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Gas: l’Inverno morde e le riserve calano. L’Europa riscopre la vulnerabilità energetica (e la volatilità dei prezzi)

Allarme gas in Europa: il freddo imprevisto e le regole allentate da Bruxelles spingono le riserve verso il minimo. Mentre l’Italia regge meglio dei partner, la Germania soffre e i prezzi del TTF volano (+30%). Ecco perché la prossima estate sarà costosa quanto l’inverno.

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L’Europa si sta affacciando a una primavera che promette di essere decisamente più “salata” del previsto. Ci troviamo di fronte a una combinazione tossica per i mercati energetici: livelli di stoccaggio in rapida discesa e un’ondata di freddo più intensa di quanto i modelli meteorologici avessero preventivato. La sicurezza ostentata da Bruxelles nei mesi scorsi si sta scontrando con la dura realtà della fisica e della logistica.

I numeri della crisi: scorte in picchiata

La situazione è cambiata drasticamente nel giro di poche settimane. Se guardiamo ai dati, al 1° novembre 2025 l’Europa poteva contare su 87,4 miliardi di metri cubi (bcm) di gas. Pochi? Molti? Sicuramente 14 bcm in meno rispetto all’anno precedente. Ma è stato l’arrivo del 2026 a dare il colpo di grazia alla tranquillità dei mercati.

Al 1° gennaio, le scorte erano già scese a 64,9 bcm. Poi è arrivato il gelo. Entro il 13 gennaio, il volume è crollato a 55,4 bcm, ampliando il gap rispetto al 2025 a 14 bcm. Questo “buco” nelle riserve spiega perfettamente perché i mercati siano nervosi. I futures sul TTF (Title Transfer Facility), il riferimento olandese per il prezzo del gas, sono schizzati di oltre il 30% nella settimana chiusa il 16 gennaio.

Non è solo colpa del meteo. Come nota Citi, il movimento è stato amplificato dalla finanza: i fondi di investimento, presi in contropiede, hanno dovuto chiudere le loro posizioni ribassiste (short) in fretta e furia, alimentando ulteriormente il rialzo.

La Mappa delle Riserve: Italia virtuosa, Germania in affanno

Di seguito riportiamo la situazione delle riserve europee aggiornata (basata sui dati visivi disponibili), che mostra una situazione a macchia di leopardo preoccupante per il cuore industriale dell’Europa.

PaeseVolume Totale (TWh)Livello di Riempimento (%)
Italia129.90463,88%
Germania104.18141,48%
Ucraina70.01521,86%
Austria53.42653,01%
Francia51.30940,81%
Paesi Bassi50.15534,76%
Ungheria33.93249,91%
Rep. Ceca26.35856,02%
Polonia26.19472,14%
Spagna22.04261,52%

Come si evince, mentre l’Italia mantiene un livello di sicurezza decoroso (quasi il 64%), con volumi che sono i più alti in Europa, la Germania e la Francia viaggiano su livelli pericolosamente vicini al 40%, rendendole molto più esposte a shock di breve periodo. Finirà che l’Italia dovrà trasferire gas.

Matematica del freddo e scenari futuri

L’impatto del clima sui consumi è brutalmente lineare. Secondo gli analisti, per ogni grado in meno tra 0 e 5 °C, la domanda europea sale di 3,3 bcm al mese. Se febbraio e marzo 2026 dovessero replicare il gelo del 2018 (la famosa ondata “Burian”), potremmo arrivare a fine marzo con le riserve ridotte al lumicino: tra il 15% e il 20% della capacità.

Non rischiamo di rimanere completamente a secco a livello continentale, sia chiaro. Ma il rischio, come sottolinea l’Oxford Institute for Energy Studies (OIES), è locale. I colli di bottiglia nelle infrastrutture significano che il gas non fluisce istantaneamente dove serve. La Francia, in particolare, è l’osservata speciale se il freddo dovesse persistere.

Le colpe di una strategia rilassata

Perché ci troviamo qui? Semplice: dopo il panico del 2022, l’UE aveva imposto stoccaggi pieni al 90%. Ma sentendosi sicura grazie al GNL e alla diversificazione, Bruxelles ha permesso un allentamento delle regole per il 2025, lasciando fare al “mercato”. Risultato? Gli operatori hanno risparmiato sui costi di stoccaggio, accettando rischi maggiori. Ora il conto viene presentato sotto forma di volatilità.

L’offerta sta reggendo grazie al GNL, le cui importazioni sono salite del 30% nel quarto trimestre 2025, compensando il calo dei gasdotti. Tuttavia, la vera sfida sarà l’estate. Per tornare all’80% di stoccaggio entro il prossimo inverno, dovremo comprare massicciamente sul mercato globale, in diretta concorrenza con l’Asia.

Il mercato lo sa, e infatti si verifica un’anomalia: i prezzi per l’estate 2026 sono più alti di quelli dell’inverno successivo. È la paura di non riuscire a riempire i serbatoi. A tutto questo si aggiunge l’incognita geopolitica: una scintilla in Medio Oriente (Iran-Israele) potrebbe spingere il TTF verso i 42 €/MWh in un batter d’occhio. L’era dell’energia a basso costo, purtroppo, non è ancora tornata.

Domande e risposte

Perché i prezzi del gas stanno aumentando se non siamo ancora a zero riserve?

I mercati finanziari anticipano il futuro. L’aumento del 30% dei futures TTF riflette il timore che un febbraio molto freddo possa prosciugare le riserve a livelli critici (sotto il 20%) entro marzo. Inoltre, molti fondi speculativi avevano scommesso sul ribasso dei prezzi (short) e, colti di sorpresa dal freddo, hanno dovuto ricomprare velocemente i titoli, accelerando involontariamente la salita delle quotazioni.

L’Italia rischia di rimanere senza gas quest’inverno?

È altamente improbabile. Come mostra la tabella dei dati, l’Italia si trova in una posizione di relativo vantaggio rispetto ai partner europei, con riserve piene al 63,88% (contro il 41% della Germania). Il rischio maggiore non è la mancanza fisica della molecola nel nostro Paese, quanto l’aumento dei costi in bolletta derivante dalle tensioni sul mercato internazionale, che colpiscono indistintamente tutti gli hub europei.

Cosa succederà la prossima estate? I prezzi scenderanno?

Paradossalmente, l’estate potrebbe non portare il solito sollievo sui prezzi. Poiché finiremo l’inverno con riserve molto basse (forse intorno ai 22 bcm), da aprile in poi ci sarà una corsa frenetica per riempire nuovamente gli stoccaggi. Questo richiederà enormi acquisti di GNL (Gas Naturale Liquefatto), mantenendo alta la domanda e sostenendo i prezzi anche nei mesi caldi. Il mercato prevede già un’estate “cara”.

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