un crinale scivoloso: governare a colpi di compromessi al ribasso rischia di trasformare l’intero Paese in una polveriera elettorale, con elezioni anticipate che potrebbero diventare presto inevitabili.

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