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Energia

Gas, la grande corsa continua: Total ed Eni ci riprovano in Libano, sperando vada bene

Gas nel Mediterraneo: dopo il flop, Total ed Eni ci riprovano. Ecco dove trivellano. Nuovo accordo in Libano per il Blocco 8. Le major tornano a caccia di idrocarburi, alla faccia della transizione green.

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Nonostante la narrazione ufficiale continui a spingere sull’acceleratore delle rinnovabili a tutti i costi, la realtà industriale va da un’altra parte. E ci va correndo. TotalEnergies, il colosso francese, ha appena firmato un accordo strategico con il Libano per ottenere un permesso di esplorazione offshore nel Mediterraneo orientale. E non sono soli: della partita fanno parte anche la nostra Eni e QatarEnergy.

L’accordo riguarda il Blocco 8, situato immediatamente a ovest del Blocco 9. Se vi state chiedendo perché questi dettagli geografici siano importanti, la risposta è semplice: nel Blocco 9 Total aveva già trivellato nel 2023. Il risultato? Un buco nell’acqua, letteralmente e metaforicamente. Il pozzo “Qana” non ha dato i risultati sperati.

Blocco 8, fonte Totalenergies

Tuttavia, Patrick Pouyanné, CEO di TotalEnergies, non si è perso d’animo. In una dichiarazione che trasuda pragmatismo, ha confermato l’impegno a proseguire le attività esplorative: “Ora concentreremo i nostri sforzi sul Blocco 8, insieme ai nostri partner Eni e QatarEnergy”. La ripartizione delle quote è chiara: TotalEnergies (operatore) al 35%, Eni al 35% e QatarEnergy al 30%.

Il ritorno al reale (e al fossile)

Ma c’è un dato macroscopico che merita di essere inquadrato correttamente. TotalEnergies, come molte altre “supermajor” dell’energia, sta silenziosamente — ma inesorabilmente — tornando all’esplorazione di idrocarburi, dopo anni di mea culpa ecologici e tentativi di sviluppare soluzioni di energia pulita che, evidentemente, non garantiscono ancora la stabilità e i margini necessari.

Pouyanné ha dichiarato apertamente di aver “ricaricato il portafoglio di esplorazione acquisendo permessi nel Golfo degli Stati Uniti, in Malesia, in Indonesia e in Algeria” nel secondo trimestre del 2025. Ma non dovevamo essere tutti “Net Zero” a breve? Evidentemente, la domanda globale di energia reale se ne infischia delle scadenze burocratiche di Bruxelles. Oltre al Libano, Total sta sviluppando risorse al largo del Suriname e in Namibia.

L’ultima spiaggia per il Libano?

Per il Libano, questa non è solo una questione industriale, ma di pura sopravvivenza economica. Il Paese dei Cedri spera che la sua zona offshore nasconda il prossimo grande giacimento del Mediterraneo, sulla scia del Leviathan in Israele o di Zohr in Egitto.

Levant Basin Area

Non dimentichiamo che Cipro e Libano condividono il Levant Basin Province, un bacino che secondo uno studio USGS del 2010 potrebbe contenere circa 1,7 miliardi di barili di petrolio e 122 trilioni di piedi cubi di gas. Per un Libano in bancarotta, schiacciato da una crisi economica devastante, trovare il gas significherebbe trovare un bancomat sul fondale marino.

La firma dell’accordo di demarcazione marittima con Cipro alla fine dello scorso anno ha spianato la strada. Ora tocca alle trivelle. Resta da vedere se la geologia sarà più clemente della politica, e se queste risorse serviranno davvero a risollevare il popolo libanese o a ingrassare le solite dinamiche di potere locali.


Domande e risposte

Perché insistere dopo il fallimento del pozzo precedente? L’esplorazione petrolifera è un gioco di probabilità e pazienza. Il fatto che il pozzo nel Blocco 9 fosse asciutto non significa che l’area adiacente (Blocco 8) lo sia. Le compagnie come Eni e Total basano le loro decisioni su complessi dati sismici che indicano ancora un alto potenziale geologico nella regione, simile a quello dei ricchi giacimenti israeliani ed egiziani vicini.

Qual è l’impatto economico reale per il Libano? Potenzialmente enorme, ma non immediato. Se venisse scoperto un giacimento commercialmente viabile, il Libano potrebbe passare da stato fallito a esportatore di energia. Tuttavia, tra la scoperta e la prima estrazione passano anni. Nel breve termine, l’accordo porta investimenti diretti e un segnale di fiducia internazionale, ma non risolve la crisi di liquidità attuale.

Questo significa che la transizione ecologica è finita? Non è finita, ma sta subendo un forte “bagno di realtà”. Le grandi compagnie energetiche (Eni, Total, Shell) stanno tornando a investire pesantemente nell’upstream (esplorazione) perché la domanda mondiale di gas e petrolio resta alta e le rinnovabili non sono ancora sufficienti a coprire il carico di base. È la vittoria del mercato sull’ideologia.

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