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Fumo nero su Riyadh: colpita la raffineria Aramco mentre i sauditi preparano l’attacco totale agli Houthi
Satelliti NASA registrano fiamme e fumo nero sull’impianto Aramco da 130.000 barili a Riyadh, mentre Riad prepara l’offensiva a Bab al-Mandeb: il petrolio rischia una nuova fiammata.

Una densa colonna di fumo nero si alza sopra l’impianto Aramco di Riyadh, mentre i satelliti della NASA registrano picchi termici anomali proprio nel cuore energetico della capitale saudita. Il tempismo è notevole: mentre la vulnerabilità dei 130.000 barili giornalieri della raffineria riaccende l’incubo di interruzioni alle forniture, indiscrezioni confermano che la monarchia saudita è pronta a scatenare un’offensiva su vasta scala contro i ribelli Houthi nello Yemen. Il Golfo è a un passo dall’incendio generalizzato.
I rilevamenti del sistema satellitare FIRMS della NASA hanno evidenziato una traccia termica VIIRS insolitamente intensa sull’impianto di raffinazione della capitale. Dai canali OSINT circolano filmati di esplosioni attribuite a droni yemeniti, sebbene Riad mantenga per ora un silenzio prudente. Non si tratta di un impianto qualsiasi: la raffineria rifornisce direttamente il bacino di consumo di Riyadh e la rete di carburanti per i trasporti interni.
Overnight, Houthi forces struck the Aramco Oil facility in Riyadh, Saudi Arabia, with ballistic missiles.
Satellite imagery shows a large plume of smoke originating from the refinery, engulfing several areas of northern Riyadh.
At its peak, at around 10:00 local time (07:00… pic.twitter.com/QF8PAiJgAe
— Open Source Intel (@Osint613) October 3, 2026
Dietro la cortina fumogena si muovono le diplomazie militari. Secondo quanto rivelato da Axios, i vertici sauditi hanno dato il via libera a un’operazione combinata: truppe governative yemenite sul terreno e copertura aerea di Riad. L’obiettivo primario è strappare agli Houthi il controllo della costa del Mar Rosso e liberare lo snodo vitale di Bab al-Mandeb, da cui transita una quota consistente del commercio marittimo globale.
Unconfirmed footage showcasing ongoing fires inside Saudi ARAMCO Riyadh Refinery, Riyadh Province, Saudi Arabia. Unusual VIIRS thermal hits with increased intensity are observed across the refinery on NASA FIRMS satellite imagery. https://t.co/0GF1rCFoqV pic.twitter.com/Aow3HglPgh
— Hexagone Intel (@osinthexagone) October 3, 2026
Il ministro della Difesa saudita, Khalid Bin Salman, ha cercato l’appoggio diretto del segretario alla Difesa USA Pete Hegseth, chiedendo incursioni aeree americane. Washington, tuttavia, ha risposto con cautela diplomatica: niente interventi cinetici immediati. Ma il disimpegno potrebbe durare poco. Donald Trump ha ribadito che, passata la tornata delle elezioni di metà mandato, una campagna di bombardamenti contro Teheran tornerebbe pienamente sul tavolo.
A complicare il quadro c’è la scadenza fissata dalla Repubblica Islamica. Come ha fatto notare il politologo Robert Pape dell’Università di Chicago, il primo ottobre è scaduto l’ultimatum di 45 giorni imposto dall’Iran per revocare il blocco navale ai suoi porti. L’orologio è arrivato a zero, e la risposta asimmetrica per procura sembra già in corso.
Questo attacco viene a ulteriormente limitare, se efficace, la disponibilità di carburanti raffinati, colpendo una delle principali raffinerie saudite. Se si realizzeranno anche gli attacchi sauditi contro obiettivi nello Yemen probabilmente vedremo un incremento delle reazioni dei ribelli con nuovi attacchi a infrastrutture di Ryadh. Difficilmente la nuova offensiva in preparazione sarà in grado di ottenere risultati definitivi contro combattenti numerosi ed abituati alla guerra di montagna.







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