EnergiaFinanza
General Fusion: il ritorno tramite SPAC e la via “meccanica” alla Fusione Nucleare
General Fusion: la fusione nucleare coi “pistoni” punta alla Borsa. Ecco il piano. Dalla crisi alla SPAC da 1 miliardo. La startup canadese lancia la sfida con la macchina LM26: pareggio energetico previsto per il 2028 senza magneti superconduttori.

La strada verso la fusione nucleare commerciale è lastricata di buone intenzioni, immense sfide tecnologiche e, inevitabilmente, crisi di liquidità. Fino allo scorso anno, la startup canadese General Fusion sembrava aver imboccato una parabola discendente, costretta a licenziare un quarto del personale e a cercare disperatamente capitali. Oggi, lo scenario cambia radicalmente: la società ha annunciato l’intenzione di quotarsi in borsa attraverso una fusione inversa con una SPAC (Special Purpose Acquisition Company), la Spring Valley Acquisition Corp. III.
L’operazione valuta l’azienda combinata circa 1 miliardo di dollari (Enterprise Value pro-forma di 724 milioni di dollari ) e potrebbe portare nelle casse della società fino a 335 milioni di dollari lordi, necessari per completare il loro reattore dimostrativo. È una mossa audace per una tecnologia che promette di risolvere il problema energetico globale con un approccio ingegneristico decisamente “diverso” dal solito.
Un approccio ingegneristico, non solo scientifico
Mentre i giganti della ricerca pubblica (come ITER) o altre startup puntano su enormi magneti superconduttori (Tokamak) o laser potentissimi (confinamento inerziale), General Fusion ha scelto una terza via, definita
L’idea alla base è affascinante nella sua brutalità meccanica: invece di contenere il plasma con campi magnetici invisibili per tempi lunghissimi, o bombardarlo con laser costosi, General Fusion utilizza una parete di metallo liquido (litio) che viene compressa meccanicamente. Questo sistema si chiama MTF Magnetized Target Fusion.
Ecco come funziona il processo, passo dopo passo:
- Iniezione del Plasma: Un iniettore spara un anello di plasma magnetizzato (idrogeno isotopico) all’interno di una camera rivestita di metallo liquido rotante.
- Compressione Meccanica: Una serie di pistoni pneumatici spinge il metallo liquido verso il centro, comprimendo il plasma.
- Fusione ed Estrazione: La compressione rapida innalza temperatura e densità fino alle condizioni di fusione. Il calore generato viene assorbito dal metallo liquido stesso.
- Generazione di Energia: Il metallo caldo viene pompato in uno scambiatore di calore per produrre vapore e far girare una turbina convenzionale.
I vantaggi, sulla carta, sono notevoli. Questo sistema evita l’uso di materiali esotici o magneti superconduttori costosi. Inoltre, la parete di litio liquido protegge la struttura dai neutroni (che degradano i materiali negli altri reattori) e permette di produrre trizio, il combustibile necessario, direttamente in loco.
La Roadmap: dalla teoria alla macchina LM26
La scommessa di General Fusion si gioca tutta nei prossimi tre anni. La società ha abbandonato i rendering per passare all’hardware con la macchina dimostrativa Lawson Machine 26 (LM26).
La tabella di marcia presentata agli investitori è serrata e non ammette errori:
- Dicembre 2024: Assemblaggio della LM26 completato.
- Febbraio 2025: Primo plasma ottenuto (“First Plasma”).
- Aprile 2025: Prima compressione del plasma.
- 2026: Raggiungimento di temperature di 1 keV (circa 10 milioni di gradi).
- 2027-2028: Raggiungimento delle condizioni di “Breakeven scientifico” (100% Lawson), ovvero il punto in cui l’energia prodotta dalla reazione supera quella immessa nel plasma. (criterio di Lawson)
Se questi obiettivi tecnici venissero raggiunti, la società prevede di passare alla commercializzazione vera e propria nei primi anni ’30, con la costruzione di un impianto “First-of-a-Kind” (FOAK).
Perché la SPAC ora?
La scelta di Spring Valley come partner non è casuale. Il team della SPAC ha già portato in borsa NuScale Power, la prima società di reattori modulari nucleari (SMR) quotata, e ha esperienza nel settore della decarbonizzazione. Tuttavia, il mercato delle SPAC si è raffreddato notevolmente rispetto agli anni del boom, e gli investitori sono diventati molto più selettivi.
General Fusion si presenta con una valutazione pre-money di 600 milioni di dollari , un prezzo che il management definisce “a sconto” rispetto ai competitor privati e pubblici. La liquidità raccolta servirà a coprire i costi operativi della LM26 e a preparare il terreno per l’impianto commerciale.
In conclusione, siamo di fronte a una scommessa tecnologica ad alto rischio ma dal potenziale immenso. Se i pistoni di General Fusion riusciranno a comprimere il plasma in modo stabile ed efficiente, potremmo avere una via “low-tech” (si fa per dire) e scalabile verso l’energia infinita. In caso contrario, sarà un altro costoso capitolo nel lungo libro della fisica del plasma.
Domande e risposte
In cosa differisce l’approccio di General Fusion dai reattori Tokamak come ITER? La differenza principale risiede nel metodo di confinamento e compressione. I Tokamak utilizzano potenti campi magnetici generati da bobine superconduttrici per confinare il plasma per lunghi periodi. General Fusion, invece, utilizza la “Magnetized Target Fusion” (MTF): inietta il plasma in un rivestimento di metallo liquido (litio) e lo comprime rapidamente utilizzando pistoni meccanici (pneumatici). Questo approccio evita l’uso di magneti costosi e risolve il problema del degrado dei materiali, poiché il liquido assorbe i neutroni dannosi prodotti dalla fusione.
Quando si prevede che General Fusion produca elettricità per la rete? La tabella di marcia attuale è divisa in fasi distinte. L’obiettivo immediato è dimostrare la fattibilità scientifica con la macchina LM26, puntando a raggiungere le condizioni di pareggio energetico (breakeven scientifico, o “100% Lawson”) entro il 2028. Successivamente, l’azienda prevede di costruire un impianto pilota commerciale (First-of-a-Kind) tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30. L’obiettivo è fornire energia alla rete elettrica su scala commerciale verso la metà degli anni 2030, in linea con la crescente domanda globale di energia pulita.
Quali sono i rischi finanziari di questa operazione SPAC? Le operazioni SPAC (Special Purpose Acquisition Companies) comportano rischi specifici. Sebbene garantiscano l’accesso ai mercati pubblici, spesso i fondi raccolti possono essere inferiori alle aspettative se gli azionisti della SPAC scelgono di riscattare le proprie azioni prima della fusione (redemption). Inoltre, General Fusion è ancora in una fase pre-commerciale e non genera ricavi significativi; la sua sopravvivenza dipende dal raggiungimento di pietre miliari tecniche (come il funzionamento della LM26). Se la tecnologia non dovesse rispettare le scadenze, il valore delle azioni potrebbe risentirne pesantemente, come accaduto ad altre società tecnologiche “de-SPAC”.








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