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Germania in crisi: anche il turismo sul Baltico crolla tra costi alle stelle e consumi al palo. Chiudono hotel storici

Non è solo il maltempo: l’inflazione e il calo dei redditi svuotano le spiagge tedesche. Nello Schleswig-Holstein chiude il 7% delle attività in un anno. La crisi dei consumi colpisce al cuore la classe media tedesca.

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Sedie a sdraio vuote, serrande abbassate e vetrine spente. Non siamo in una periferia deindustrializzata, ma lungo la costa del Mar Baltico, quella che fino a poco tempo fa era considerata la “Riviera” della Germania, il rifugio estivo prediletto dai tedeschi. L’atmosfera che si respira oggi tra le dune dello Schleswig-Holstein e del Meclemburgo-Pomerania Anteriore non è quella della villeggiatura, ma quella di una crisi strutturale profonda.

I dati che arrivano dal Nord della Germania sono allarmanti e raccontano una storia diversa dalla narrazione ufficiale di una ripresa sempre dietro l’angolo. Qui, il settore dell’ospitalità sta vivendo un vero e proprio collasso, schiacciato tra l’incudine dei costi operativi e il martello di una domanda interna sempre più debole.

I numeri del disastro

La situazione è precipitata rapidamente. Non si tratta di un semplice rallentamento stagionale, ma di una decimazione del tessuto imprenditoriale locale, composto prevalentemente da quelle aziende familiari che costituiscono l’ossatura dell’economia reale.

Ecco un quadro sintetico della situazione fornito dalle associazioni di categoria:

  • Schleswig-Holstein: L’Associazione tedesca degli albergatori e dei ristoratori (DEHOGA) ha registrato una perdita di 130 aziende associate nel solo 2025. Su un totale di circa 1.800 membri, significa un calo del 7%.
  • Meclemburgo-Pomerania Anteriore: Le vendite nella prima metà del 2025 sono crollate del 17,4% rispetto al 2019 (periodo pre-pandemico), al netto dell’inflazione.

Axel Strehl, presidente di DEHOGA Schleswig-Holstein, non usa mezzi termini: “Non ho mai vissuto un anno così negativo”. Gli fa eco Lars Schwarz dal Meclemburgo, sottolineando come a chiudere siano attività storiche, sopravvissute a decenni di cambiamenti, ma che ora alzano bandiera bianca.

Spiagge baltiche, un tempo meta dei tedeschi,

Le cause: non è solo colpa del meteo

Certamente, l’estate del 2025 non ha aiutato. Il meteo è stato inclemente, con piogge frequenti e temperature autunnali che hanno scoraggiato i bagni nel già non caldissimo Baltico. Tuttavia, ridurre tutto al capriccio delle perturbazioni sarebbe un errore miope.

Le radici della crisi sono squisitamente economiche e macroeconomiche:

  1. Esplosione dei costi: Le imprese devono fronteggiare rincari brutali su energia e materie prime alimentari. Mantenere aperta una struttura con questi costi fissi è diventato impossibile per molti.
  2. Crollo della domanda interna: Questo è il punto dolente per l’economia germanica. I tedeschi, storicamente formiche risparmiatrici, hanno smesso di spendere. Non perché non vogliano, ma perché il loro potere d’acquisto è stato eroso. Le famiglie tagliano il superfluo, e la vacanza o la cena al ristorante sono le prime voci a saltare.

L’ironia amara della “Locomotiva”

C’è una certa ironia nel vedere la Germania, che per anni ha predicato l’austerità e la moderazione salariale agli altri partner europei, trovarsi ora con un mercato interno asfittico. I tedeschi non hanno i soldi per consumare neanche a casa propria.

Se è vero che il Mediterraneo offre un clima migliore e forse prezzi più competitivi, il vuoto sul Baltico non è solo frutto di una scelta di destinazione, ma di una rinuncia. Quando i redditi reali non tengono il passo con l’inflazione, anche il turismo “a chilometro zero” diventa un lusso insostenibile. La crisi del Baltico è, in piccolo, la fotografia di un modello economico che sta mostrando tutte le sue crepe.


Domande e risposte

Perché il calo del turismo sul Mar Baltico è un indicatore economico importante? Il turismo interno tedesco è un termometro fedele della salute della classe media. A differenza del turismo internazionale, che può essere influenzato da fattori geopolitici, quello domestico riflette direttamente il reddito disponibile delle famiglie. Se i tedeschi non vanno in vacanza nel loro stesso Paese, significa che la contrazione dei consumi è reale, diffusa e non limitata a specifici settori industriali. È il segnale che l’inflazione ha eroso i risparmi anche nella parte più solida della società tedesca.

Quanto ha influito il maltempo rispetto ai fattori economici? Il maltempo dell’estate 2025 ha agito da catalizzatore, ma non è la causa primaria. In passato, estati piovose non hanno mai portato a un’ondata di fallimenti di questa portata (-7% di aziende in un anno). La chiusura strutturale di attività storiche indica che i margini di profitto erano già inesistenti a causa dei costi energetici e alimentari. Il maltempo è stato solo il colpo di grazia su un sistema già reso fragile dalla crisi del potere d’acquisto.

Cosa comporta questa crisi per l’occupazione locale? L’impatto è severo. Il settore turistico nel Nord della Germania è ad alta intensità di lavoro e si basa su molte piccole imprese familiari. La chiusura di hotel e ristoranti non genera solo disoccupazione diretta, ma colpisce l’indotto (fornitori, manutenzione, servizi). Inoltre, trattandosi spesso di aree meno industrializzate rispetto al sud della Germania, le alternative occupazionali sono limitate, rischiando di accelerare lo spopolamento o la dipendenza dai sussidi statali in regioni come il Meclemburgo-Pomerania Anteriore.

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