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Gas Europeo: scorte agli sgoccioli e la “scommessa” del GNL. La Germania rischia il congelamento (industriale)?
L’inverno non è ancora finito, ma le scorte di gas in Europa, e soprattutto in Germania, stanno scendendo a livelli che iniziano a preoccupare gli analisti. Tra curve dei prezzi “piatte” e la speranza riposta nelle navi metaniere, ecco perché Berlino guarda con ansia al termometro di marzo.

Se pensavate che la crisi energetica fosse un ricordo sbiadito del 2022, è meglio che diate un’occhiata ai dati recenti. Mentre i mercati sembrano mantenere una calma apparente, nei centri studi delle banche d’affari lampeggiano alcune spie rosse. Commerzbank, per voce dell’analista Thu Lan Nguyen, ha lanciato un avvertimento che non può essere ignorato: i livelli di stoccaggio del gas in Germania e nell’UE sono insolitamente bassi.
La combinazione è da manuale di “tempesta perfetta”: consumi in aumento, stoccaggi in rapida discesa e una curva dei prezzi forward che non sembra prezzare adeguatamente il rischio immediato.
Il Baratro del 20%: La Germania osserva il vuoto
Il ritmo di svuotamento delle riserve è allarmante. Secondo le proiezioni attuali:
- Le riserve di gas a livello UE potrebbero crollare sotto il 20% entro la fine dell’inverno.
- In Germania, la situazione è ancora più tesa: questa soglia critica potrebbe essere infranta già nell’ultima settimana di febbraio.
Per darvi un metro di paragone, stiamo rischiando di avvicinarci ai minimi storici del 2018, quando si toccò il fondo del 14%. Ma non è tutto. Gli esperti dell’EWI (Institute for Energy Economics) di Colonia hanno rincarato la dose con uno scenario da brividi: se un’ondata di freddo dovesse inaspettatamente prolungarsi fino alla fine di marzo, le scorte potrebbero scendere sotto il livello di sicurezza del 10%.
La strategia della “speranza”: GNL e Importazioni
Come siamo arrivati qui? E soprattutto, qual è il piano B? La risposta dell’Europa è affidata quasi interamente alla flessibilità delle importazioni. Per evitare il collasso del sistema (il fatidico “sotto zero” tecnico), l’UE dovrebbe aumentare drasticamente l’utilizzo della sua capacità di importazione:
- Livello attuale di utilizzo: circa 55%.
- Livello necessario in caso di freddo prolungato: 90%.
Un salto acrobatico non indifferente, considerando che storicamente a marzo i prelievi tendono a rallentare grazie al clima più mite. Ma, come sappiamo, il meteo non obbedisce ai fogli Excel, mente, soprattutto, solo il 30% dei
Il ruolo del GNL: Salvatore o miraggio?
La buona notizia, se così vogliamo chiamarla, è che la capacità di importazione di GNL (Gas Naturale Liquefatto) è destinata a crescere di un ulteriore 2% quest’anno. A differenza del rigido gas via tubo, il GNL ha il vantaggio della flessibilità: si compra sul mercato globale e la nave arriva dove serve (e dove pagano meglio).
Secondo l’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia), l’offerta di GNL dovrebbe aumentare di un sostanzioso 7% quest’anno. Questo eccesso di offerta spiega perché la curva dei prezzi futuri (forward curve) rimane piatta invece di impennarsi come in passato: il mercato scommette che ci sarà gas per tutti.
Le conseguenze: Chi paga il conto?
Qui sta il paradosso e il rischio economico. Se gli stoccaggi dovessero toccare livelli critici, i fornitori europei sarebbero costretti a una corsa disperata sul mercato spot, acquistando gas a qualsiasi prezzo pur di garantire la pressione nelle tubature. La Germania non si è neanche coperta con contratti a lungo termine, che avrebbero, se non altro, garantito prezzi stabili.
E se il gas non bastasse? Commerzbank è chiara:
“Sarebbero necessarie restrizioni sui consumi”.
Tradotto dal linguaggio bancario a quello reale: razionamenti. E poiché la politica tende a proteggere le famiglie (gli elettori) al freddo, a farne le spese sarebbe ancora una volta l’industria, costretta a fermare i macchinari. Un colpo che la manifattura tedesca, già non in splendida forma, faticherebbe a incassare.
In sintesi: ci stiamo affidando alla clemenza di marzo e alle navi che arrivano dal mare. Una strategia energetica che somiglia sempre più a una scommessa al casinò, dove la posta in gioco è la produzione industriale del continente.







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